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Thursday, March 29, 2012

Salvatore "Turridu" Macca, Canziria

Speranza

fichidindia della Canziria,

Salvatore Macca

Speranza


CAVALLERIA RUSTICANA (approfondimento)

"Cavalleria rusticana" è la storia di Salvatore ("Turiddu", "Turridu") Macca, un contadino siciliano, figlio della gna’ Nunzia.

Prima di partire per il militare era fidanzato con Lola.

Durante la sua assenza, Lola si è fidanzata con Alfio, un ricco carrettiere: che «ha quattro muli in stalla».

La madre di Turiddu invece è stata costretta a vendere la loro unica mula.

Un giorno Salvatore "Turiddu" Macca rincasando incontra finalmente Lola la quale gli spiega che sta per sposare Alfio.

Salvatore "Turiddu" Macca, che in un primo momento era tutto fiero della sua divisa e provava un grande amore per Lola, quando incontra l’indifferenza di lei si sente ferito e umiliato.

Salvatore "Turiddu" Macca allora, roso dalla gelosia e dalla delusione, decide di vendicarsi seducendo Santa che abita di fronte la casa di Alfio.

Il padre di Santa Cola, Massaro Cola, è vignaiolo e Salvatore "Turiddu" Macca comincia a lavorare come operaio nella sua vigna, riuscendo così ad avvicinarsi a Santa Cola.

Presto viene cacciato da Cola e Santa, di sera, gli apre la finestra per poter chiacchierare con lui.

Mentre Santa Cola si innamora di Salvatore "Turridu" Macca, la gelosia di Lola aumenta.

Quest’ultima, approfittando dell’assenza del marito, decide di invitare Salvatore "Turiddu" Macca a casa sua.

Santa Cola se ne accorge e, sentendosi tradita, decide di raccontare quello che ha visto ad Alfio.

Alfio, turbato dall’ offesa, sfida a duello Salvatore "Turiddu" Macca.

I due uomini si affrontano, armati di solo coltello, in un duello straziante e sanguinoso che si conclude con la morte di Salvatore "Turiddu" Macca.

Possiamo dire dunque che tutti i sentimenti provati dai protagonisti sono grezzi e appassionati e ritornano più volte.

Sono i motori del melodrama e ritmano psicologicamente la storia dall’inizio alla fine e sono questi sentimenti:

l’amore – l’invidia – la gelosia – il desiderio di vendetta – il dolore…

che consentono al pubblico di identificarsi meglio con i personaggi.


SEQUENZE DELLA NOVELLA:

Il melodramma può essere suddivisa in otto sequenze:
1)

Salvatore "Turiddu" Macca torna
dal servizio militare e viene a conoscenza del fatto che Lola sta per sposare Alfio.

2) Incontro tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca: addio tra i due.

3) Salvatore "Turiddu" Macca corteggia Santa Cola per ripicca.
4)
Partenza di Alfio, Lola diventa l’amante di Salvatore "Turiddu" Macca.

5) Ritorno di Alfio, Santa Cola lo informa della relazione tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca.

6) Alfio e Salvatore "Turiddu" Macca decidono di sfidarsi a duello per regolare la questione.

7) Salvatore "Turiddu" Macca dice addio alla madre.

8) Uccisione di Salvatore "Turiddu" Macca.


ANALISI DEL CONTENUTO:

I personaggi della novella costituiscono un complesso triangolo amoroso, elemento canonico di "Vita dei campi", dove è sempre presente un dominatore, sia sul piano affettivo sia sul piano economico–sociale, il quale assume la funzione risolutiva dell’intreccio, riuscendo a sbloccare una situazione cristallizzatasi nella pseudo-normalità del tradimento e determinandone una conclusione tragica.

I personaggi sono classificabili in tre tipi fondamentali in base alla loro connotazione economica–sociale:

il dominatore, il personaggio di raccordo e il vinto.

Il personaggio dominatore di questa novella è "Alfio",
uomo disinteressato in quanto al vertice della società e motivato sul piano degli affetti da un’autentica spinta amorosa.

Il ruolo di personaggio di raccordo, che è il più ambiguo in quanto si trova ad essere socialmente in posizione intermedia, è in questo caso ripartito tra "Lola" e "Santa Cola" (anche se quest’ultima rientra nella categoria dei DOMINATORI quando è associata al padre, Massaro Cola);

il vinto, il meno rilevato economicamente e socialmente, è Salvatore "Turiddu" Macca.

L’andamento del melodramma segue una traccia prettamente teatrale, passando da un momento iniziale di, per così dire, commedia per approdare infine a un tragico epilogo.

Commedia perché vi sono parecchi dialoghi di corteggiamento tra Salvatore "Turiddu" Macca e Santa Cola prima e tra Salvatore "Turiddu" Macca e Lola poi, dialoghi molto briosi, vivaci, ricchi di espressioni tipiche del parlato.

Nella seconda parte, invece, il tono e il ritmo è quello della tragedia
e qui Verga realizza l’avvicinamento di sequenze omettendo
i segmenti diegetici di connessione.

Questo accade laddove l’autore collega i due addii,
quello di Salvatore "Turiddu" Macca alla madre e quello di Alfio a Lola, condensandoli in una serie di frasi ininterrotte e inserite in una sola unità spazio–temporale, come alle linee 148 e seguenti:

*******************************************

“Mamma, le disse Turiddu,

vi
rammentate quando sono
andato soldato, che credevate
non avessi a tornar più?

Datemi
un bel bacio come allora,

perché
domattina andrò lontano … Oh?

Gesummaria!

Dove
andate con quella furia?

Piagnucolava Lola
sgomenta,

mentre suo marito
stava per uscire.

Vado qui
vicino,

rispose, compar Alfio,

ma per
te sarebbe meglio che
io non tornassi più”.


Punto di svolta tra commedia e tragedia è l’invito di Lola a Salvatore "Turiddu" Macca, una sorta di compensazione del primo mancato saluto al reduce: (linee 100-104)

E così, compare Turiddu, gli amici vecchi non si salutano più?

Ma sospirò il giovanotto, beato
chi può salutarvi!

Se avete intenzione di salutarmi, lo sapete dove sto di casa!

Rispose Lola.

Turiddu tornò a salutarla così spesso che Santa se ne avvide…la svolta è impressa e la parola chiave è proprio «saluto» che nel testo ricorre ben quattro volte.

Quel saluto dal balcone non può essere visto
come un gesto salutifero di una Beatrice stilnovista,

ma
è anticipazione di quella rovina che sarà conseguenza dell’adulterio.

Si potrebbe ricondurre a un momento tipicamente teatrale anche la, decisiva, delazione di Santa Cola ad Alfio così alle linee 118-123:

Avete ragione di portarle dei regali, gli disse la vicina Santa, perché mentre voi siete via vostra moglie vi adorna la casa!

Compare Alfio era di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in tal modo di sua moglie cambiò di colore come se l’avessero accoltellato.

Santo diavolone!

Esclamò, se non avete visto bene, non vi lascerò gli occhi per piangere!

A voi e a tutto il vostro parentado! ,

la quale delazione può essere assimilata ai resoconti dei vari messaggeri della tragedia greca.

Altro tema presente nella novella è quello del viaggio.

Il viaggio di Salvatore "Turiddu" Macca per la coscrizione militare ha rappresentato una rottura irreparabile, questo lo si percepisce dai gesti e dagli atteggiamenti che Salvatore "Turiddu" Macca assume una volta tornato a casa.

Così alle linee 6-8:

Egli aveva portato anche una pipa col re a cavallo che pareva vivo, e accendeva gli zolfanelli sul dietro dei calzoni, levando la gamba, come se desse una pedata.

Uscito dal cerchio magico del villaggio, il figlio della gna’ Nunzia ha rotto una nicchia antropologica e culturale entro cui non potrà più rientrare.

La parola chiave del destino di Salvatore "Turiddu" Macca è la lontananza, basti osservare le linee 27-29:

E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!

La lontananza, per chi è cresciuto in un villaggio, può essere vista come un non-luogo (anche Luca Malavoglia va a morire a Lissa combattendo contro i nemici), non conosciamo il paese dove Salvatore "Turiddu" Macca è andato a fare il militare, ma basta questo periodo di lontananza per far sì che anche la sua piccola patria perda il suo nome così alle linee 42-44:

..che Dio sa quante lagrime ci ho pianto dentro
nell’andar via lontano tanto che si
perdeva persino il nome del nostro paese.

Andando lontano, Salvatore "Turiddu" Macca ha perduto per sempre la sua patria, senza trovarne una nuova.

Quando saluta la madre, egli richiama alla memoria la partenza per il servizio militare, in vista di una nuova partenza che allude a un altro luogo questa volta definitivo: (linee 148-150)

Mamma, le disse Turiddu, vi rammentate
quando sono andato soldato, che
credevate non avessi a tornar più? Datemi
un bel bacio come allora, perché
domattina andrò lontano. Compare Alfio
si congeda in ben altro modo
da Lola:

(linee 154-157)

Oh! Gesummaria!
Dove andate con quella furia?
Piagnucolava Lola sgomenta, mentre suo marito stava per uscire.

Vado qui vicino, rispose compar Alfio, ma
per te sarebbe meglio che io non tornassi più.

Alfio
contempla la possibilità di non tornare più; ma,
rimasto entro l’universo mentale del villaggio, egli sa di andare «vicino» ai fichidindia della
Canziria, per compiere
il rito previsto dalla legge dell’onore.

Il lontano cui allude Salvatore "Turiddu" Macca nell’addio alla madre indica un luogo senza ritorno.

Siamo pienamente dentro la fase epico-tragica cui ho accennato all’inizio, sicchè i presagi di morte vengono disseminati fino al crescendo finale, quando Salvatore "Turiddu" Macca, accecato, grida con forte teatralità «son morto» prima ancora di essere ammazzato.

Il bacio chiesto da Salvatore "Turiddu" Macca alla madre è senza dubbio quello di un commiato definitivo che va a contrapporsi al bacio di sfida, che Salvatore "Turiddu" Macca e Alfio si scambiano.

Il bacio di sfida ricorda molto da vicino il celebre bacio di Giuda.

Nel melodramma, Verga è molto attento all’uso dei colori.

Il bianco e il rosso sono colori assai ricorrenti e vengono utilizzati per esprimere i sentimenti dei personaggi.

Lola alla linea 18, alla vista di Turiddu, in seguito al ritorno dal pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, non si fa "né bianca né rossa", alla riga 98, nel colloquio fra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca, viene introdotta una variante.

Al posto dell’usuale aggettivo «bianca» Verga utilizza «pallida».

Quest’ultimo passo viene posto a contrasto con il colore del volto di Santa Cola corteggiata da Salvatore "Turiddu" Macca.

Al riguardo si vedano le righe 76-77:

Ella, per non farsi rossa, gli tirò un ceppo che aveva sottomano, e non lo colse per miracolo.

Pallido deve essere il colorito assunto da Alfio, quando ascolta la delazione di Santa Cola, nonostante Verga si limiti a dirci che il carrettiere cambiò colore.

Basti osservare le righe 120-122:

Compare Alfio era uno di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in quel modo di sua moglie cambiò colore come se l’avessero accoltellato.

Il rosso è simbolo della passione e del sangue, mentre il bianco, enfatizzato dal pallore, è simbolo di morte.

Rossa è Santa Cola che è innamorata, bianco-rossa Lola che è portatrice di passione e di rovina, bianco-pallido sembra essere Alfio, l’omicida.

Vi è poi un colore che non si associa a un sentimento, ma si lega alla roba posseduta da Alfio e, in seguito al matrimonio, anche da Lola.

Si tratta dell’oro il quale metonimicamente indica il denaro, la ricchezza, così alle righe 46-48:

La gna’ Lola si maritò col carrettiere; e la domenica si metteva sul ballatoio, colle mani sul ventre per far vedere tutti i grossi anelli d’oro che le aveva regalati suo marito.

I personaggi del melodramma, mossi, come si capisce bene, da potenti passioni non mancano tuttavia di invocare più volte Dio e di ricercare un contatto con la dimensione del sacro, aspirazione a un ideale che contrasta in modo significativo con i meccanismi del loro mondo, dominato dalla legge della roba.

Vediamo qualche esempio: le prime parole che Alfio pronuncia in seguito alla rivelazione di Santa

«santo diavolone»

fanno eco alla prima reazione di Salvatore "Turiddu" Macca appena dopo aver saputo che Lola sta per sposare Alfio, al riguardo si vedano le linee 11-12

Dapprima Turiddu come lo seppe,
santo diavolone! Voleva trargli fuori
le budella dalla pancia.

Una persistente idolatria cristiana si può notare nei gesti e nel linguaggio di Lola.

Nel suo pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, nel modulo fraseologico con cui risponde alla domanda di Salvatore "Turiddu" Macca a riguardo si vedano le righe 23-26:

A me mi hanno detto delle altre cose ancora! Rispose lui. Che è vero che vi maritate con compare Alfio il carrettiere? Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto oppure alle righe 158-160 laddove Lola, appena appresa la notizia dell’imminente partenza di Alfio, stringe sulle labbra il rosario che le aveva portato fra Bernardino dai Luoghi Santi e recita molte avemarie.

Oppure ancora alle righe 108-109: Domenica voglio andare a confessarmi chè stanotte ho sognato dell’uva nera, disse Lola. un’altra figura femminile della novella che dice Dio è Santa Cola (linee 69-70):

Avete paura che vi mangi?

Paura non ho né di voi né del vostro Dio, mentre Salvatore "Turiddu" Macca dice «santo» (linee 63-64)

Voi ne valete cento delle Lole, e conosco uno che non guarderebbe la gna’ Lola, né il suo santo, quando ci siete voi; con Dio, Turiddu
ci va piano, egli ha avuto il coraggio di negare che Lola onori davvero Dio, ritenendo che la fanciulla invochi Dio come testimone della sua sofferenza: (linee 25-29)

Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto. La volontà di Dio la fate con il tira e molla come vi torna conto!

E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!.

Nel testo del melodramma vi sono numerosi rimandi temporali che ci fanno capire in che periodo dell’anno è ambientato il racconto.

Il primo alle linee 128-130 Salvatore "Turiddu" Macca, adesso che era tornato il gatto, non bazzicava più di giorno per la stradicciuola, e smaltiva l’uggia all’osteria, con gli amici.

E la vigilia di Pasqua avevano sul desco un piatto di salsiccia; che la Pasqua si stesse avvicinando, l’avevamo appreso anche da Lola alle linee 108-112:

Domenica voglio andare a confessarmi, chè stanotte ho sognato dell’uva nera disse Lola. Lascia stare! Lascia stare! Supplicava Turiddu.
No, ora che si avvicina la Pasqua, mio marito lo vorrebbe sapere il perché non sono andata a confessarmi.

In questa porzione di testo l’uva assume significati simbolici di eros/rigenerazione e di sangue/espiazione e sembra che qui Verga voglia alludere alla favola esopiana (linea 66)

La volpe quando all’uva non ci potè arrivare…; collegata all’uva è la
vigna venduta dalla madre di Salvatore "Turiddu" Macca e quella di massaro Cola, il padre di Santa Cola, dove Salvatore "Turiddu" Macca entra come contadino e in quell’ultima cena consumata da Salvatore "Turiddu" Macca e dai suoi amici all’osteria, l’uva ritorna sottoforma di vino.

Questa "Ultima Cena" allude per antifrasi all’ultima cena evangelica, grazie alla presenza non solo del vino, ma anche del calice.

La cena, intrapresa con gli amici, viene consumata a metà, così alle linee 136-137:

Salvatore "Turiddu" Macca da prima gli aveva presentato il bicchiere, ma compare Alfio lo scansò con la mano.

Quella che si consumerà all’alba non sarà la domenica della Pasqua di resurrezione, bensì una Pasqua di morte, un luttuoso venerdì santo.

****************

Anche il *vero* nome di Salvatore "Turiddu" Macca, "Salvatore", in questo contesto allusivo assume l’amaro valore di "nomen omen" rovesciato.

La sera che segue l’ultima cena, Salvatore "Turiddu" Macca sembra disposto a bere il suo calice di amarezza.

In quel «lontano», infatti non c’è solo il presagio di un esito mortale, ma c’è la disponibilità a morire e a espiare la propria colpa (linee 161-167).

Compare Alfio, cominciò Salvatore "Turiddu" Macca dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi.

Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.

Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore le parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.

L’apparizione della madre sconvolge le certezze di Salvatore "Turiddu" Macca, l’unico personaggio in cui la legge del villaggio e la legge dell’onore, entra in conflitto con un’altra legge: quella degli affetti.

Un altro tema assai importante all’interno del melodramma è il rapporto che il protagonista ha con la madre.

La prima evocazione della madre, nelle parole di Salvatore "Turiddu" Macca a Lola, avviene all’insegna della roba: (linee 37-40):

E’ giusto, rispose Turiddu; ora che sposate compare Alfio, che ci ha quattro muli in stalla, non bisogna farla chiacchierare la gente.
Mia madre invece, poveretta, la dovette vendere la nostra mula baia, e quel pezzetto di vigna sullo stradone, nel tempo che ero soldato.

La seconda evocazione della madre fa scaturire il proposito di Salvatore "Turiddu" Macca: la sera era disposto a morire, ora è deciso ad ammazzare Alfio; osserviamo le linee 161-167:

Compare Alfio, cominciò Turiddu dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi. Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.

Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.

Qui Salvatore "Turiddu" Macca non invoca la legge della roba; egli non deve battersi per la povertà della vecchierella, che è stata costretta a vendere la mula baia e quel pezzetto di vigna, né per non lasciarla sola, ma per non farla piangere; perciò egli torna a invocare, sia pur per inciso, quel Dio che Alfio non nomina mai.


Concentriamoci ora sul finale della novella dalla linea 172 alla 176:

Ah! Compare Turiddu! Avete proprio intenzione di ammazzarmi! Si, ve l’ho detto; ora che ho visto la mia vecchia nel pollaio, mi pare di averla sempre innanzi agli occhi.

Apriteli bene gli occhi! Gli gridò compare Alfio, che sto per rendervi la buona misura.

Salvatore "Turiddu" Macca ribadisce la ragione della sua decisione, la giustificazione del suo battersi.

Egli non obbedisce alla legge dell’onore, ma alla legge degli affetti (in questo caso all’affetto per la madre), non vuol far piangere la sua vecchierella, che ora ha sempre davanti agli occhi come gli è apparsa nel pollaio: siamo nella sfera più profonda degli affetti e degli umani sentimenti, laddove la roba non c’entra più.

Non è forse casuale che il gesto con cui Alfio neutralizza l’avversario preparandone la morte sia carico di significati mitici e simbolici.

Egli ha davanti Salvatore "Turiddu" Macca con il fantasma della madre impresso negli occhi e questi sono ripresi alle linee 174-175 in una sorta di cobla capfinida.


Una terza volta, l’evocazione della madre compare a fine novella:

Turiddu annaspò un pezzo di qua e di là fra i fichidindia e poi cadde come un masso.

Il sangue gli gorgogliava spumeggiando nella gola, e non potè profferire nemmeno:

Ah! Mamma mia!; più
che un’esclamazione potremmo pensare, in
un primo momento, a

un’espressione priva di significato, all’equivalente
fraseologico di un amen per esprimere la repentinità del
trapasso, ma l’abbozzo autografo ci
documenta che l’ultimo pensiero del moribondo era davvero per
l’anziana madre:

Ah! la mia povera vecchia! gemette (spscr. a esclamò).



ANALISI LINGUISTICA:

Questo melodramma presenta caratteri decisamente realistici tanto che i lettori potrebbero facilmente inserirsi al posto dei personaggi e immaginare la scena senza essere nella stessa epoca e senza abitare nello stesso paese.

Tutto questo lo si coglie bene se ci si sofferma sulle scelte linguistiche e stilistiche adottate dall’autore.

In primo luogo, possiamo notare una forte presenza dell’oralità soprattutto nell’uso di:

bestemmie:

"santo diavolone", "cagnaccia", "per la Madonna"),

parole e frasi dialettali (

recinedda, facemu cuntu ca chioppi e scampau e la nostra amicizia finiu),

proverbi (

la volpe quando all’uva non ci potè arrivare, le chiacchiere non ne affastellano sarmenti)

la cui funzione è quella di referente stilistico, in quanto sulla fissità formulare (rime-allitterazioni-cadenze) di esso sono esemplate parecchie altre soluzioni espressive come, ad esempio, la concatenazione o ripresa, che lega i capitoli o i periodi l’uno all’altro mediante la ripresa di un termine o di un’espressione significativa.

Vediamo qualche esempio: paura (r. 69-70), tirerei (ripetuto due volte al r. 75), chiacchiere (r. 91-93-95), lascia stare (r. 110).

Vi è poi una forte insistenza sia sul termine «occhi» ripetuto nel corso del melodramma per ben nove volte e sul motivo della vista tramite l’uso del verbo "vedere" impiegato otto volte: non dobbiamo dimenticare che anche la simbologia mitica dei colori è legata alla percezione sensoriale della vista.
Tutto il testo è scritto così, nella parlata dei contadini.

Con anche dei diminutivi

come

"mantellina" (r. 5),

pezzetto ( r. 39), stradicciuola (r. 49 e 129), paroline (r. 57) e

"Turiddu" per

"Salvaturiddu".

Salvatore "Salvaturiddu" Macca ---> Salvatore "Turiddu" Macca


Con l’uso del Voi per dare del Lei, con l’uso di aggettivi possessivi e con certe espressioni emblematiche del tipo:

i monelli gli ronzavano attorno come le mosche – ricco come un maiale – vi ammazzerò come un cane.

Un’innovazione introdotta dall’autore riguarda l’uso del discorso indiretto libero il quale si distingue dal discorso diretto perché non è isolato dalle virgolette, e da quello indiretto perché non dipende da verbi del dire e del pensare.

Il passaggio dal discorso diretto all’indiretto libero comporta cambiamenti di persona (dalla prima alla terza) e di indicatori spazio-temporali (ora in allora, qui in lì) e di tempi verbali (dal presente all’imperfetto).

L’adozione dell’indiretto libero produce due risultati di grandissima importanza.

Da un lato esime il narratore da qualsiasi intervento o commento (in questa novella l’autore tende a nascondersi dietro le parole del vicinato).

Dall’altro fa emergere l’individualità dei personaggi con i propri codici di riferimento, le loro movenze stilistiche, insomma con il cosiddetto idioletto, cioè il modo di parlare di un singolo individuo in un dato momento.

Salvatore Macca -- "Cavalleria Rusticana"

Speranza

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Sociale: Il fascio littorio nell'Antica Roma





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24 nov 2007 – Verga Camillo. Zelini Ennio Giuseppe. Zucchini Valentino (medico). Nella lista di Alternativa Sociale c'era anche Bruno Lusenti, cantante molto ...



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Turridu Macca

Speranza

"Salvatore" è un prenome italiano maschile.

Salvatore Macca
Salvadore Macca
Salvadori Macca
Salavadore Macca
Salvato Macca
Salvatorino Macca
Salvatorico
Salvo Macca
Salvio Macca
Salvino Macca
Salvuccio Macca

Ipocoristici:

Barore Macca
Bobore Macca
Farori Macca
Sasà Macca
Saso Macca
Savio Macca
Rino Macca
Tato Macca
Tatore Macca
Totò Macca
Totore Macca
Toti Macca
Totino Macca
Toto

----> Torello Macca

Tore Macca
Ture Macca
Turi Macca
Turio Macca
Torino Macca
Turino Macca
Toruccio Macca

**************

Toriddo Macca
Torido Macca
Turiddo Macca
Turiddu Macca
Turido Macca
Turrido Macca
Turridu Macca
Turriddu Macca

*****************


Turuzzu Macca
Turillo Macca

Femminili: Salvatrice, Salvadora, Salvatorina, Salvatorica.
Ipocoristici: Torella, Torina.

Varianti in altre lingue [modifica]

Albanese: Sotir

Greco: Σωτήρης (Sotiris), Σωτήριος (Sotirios)

Polacco: Salwator

Portoghese: Salvador

Sardo: Sarbadore

Siciliano:

Sarbaturi
Sarbaturri
Sarbaturiddu
Sarbaturiddu
Sarbaturriddu
Sarbaturiddu

Spagnolo: Salvador
Tedesco: Salvator

Origine e diffusione

Dal nome tardo latino Salvator, che, tratto dal verbo salvare, significa letteralmente il salvatore, colui che salva.

Di chiara valenza religiosa, il nome nasce dalla traduzione del greco Σωτήρ (Soter), letteralmente Salvatore, che, nei primi ambienti cristiani, traduceva lo stesso nome di Gesù Cristo: etimologicamente, infatti, il nome Gesù deriva dall'ebraico יְהוֹשֻׁעַ (Yĕhošūa’), che, secondo tradizione, viene tradotto come Dio salva o Dio è salvezza.

In questo senso, dunque, i primi cristiani adottarono il nome Salvatore come traduzione del nome Gesù.

Largamente diffuso in ambito cristiano, questo

nome si riscontra un po' in TUTTA Italia, anche

se risulta maggiormente accentrato nel Sud e, in particolar modo, in

---> Sicilia.


Della stessa regione sono anche specifiche le varianti

Turi
Ture
Turiddu
Turridu
Turriddu
Toriddo
Torriddo

etc

e il femminile Salvatrice.

Salvatorico
Salvatorica
Tore
Barore
Bobore
Farori
Salvadori

sono tipici della Sardegna, mentre

Salvadore e
Torello, in passato, erano

maggiormente diffusi in Toscana, anche se oggi risultano praticamente scomparsi.

Secondo una stima del 2000 è il settimo nome proprio maschile più diffuso in Italia nel XX secolo.

Onomastico

L'onomastico si festeggia il 18 marzo in ricordo di

San Salvatore da Horta.

In Sicilia e nel Salento l'onomastico viene festeggiato per la festa del Corpus Domini.

Sempre in Sicilia, in Campania, in alcune zone della Puglia (ad esempio ad Andria) ed in Calabria il nome Salvatore viene riferito a Gesù Salvatore che viene festeggiato il 6 agosto in occasione della "Trasfigurazione di Gesù".

Santi e Beati

San Salvatore, sinonimo di Gesù salvatore.

San Salvatore da Horta, minorita e confessore a Cagliari.


Persone:



Voci presenti nell'enciclopedia su persone di nome "Salvatore..." Salvatore Accardo, violinista.

Salvatore (Turridu) Macca, in "Cavalleria rusticana" (Verga).


Salvatore Adamo, cantautore belga di origini italiane.
Salvatore Adduce, politico.
Salvatore Agnelli, compositore.
Salvatore Albino, scacchista del XVI secolo.
Salvatore Aldisio, politico.
Salvatore Alepus, arcivescovo.
Salvatore Amitrano, canottiere.
Salvatore Andreani, vescovo.
Salvatore Antibo, atleta.
Salvatore Aronica, calciatore.
Salvatore Auria, antifascista e partigiano.
Salvatore Aurino, astronomo e matematico.
Salvatore Avallone, ex calciatore.
Salvatore Aversa, sovrintendente della Polizia.
Salvatore Baccaro, attore italiano.
Salvatore Bagni, ex calciatore e commentatore televisivo.
Salvatore Baldassarre, veterinario.
Salvatore Bartolotta, carabiniere.
Salvatore Barzilai, giornalista e politico.
Salvatore Basile, attore e produttore.
Salvatore Battaglia, filologo e critico.
Salvatore Bianchetti, allenatore di calcio e docente universitario.
Salvatore Bianchi, architetto.
Salvatore Biondi, collezionista e storico.
Salvatore Boccaccio, vescovo.
Salvatore Bocchetti, calciatore.
Salvatore Bonadonna, sindacalista e politico.
Salvatore Bongi, storico, bibliografo e archivista italiano.
Salvatore Borgese, attore.
Salvatore Brullo, botanico.
Salvatore Bruno, calciatore.
Salvatore Buglio, politico.
Salvatore Bugnatelli, regista e attore.
Salvatore Buoncammino, ex calciatore.
Salvatore Burrai, calciatore.
Salvatore Burruni, pugile.
Salvatore Cacciola, politico.
Salvatore Camilleri, scrittore e poeta.
Salvatore Cammarano, librettista.
Salvatore Campilongo, ex calciatore.
Salvatore Cancemi, criminale.
Salvatore Cannavò, politico.
Salvatore Caporaso, poeta e militare.
Salvatore Carbone, rugbista.
Salvatore Carcano, inventore.
Salvatore Cardinale, politico.
Salvatore Caricati, insegnante e poeta.
Salvatore Carmando, fisioterapista.
Salvatore Turi Carnevale, sindacalista.
Salvatore Cascio, attore.
Salvatore Cassisa, arcivescovo.
Salvatore Castagna, militare.
Salvatore Cherubino, matematico.
Salvatore Ciampa, matematico.
Salvatore Cognetti de Martiis, economista.
Salvatore Totò Commesso, ciclista.
Salvatore Contino in arte Tinosa, pittore.
Salvatore Totuccio Contorno, criminale.
Salvatore Corallo, politico.
Salvatore Correnti, matematico.
Salvatore Crippa, ex ciclista.
Salvatore Cuffaro, politico.
Salvatore Cutugno, cantante meglio noto come Toto Cutugno.
Salvatore D'Alterio, calciatore.
Salvatore D'Aquila, criminale italiano naturallizzato statunitense.
Salvatore D'Esposito, meglio conosciuto come Salve D'Esposito, compositore e direttore d'orchestra.
Salvatore De Giorgi, cardinale e arcivescovo.
Salvatore De Muto, attore.
Salvatore De Pasquale, attore, musicista e produttore.
Salvatore Di Benedetto, insegnante e deputato.
Salvatore Di Cristina, arcivescovo.
Salvatore Di Giacomo, poeta, drammaturgo e saggista.
Salvatore Sasà Di Naro, schermidore.
Salvatore Di Somma, calciatore.
Salvatore Distaso, ex presidente della Regione Puglia.
Salvatore Esposito, calciatore.
Salvatore Fabbrichesi, attore e autore.
Salvatore Fancello, scultore e ceramista.
Salvatore Farina, scrittore e giornalista.
Salvatore Ferragamo, stilista.
Salvatore Ferrari, pittore.
Salvatore Ferraro, calciatore.
Salvatore Salvo Ficarra, comico e attore.
Salvatore Fisichella, arcivescovo,
Salvatore Fiume, pittore, scultore e architetto.
Salvatore Foderaro, politico.
Salvatore (Rino) Formica, politico.
Salvatore Foti, calciatore.
Salvatore Frasca, politico.
Salvatore Fresi, ex calciatore.
Salvatore Fulgheri, pittore, musicista e poeta.
Salvatore Furia, meteorologo e poeta.
Salvatore Fusco, politico.
Salvatore Gaetani, storico e filosofo.
Salvatore Gambardella, musicista e paroliere.
Salvatore Gambino, calciatore tedesco di origini italiane.
Salvatore Gangitano, politico.
Salvatore Gargiulo, sindacalista e politico.
Salvatore Garofalo, presbitero, biblista, scrittore e docente.
Salvatore Garozzo, rugbista.
Salvatore Garritano, ex calciatore.
Salvatore Genovese, cestista.
Salvatore Gentile, botanico e naturalista.
Salvatore Giuliano, bandito e indipendentista.
Salvatore Giuliano, boss di camorra.
Salvatore Giunta, ex calciatore.
Salvatore Sammy Gravano, criminale.
Salvatore Greco, politico e avvocato.
Salvatore Greco, violinista.
Salvatore "Ciaschiteddu" Greco, criminale.
Salvatore Gristina, arcivescovo.
Salvatore Guastella, ex calciatore.
Salvatore Iacomino, politico.
Salvatore Totuccio Inzerillo, criminale.
Salvatore Jacolino, allenatore.
Salvatore La Barbera, criminale.
Salvatore Ladu, politico.
Salvatore Ladu detto Chiancino, fantino.
Salvatore Lanna, calciatore.
Salvatore Lanzafame, ex cestista e pallavolista.
Salvatore Lauricella, politico.
Salvatore Lauro, politico.
Salvatore Lazzaro, attore.
Salvatore Leonardi, politico.
Salvatore Ligorio, clericale.
Salvatore Ligresti, imprenditore.
Salvatore Salvo Lima, politico.
Salvatore Lo Piccolo, criminale.
Salvatore Lo Presti, giornalista.
Salvatore Lombino, meglio noto con lo pseudonimo di Ed McBain, scrittore e sceneggiatore statunitense di origini italiane.
Salvatore Lucania, meglio conosciuto come Lucky Luciano, criminale.
Salvatore Lupo, storico.
Salvatore Luria, microbiologo e Premio Nobel, che cambiò il proprio nome in Salvador Edward Luria.
Salvatore Macca, Verga ("Cavalleria rusticana") -- Turiddu, Turridu, Turriddu.
Salvatore Magarò, politico.
Salvatore Magnasco, arcivescovo.
Salvatore Maira, regista.
Salvatore Majorana-Calatabiano, economista e politico.
Salvatore Mancuso Gómez, criminale colombiano di origini italiane.
Salvatore Mannironi, politico.
Salvatore Mannone, giocatore di biliardo.
Salvatore Mannuzzu, scrittore, magistrato e politico.
Salvatore Maranzano, criminale statunitense di origini italiane.
Salvatore Marchese, scrittore, poeta e cantante.
Salvatore Margiotta, politico.
Salvatore Marino, attore.
Salvatore Masiello, calciatore.
Salvatore Mastronunzio, calciatore.
Salvatore Matrecano, ex calciatore e allenatore.
Salvatore Mazzaracchio, politico e giornalista.
Salvatore Mazzarano, ex calciatore.
Salvatore Mazzocco, compositore.
Salvatore Meluzzi, organista e compositore.
Salvatore Mereu, regista.
Salvatore Messana, politico.
Salvatore Miceli, calciatore.
Salvatore Miceli, criminale.
Salvatore Miceli, politico.
Salvatore Mineo (Sal Mineo), attore statunitense.
Salvatore Minocchi, presbitero, storico, biblista e teorico.
Salvatore Totò Minore, criminale.
Salvatore Montagna, mafioso.
Salvatore Morale, ex atleta.
Salvatore Morelli, saggista e politico.
Salvatore Musmeci, ex calciatore.
Salvatore Natoli, filosofo.
Salvatore Nicolosi, vescovo.
Salvatore Niffoi, scrittore.
Salvatore Antonio Nobile, ex calciatore e allenatore.
Salvatore Nobili Vitelleschi, cardinale.
Salvatore Nocita, regista.
Salvatore Nunnari, arcivescovo.
Salvatore Onelli, pallamanista.
Salvatore Ottolenghi, medico e politico.
Salvatore Pacini, vescovo.
Salvatore Palazzolo, magistrato.
Salvatore Palombi, attore.
Salvatore Papaccio, tenore.
Salvatore Pappalardo, cardinale.
Salvatore Pappalardo, vescovo.
Salvatore Parlagreco, scrittore e giornalista.
Salvatore Paruzzo, vescovo.
Salvatore Pelle detto Sarvu Gambazza, criminale.
Salvatore Perrucci, ex calciatore.
Salvatore Perugini, rugbista.
Salvatore Perugini, politico.
Salvatore Pesce, ex calciatore.
Salvatore Pincherle, matematico.
Salvatore Piscicelli, regista.
Salvatore Piscitelli, politico e avvocato.
Salvatore Polara, attore e cantante.
Salvatore Pozzi, pittore.
Salvatore Pugliatti, giurista.
Salvatore Quasimodo, poeta.
Salvatore Racalbuto, arbitro di calcio.
Salvatore Raiti, politico.
Salvatore Rebecchini, ingegnere.
Salvatore Riina, mafioso.
Salvatore Giovanni Rinaldi, vescovo.
Salvatore Rizzo, pittore e mosaicista.
Salvatore Totò Rizzo, giornalista e scrittore.
Salvator Rosa, pittore e poeta.
Salvatore Rotolo, vescovo.
Salvatore Claudio Ruta Crevy, meglio noto come Claudio Rutilio, scrittore.
Salvatore Sacchi, compositore.
Salvatore Sacquegna, artigiano.
Salvatore Salvatori, educatore scout.
Salvatore Samperi, regista e sceneggiatore.
Salvatore Sanzo, schermidore.
Salvatore Sarno, velista.
Salvatore Sassu, meglio conosciuto come Barore Sassu, poeta.
Salvatore Satta, scrittore e giurista.
Salvatore Schillaci, ex calciatore.
Salvatore Sciarrino, compositore.
Salvatore Sciascia, politico.
Salvatore Scoca, politico.
Salvatore Sebastiano, meglio conosciuto come Franco Ricci, cantante.
Salvatore Sechi, storico e insegnante.
Salvatore Settis, archeologo.
Salvatore Siciliano, costruttore cinematografico.
Salvatore Sirigu, calciatore.
Salvatore Sorrenti, hockeista su ghiaccio.
Salvatore Michael Sorrentino, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Sal da Vinci, cantante.
Salvatore Soviero, calciatore.
Salvatore Sal Sperlinga, criminale statunitense di origini italiane.
Salvatore Spinuzza, condottiero.
Salvatore Spoto, giornalista e scrittore.
Salvatore Sullo, calciatore.
Salvatore Tatarella, politico.
Salvatore Todaro, militare.
Salvatore Toma, poeta.
Salvatore Tomaselli, medico.
Salvatore Tommasi, patologo.
Salvatore Turi Toscano, politico.
Salvatore Trinchese, biologo.
Salvatore Valitutti, politico.
Salvatore Vassallo, politico.
Salvatore Veca, filosofo.
Salvatore Ventimiglia, vescovo.
Salvatore Venuta, biologo ed oncologo.
Salvatore Viale, letterato corso.
Salvatore Vicari, calciatore.
Salvatore Viganò, ballerino, coreografo e compositore.
Salvatore Vigo Platania, politico, patriota e storico.
Salvatore Visco, vescovo.
Salvatore Vullo, ex calciatore e allenatore.

Variante Salvador [modifica]



Voci presenti nell'enciclopedia su persone di nome "Salvador..." Salvador Allende, politico cileno.
Salvador Artigas, ex calciatore e allenatore spagnolo.
Salvador Ballesta Vialco, calciatore spagnolo.
Salvador Cabañas, calciatore paraguaiano.
Salvador Calvanese, ex calciatore e allenatore argentino.
Salvador José Carmona Álvarez, calciatore messicano squalificato a vita.
Salvador Casañas y Pagés, cardinale spagnolo.
Salvador Dalí, pittore, disegnatore, scrittore e cineasta spagnolo.
Salvador Ichazo, calciatore uruguaiano.
Salvador Edward Luria, biologoo italiano naturalizzato statunitense.
Salvador Espriu, poeta, drammaturgo e romanziere spagnolo.
Salvador Gualtieri, ex calciatore argentino.
Salvador de Madariaga, diplomatico, storico e scrittore spagnolo.
Salvador Silvestre del Rosario Jovellanos Guanes, politico paraguaiano.
Salvadòr Mazza, medico e batteriologo argentino di origini italiane.
Salvador Puig Antich, anarchico spagnolo.
Salvador Sadurní Urpí, ex calciatore spagnolo.
Salvador de Madariaga y Rojo, diplomatico, storico e scrittore spagnolo.
Salvadore Cammarano, librettista italiano.

Variante Salvo [modifica]





Per approfondire, vedi la voce Salvo (nome).


Il nome nelle arti

"Compare Turiddu" (Compare Turridu, Compare Turriddu) è il nome di Salvatore Macca, un personaggio della "Cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni, ispirata all'omonima novella di Giovanni Verga.

Note [modifica]
1.^ LIOn, Laboratorio Internazione di Onomastica - Classifiche onomastiche: Nomi maschili in Italia nel XX secolo




Categorie: Prenomi maschili
Prenomi italiani maschili

Turridu Macca

Speranza


Cerca - Rino Pruiti, Comune Assago Buccinasco Corsico Rozzano





www.rinopruiti.it/dblog/cerca.asp?cosa=LAVORO


Dislocate in tutto il territorio siciliano producono, con metodo biologico, pasta, ...... mio padre Salvatore:
"Turiddù curri curri ti cercano o' telefono",
il telefono era ...

Turridu Macca

Speranza

Turiddu giuliano in Blogbabel





it.blogbabel.com/tag/turiddu%20giuliano/ - Italia -

10 mar 2012 – ... il musical concepito da un musicista siciliano, Dino Scuderi, ed… ... Cavalleria Rusticana (nel ruolo di Turiddù) che riprenderà a Iesolo con ...

Turridu Macca

Speranza


Masculinity and western musical practice - Page 238




books.google.comIan D. Biddle, Kirsten Gibson - 2009 - 333 pages - Preview



Turiddu provides a useful case
study because the male code of honour
holds a double standard for him: he is the ... Yet, the play and the one-act opera both focus on the central love affair, the passionate triangle between Turridu, ...


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Turridu Macca e compagnia bella: il tenore mascagnano rivisitato

Speranza



Revue de musicologie: Volume 93






books.google.comSociété française de musicologie - 2007 - Snippet view



346),
on lit "Turridu" au
lieu de "Turiddu", diminutif
sicilien du prénom "Salvatore"; à
la même page, à propos d'une ballade populaire consacrée à l'histoire tragique de la Baronne de Carini (petite ville en province de Palerme), ...

Andreoli/Stagno, "Turridu Macca"

Speranza












Cavalleria Rusticana opera by Pietro Mascagni





www.mogensoperasidor.se/cavalleriarusticanaen... -

Turiddù is upset by this, but has found consolation through a brief affair with Santuzza, ... Alfio meets Turiddù´s mother Lucia and asks her where her son is.







Compare turiddù - 28-08-2009 - prima parte - YouTube






► 10:01► 10:01

www.youtube.com/watch?v=DpnXbWSwpo0

4 Sep. 2009 - 10 min. - capopiccolo2009
Animation group villaggio Capopiccolo 2009 -- prima parte.












Turiddù breakdance - YouTube






► 2:56► 2:56

www.youtube.com/watch?v=WfdV7tlTVFw

2009 - 3 min. - albyt86
Upgrade to the latest Flash Player for improved playback performance. Upgrade now or more info. 25 views ...







Villa Speranza: Turiddù e compagnia: il tenore mascagnano revisitato





villasperanza.blogspot.com/.../turiddu-e-compag... -

2 days ago – Turiddù e compagnia: il tenore mascagnano revisitato. Speranza Pietro Antonio Stefano Mascagni (December 7, 1863 – August 2, 1945) was ...










Villa Speranza: Turiddù e compagnia bella: il tenore mascagnano ...





villasperanza.blogspot.com/.../turiddu-e-compag... -

2 days ago – Turiddù e compagnia bella: il tenore mascagnano revisitato. Speranza This short biography lists the most important events of Mascagni's life.










Villa Speranza: Turiddù e compagnia bella: il tenore mascagnano ...





villasperanza.blogspot.com/.../turiddu-e-compag... -

2 days ago – Turiddù e compagnia bella: il tenore mascagnano revisitato. Speranza Le Maschere - CD Review By Yonel Buldrini 2004. Yonel Buldrini ...










Turiddù breakdance - YouTube





www.youtu.be/watch?v=WfdV7tlTVFw -


5 May 2009 – Turiddù breakdance. albyt86. Subscribe Subscribed Unsubscribe. Loading... 3 videos. Sign In or Sign Up now! Loading... Alert icon. You need ...



Salvatore Turiddù Andriolo | Facebook





it-it.facebook.com/salvatore.andriolo -


Salvatore Turiddù Andriolo è su Facebook. Iscriviti a Facebook per connetterti con Salvatore Turiddù Andriolo e altre persone che potresti conoscere. Grazie a ...



Compare turiddù - 28-08-2009 - prima parte - Marco Branca Videos ...





www.firstpost.com/.../marco-branca-compare-tur... -

28 ago 2009 – Animation group villaggio Capopiccolo 2009 -- prima parte: Firstpost Topic.



Turiddù - INGEGNERIANAVALE.COM - Associazione Studenti ed ...





www.ingegnerianavale.com/pop_profile.asp?... -

Turiddù, Member Since: 23 Apr 2005. My Picture. No Photo Available. My Contact Info. Email Address: Hidden by Member. Recent Topics. No Matches Found

Andreoli/Stagno

Speranza




Cavalleria rusticana ed altre novelle di G. Verga





No cover image


books.google.comGiovanni Verga - 1917 - 265 pages - Snippet view



Turiddu Macca, il
figlio della gnà Nunzia, come tornò da fare il soldato, ogni domenica si pavo- neggiava in piazza coll' uniforme da bersagliere e il berretto rosso, che sembrava quello della buona ventura, quando mette su banco colla ...


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Place in literature: regions, cultures, communities - Page 124







books.google.comRoberto Maria Dainotto - 2000 - 178 pages - Preview



From the very incipit, the story offers a rather different portrait of its would-be rustic and chivalrous hero:
Turiddu Macca, son of old Mother
Nunzia (gnà Nunzia), when he came home from being a soldier, went swaggering (si ...


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The autumn of Italian opera: from Verismo to modernism, 1890-1915 - Page 29







books.google.comAlan Mallach - 2007 - 490 pages - Preview



Turiddu Macca, a handsome but idle
young man, has returned home from the army to find his former sweetheart Lola married to Alfio, a wealthy carter. He begins to court Santuzza, but Lola is still drawn to him. With Alfio away from town, ...


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Masterplots ...: plots in story form from the world's fine literature







books.google.comFrank Northen Magill, Dayton Kohler, Frank Northen Magill - 1955 - Snippet view



Time of plot: Mid-nineteenth century Locale:
Sicily First published: 1880 Principal characters:
Turiddu Macca, a Sicilian peasant Lola, his former sweetheart Alfio, ...


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Merriam-Webster's encyclopedia of literature - Page 220







books.google.comMerriam-Webster, Inc - 1995 - 1236 pages - Preview



On his return to his village from army service, Turiddu Macca
discovers that his sweetheart, Lola, is bethrothed to Alfio. Spitefully, Turiddu begins a flirtation with Santa, the daughter of his employer.


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A Second Book of Operas - Page 132







books.google.comHenry Edward Krehbiel - 2007 - 260 pages - Preview



Turiddu Macca, son of Nunzia, is a
bersagliere returned from service. He struts about the village streets in his uniform, smoking a pipe carved with an image of the king on horseback, which he lights with a match fired by a scratch on ...


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Sicilian Stories: A Dual-Language Book - Page 137







books.google.comGiovanni Verga, Stanley Appelbaum - 2002 - 304 pages - Preview



RUSTIC CHIVALRY When Turiddu Macca, the son of
Mis' Nunzia, retumed from his stint in the army, he'd show off in the village square every Sunday in his bersaglierel uniform and his red cap, which seemed like the one the fortune teller ...


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Masterplots: digests of world literature: Volume 2







books.google.com1964 - Snippet view



CAVALLERIA RUSTICANA Type of work: Story Author: Giovanni Verga (1840-1922) Type of plot: Naturalism Time of plot: Mid-nineteenth century Locale: Sicily First published: 1880 Principal characters: Turiddu Macca,
a Sicilian peasant Lola, ...


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Masterplots; combined edition: fifteen hundred and ten ...: Volume 1







books.google.comFrank Northen Magill, Dayton Kohler - 1960 - 3529 pages - Snippet view



CAVALLERIA RUSTICANA Type of work: Story Author: Giovanni Verga (1840-1922) Type of plot: Naturalism Time of plot: Mid-nineteenth century Locale: Sicily First published: 1880 Principal characters: Turiddu Macca, a Sicilian peasant Lola, ...


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The She-Wolf and Other Stories - Page 10







books.google.comGiovanni Verga - 1972 - 315 pages - Full view



CAVALLERIA RUSTICANA When Turiddu Macca, Nunzia's son, came back from the service, he used to strut in the square on Sundays in his bersagliere1 uniform with the red cap that looked like the one worn by the fortuneteller who sets up a ...


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Turridu Macca e compagnia bella: il tenore mascagnano rivisitato

Speranza



Ma l'amore no:







books.google.comFrancesco Savio - 1975 - 411 pages - Snippet view



fino al duello fra
Alfio e Turiddù. E qui
è il terzo merito del filme: d'avere, fin dove è stato possibile, rispettato il dialogo scritto da Verga ". Rivivono, " pittoreschi e vivissimi ", i " costumi popolari, le processioni, ...


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La Turquie d'Europe ou observations sur la géographie, la ...: Volume 1 - Page 483







books.google.comAmi Boué - 1840 - 526 pages - Full view



Commune dans une grande partie de Pflurupe; ' ' Éeptufd turidd. Fab}, Syst. eleut., t. IEI', pag. ËËÊ), u° Ël Pana" Faun. gerrm, fasc. 69, n° t6. g Déjà trouvée dans une grande partie de l'Europe. Ïïmarçfia tenelzricosa.


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Trilingüe de tres artes de las tres lenguas castellana, latina, i ... - Page 190





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books.google.comGonzalo Correas - 1627 - 143 pages - Full view



i

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Josephi Finestres et a Monsalvo ... In Hermogeniani JCti Juris ...







books.google.comJosep Finestres i de Monsalvo - 1757 - 390 pages - Full view



... o ィ丼ム・ pe 打・七タ 01 打タ・ Ke 中 ondeoi が turIdd ・乙・ 8 ・舌り加・ UJp , jbillonab 仕 is と a 仁丘 marcaccePtjlat ;cm仁 nlc 几 I ;町 jS 呂与几 I ミリ刃 Ijn ユ Init も bqtitu 了: Hoc 丹な, timm ・, , f ね, iJgI 砧加舟 I タめ ...


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Minorum operum D. Ioannis Iusti Lanspergii carthusiani ... libri ...





No cover image


books.google.comJohann Justus Landsberger ((O. Cart.)), Maternus Cholinus ((Colonia)) - 1554 - 368 pages - Full view



turidD.Auguftinus,in veteri teftamento гае ipfi captiufi fubftcrnit, vtiamplanead nunquam grauius offendiiTc DeS,neqt a* voluptatce,vitia,& vanitates moueatunin спи* punitos filios ifracl, g quum prarla- telleclum obfufcat,vires animae ...


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De hominum statibus, et officiis inspectiones morales ad vltimas ... - Page 811







books.google.comPietro Maria Passerini ((O.P.)), Giovani Casoni ((Roma)) - 1665 - 903 pages - Full view



lurifdictJonc, interim doiuç lis tct unnare- turiDD. de Rora dixerunt, porte earn exempt one concedí, cum lis eilet grau is , & calumnióla vifa— > pon fuerifjcum cnim fit de iure, vt pendente lito negotium deuoluatnr ad judicem, ...


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Quaresma tercera que dixo año 1682 en el insigne templo de Santa ... - Page 332







books.google.comTomás Muniesa ((S.I.)) - 1683 - 46 pages - Full view



... císas?el Texto:aqua fui AnA, cœ,lç /««/vaguas de açà baxo: fitb cœlo aguas del mundo, que significan fus gustos , y deleitesipucs como avian de d^^ar la.ijerra del corazoii huuia«o,sino feca, y muerta de sed ? apipareat turidd.


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Minorum operum... libri VI... in quibus... Continentur hic libri ...







books.google.comJoannes Justus Lanspergius - 1554 - Full view



turidD.Auguftinus,inveteriteftamento raripsicaptiuu fubfternit, vtiam plane ad nunquam grauius offendisle Dcu,neq? a> voluptatcs,vitia,cV vanitates moueaturcin critic punitos filios Israel, gquum prarla^ tellectum obfufcat,vir«« antmar ...


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Christiani Gottlieb Haubold ... opuscula academica ad exempla a ... - Page 586







books.google.comChristian Gottlieb Haubold, Friedrich Carl G. Stieber, Carl Friedrich C. Wenck - 1825 - Full view



3. D. de Pign. et hyjiath. h) Aigum. L. 6. pr. D. de Pign. act. j) van ¡fuss ck mbroeck Spec, de Lege commissoria in pignorei (Lugd. B«t. I75ii) Cap. II. in Oelrichs Tkes. noui Dissent, turidd. Being. Vol. I. Tom. II. pag.


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EXEGESE FEMINISTA - RESULTADOS DE PESQUISAS: BIBLICAS A PARTIR DA ... - Page 36







books.google.comLUISE SCHOTTROFF - 240 pages - Preview



72-89; SEIM, Turidd Karlsen. The Double Message: Gender in Luke-Acts. Edinburg (no prelo). JOST, Renate. Frauen, Mãnner und die Himmelskõnigin: Exegetische Studien. Giitersloh, 1995; REIMER, Ivoni Richter.


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Turridu Macca

Speranza


Fanfare: Volume 5, Issues 1-3





No cover image


books.google.comJoel Flegler - 1981 - Snippet view



In the Cavalleria rusticana they took out a razor blade
and hacked out Turiddù's killing, so the music cuts from lis last words to the final orchestral outburst; understand, this is taken from a complete re- ording, so this is not a musical ...


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Opera Canada: Volumes 23-25







books.google.comCanadian Opera Association, Canadian Opera Guild - 1982 - Snippet view



What was the family name of Turiddù, the hero of
Mascagni's Cavalleria rusticana?

Salvatore ("Turridu") Macca

7. In our last quiz, we named the eight Valkyries, Brunnhilde's sisters, in Wagner's Die Walkiire. With what Wagner opera do you associate the three ...


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Clinical methods







books.google.comSir Robert Hutchison - 1903 - 612 pages - Snippet view



Contains some urea (at least in later Fluid. yellow Watery 1006-11 Scanty months) Pancreatic Colourless or yellowish aud turidd Low but variable Contains cholesterin, and (if recent) will digest egg- albumin in alkaline medium. and may ...


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Cavalleria rusticana: melodrama in one act







books.google.comPietro Mascagni, Giovanni Targioni-Tozzetti, Guido Menasci - 1891 - 168 pages - No preview





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Country Guide 2012-2013: Sicile Iles Eoliennes - Page 372







books.google.com - Full view



...
les spaghetti turiddù (câpres, anchois, filet tomate, panure), la salade d'orange, le thon cà cipudolata (aux oignons rouges), le filet de porc de lait et sa Du Vésuve à l'Etna, Roger Peyrefitte, Flammarion 1952 sauce piquante, etc.


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Journal of Appalachian studies: Volumes 6-7







books.google.comWest Virginia University. Regional Research Institute, Appalachian Studies Association - 2000 - Snippet view



Hoivik, Tord, and Turidd Heiberg. 1980. "Centre-Periphery Tourism and Self- Reliance." International Social Science Journal 32: 69-98. Hsiung, David. 1997. Two Worlds in the Tennessee Mountains: Exploring the Origins of Appalachian ...


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Revue des deux mondes







books.google.com1899 - Snippet view



N'y at-il pas, dans ce récit bref, et plein de passion contenue, quelque chose d'analogue à l'énergie que
le Turiddù de Cavalleria Rusticana met dans sa chanson sicilienne? Chez Pascarella, la belle forme du sonnet acquiert ainsi, ...


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On Talking Terms with Dogs: Calming Signals







books.google.comTurid Rugaas - 2004 - 79 pages - No preview



How well do you communicate with your dog?


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Diapason harmonie: Issues 373-377







books.google.com1991 - Snippet view



Seul Gaston Micheletti est en accord total
avec Turiddù. Un timbre, une articulation, un aigu rayonnant. Une vraie leçon à méditer. En marge de cette version de Cavalleria une petite demi-heure consacrée à Endrèze.


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Fine Ottecento:







books.google.comAntonio Baldini, Antonio Baldini - 1947 - 286 pages - Snippet view



E la gnà Lola (scena VI),
quando Turiddù le dice
che lontano non faceva che pensare a lei, « che ci credete, — dice sogghignando alla zia Filomena, — che pensano sempre una cosa quando son via, in mezzo alle altre donne? e non le ...


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Andreoli/Stagno: il primo Turridù Macca

Speranza



Cavalleria Rusticana: Sheet Music


books.google.comP. Mascagni - 1986 - 20 pages - No preview



Italian/English.


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Catch a Falling STar - Page 213







books.google.comVan Eycken - Preview



Das Treffen mit Turridù und
seinem Sohn war für den Abend desselben Tages in einer auf dem Land außerhalb Tarquinias gelegenen, viel besuchten Pizzeria verabredet. Zur vereinbarten Zeit, gegen acht Uhr, saß Montsan- to allein an einem ...


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Le grand dictionnaire historique: ou le mélange curieux de ...: Volume 4 - Page 1025







books.google.comLouis Moreri - 1732 - Full view



... elle eft ancienne & limée dans une belle plaine à foixante lieues de la ville de Thunis vers le Midi en tirant du côté de la Numidie & de
la Lybie , ceux du pays difent qu'elle eft une colonie des Romains , qu'on appelloit Turridù.


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Revue des deux mondes







books.google.com1910 - Snippet view



... au dernier moment, avant le duel au couteau, c'est l'adieu filial
et le sanglot de Turridù, où, dans une
dramatique équivoque, le trouble de l'ivresse feinte se mêle à l'angoisse réelle et profonde, qui se maîtrise et se cache, ...


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Diapason harmonie: Issues 389-394







books.google.com1993 - Snippet view



La pure vaillance on la redécouvre dans un Manrico
insolent et un Turridù exemplaire. Pour parachever un programme en vérité fabuleux, Bjôriing ose non sans élégance le grand lied de Beethoven, Adélaïde. On en reste médusé.


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Andreoli/Stagno, il pimo Turridu Macca

Speranza

Le Theatre dramatique italien en France, 1855-1940. - La ...







books.google.comRenée Lelièvre - 1959 - 650 pages - Snippet view



Distribution : Turridu Macca : Armand Gauley; Alfio : Antoine; L'oncle Brasi : Modère; Santuzza : Mme Veryna; Dame Lola : Daubrives; Dame Nunzia : Barny; Commère Camille : Lucy Léonce; Tante Philomène : France; Pipuzza : IFranck.


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Reclams Romanführer: Volume 4





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books.google.comJohannes Beer - No preview





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Das kleine Lexikon der Weltliteratur





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books.google.comHermann Pongs - 1963 - 1835 pages - No preview





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Andreoli/Stagno, il primo Turridu Macca

Speranza




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Comparative literature--East and West: traditions and trends : ... - Page 99







books.google.comCornelia Niekus Moore, Raymond A. Moody - 1989 - 219 pages - Preview



In all Italian versions of "Cavalleria rusticana," including the original text published in Fanfulla delta domenica, the first paragraph, here given in Cecchetti's translation, looks as follows: When Turridu Macca, Nunzia's son, ...


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Pietro Mascagni and his operas - Page 46







books.google.comAlan Mallach - 2002 - 378 pages - Preview



Turridu Macca, a handsome but idle young man, has returned from the army to discover that his former sweetheart, Lola, has married Alfio, a carter. Eager to revenge himself on Lola, he courts Santuzza. Lola is drawn back to Turridu,- ...


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Short Story Classics (Foreign) ...: Italian and Scandinavian







books.google.comWilliam Patten - 1907 - Snippet view



CAVALLERIA RUSTICANA BY GIOVANNI VERGA AFTER Turridu Macca, Mistress Nunzia's son, came home from soldiering, he used to strut ^ every Sunday, peacock-like, in the public square, wearing his rifleman's uniform, and his red cap that ...


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Greatest Short Stories: Gaboriau







books.google.com1915 - Snippet view



CAVALLERIA RUSTICANA BY GIOVANNI VERGA FTER Turridu Macca, Mistress Nunzia's son, came home from soldiering, he used to strut every Sunday, peacock-like, in the public square, wearing his rifleman's uniform, and his red cap that looked ...


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The Masterpiece Library of Short Stories, Selected by an ...







books.google.comSir John Alexander Hammerton - 1920 - Snippet view



GIOVANNI VERGA 1840- CAVALLERIA RUSTICANA A FTER Turridu Macca, Mistress Nunzia's son, came home from /A soldiering, he used to strut every Sunday, peacock-like, in -*. ."* the public square, wearing his rifleman's uniform, ...


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Great short stories of the world: a collection of complete short ...







books.google.com1936 - 1072 pages - Snippet view



CAVALLERIA RUSTICANA AFTER Turridu Macca, Mistress Nunzia's son, came home from soldiering, he used to strut every Sunday, peacock-like, in the public square, wearing his rifleman's uniform, and his red cap that looked just like that of ...


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Der Romanführer







books.google.comWilhelm Olbrich, Johannes Beer - 1950 - Snippet view



Die zweite Geschichte, „Cavalleria rusticana", erzählt von Turridu Macca, dem verarmten Sohn der Base Nunzia, der in der schmucken Uniform der Ber- saglieri von den Soldaten in sein Heimatdörfchen zurückgekehrt ist und entdecken muß, ...


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Der Romanführer: Der Inhalt der französischen, italienischen, ...







books.google.comWilhelm Olbrich, Johannes Beer, Alfred Clemens Baumgärtner - 1955 - 427 pages - Snippet view



Die zweite Geschichte, „Cavalleria rusticana", erzählt von Turridu Macca. dem verarmten Sohn der Base Nunzia, der in der schmucken Uniform der Ber- saglieri von den Soldaten in sein Heimatdörfchen zurückgekehrt ist und entdecken muß, ...


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La Grande revue: Volume 2







books.google.com1897 - Snippet view



... drame en un acte de M. Giovanni Verga, dont le sujet très populaire en Italie où il a servi de thème à l'opéra-comique de Mascagni, est aussi simple que pathétique : Santuzza a été séduite par Turridu Macca, le fils d'un aubergiste, ...


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Le Théâtre Libre:







books.google.comAdolphe Thalasso - 1909 - 299 pages - Snippet view



Distribution : Turridu Macca MM. Armand Gauley. Alfio Antoine. L'Oncle Brasi Morière. Santuzza MmesVeryna. Dame Lola Daubrives. Dame Nunzia Barny. Commère Camille Lucy Léonce. Tante Philomène France. Pipuzza Franck.


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Turridu Macca

Speranza


Comparative literature--East and West: traditions and trends : ... - Page 101







books.google.comCornelia Niekus Moore, Raymond A. Moody - 1989 - 219 pages - Preview



striking examples of the former kind, one in a quick-fire exchange between Santa and Turridu, and the other in the less animated but extremely poignant conversation between Lola and her ex-fiance. In the first instance, the pivotal verb ...


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Stokes' encyclopedia of music and musicians: covering the entire ...







books.google.comLeander Jan De Bekker - 1908 - 743 pages - Snippet view



This drama of "rustic chivalry" is laid in a Sicilian village to which Turridu, a young peasant, returns after his service in the army. In bis absence Altio, the carrier, has married Lola, with whom Turridu was in love, and he consoles ...


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The Standard Operas - Page 136







books.google.comGeorge P. Upton - Full view



The inconstant Turridu, however, soon tires of her and makes fresh advances to Lola, who, inspired by her jealousy of Santuzza, and her natural coquetry, smiles upon him again. The latter seeks to reclaim him, and, when she is rudely ...


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Home Lover's Library: Part 9 - Page 155







books.google.comOrison Swett Marden, George Raywood Devitt - 2003 - 440 pages - Preview



Turridu, a young peasant of Sicily, loved and wooed Lola before he went on military service. During his absence she ... Turridu, on his return, seeks consolation with Santuzza who loves him and has promised to wed him. Lola is piqued by the ...


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Modern music and musicians: Volume 8







books.google.comLouis Charles Elson, Ignace Jan Paderewski - 1918 - Snippet view



Turridu, a young peasant, has loved and wooed Lola before entering military service. ... Turridu tries to console himself with another young peasant girl, Santuzza, who loves him ardently, and to whom he has promised marriage.


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Pietro Mascagni and his operas - Page 46







books.google.comAlan Mallach - 2002 - 378 pages - Preview



Turridu Macca, a handsome but idle young man, has returned from the army to discover that his former sweetheart, Lola, ... Lola is drawn back to Turridu,- they become lovers, and he abandons Santuzza. When Alfio returns to the village, ...


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The Standard-Operaglass (Illustrated Edition) - Page 37







books.google.comCharles Annesley - 2009 - 340 pages - Preview



Then she has a last interview with Turridu, who is just entering the church. She reproaches him first with his treachery, then implores him, not to forsake her and leave her dishonored. But Turridu remains deaf to all entreaty, ...


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Modern Music and Musicians: Encyclopedia: v. 1. A history of ...







books.google.comLouis Charles Elson - 1912 - Snippet view



Turridu, a young peasant, has loved and wooed Lola before entering military service. ... Turridu tries to console himself with another young peasant girl, Santuzza, who loves him ardently, and to whom he has promised marriage.


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Drama and Opera: The opera







books.google.comAlfred Bates, James Penny Boyd, John Porter Lamberton - 1909 - Snippet view



Turridu, a young peasant, has loved and wooed Lola before entering military service. ... Turridu tries to console himself with another . young peasant girl, Santuzza, who loves him ardently, and to whom he had promised marriage.


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Self culture for young people: Volume 10







books.google.comAndrew Sloan Draper, Charles Welsh - 1907 - Snippet view



Turridu, a young peasant, has loved and wooed Lola before entering military service. ... Turridu tries to console himself with another young peasant-girl, Santuzza, who loves him ardently, and to whom he has promised marriage.


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Turridu Macca -- Andreoli/Stagno

Andreoli/Stago, il primo Turridu Macca

Speranza

Fernando de Lucia, il primo "Osaka" ("Jor", figlio del sole), in Mascagni's "Iris"

Speranza

"Iris: Opera in Tre Atti"
di Luigi Illica
Musica di Pietro Mascagni


Personaggi

Iris
Osaka ---- tenore ---- Fernando de Lucia.
Kyoto
Il Cieco

Atto Primo

Addio cielo fatto di onde piene di raggi di luna e di misteri.

La Notte abbandona il cielo.

Il suo lavoro vivificatore è finito.

Uomini e cose hanno riposato e sognato.

Essa cede il governo della vita al Giorno.

Come in un gran velario di nebbie, tutto inonda una tinta diafana e indecisa.

'E la incertezza del primo raggio, ma gradatamente poi, ecco, i primi albori che si diffondono rispecchiandosi in scintille adamantine entro a le rugiade sui fiori, sulle erbe.

Nel piccolo giardino di Iris, i fiori, come curiosi bimbi, levano i visi dalle chiomate corolle e guardano ad oriente.

La casetta di Iris è ancora chiusa dentro alle sue stuoie colorate e ai suoi battenti di quercia.

Il villagio, dietro quella grigia macchia di alti, pallidi bambou, eleva ancora indecisi nella penombra i suoi bizzarri tetti.

E il ruscello che lo divide dalla piccola casa di Iris mormora la sua cadenza senza scopo, mesta o gaia secondo che la luce, che scende e vi penetra, effonde nelle sue acque il riso o la lagrima de cielo.

E l'aria si riempie di fulgori.

E l'aria passa tra rami e fronde, tra fiori ed erbe, tra piante e case, e palpita.

O Luce, anima del Mondo.

Leggiere brume erranti fuggono ai venti ; e al di là, lontano, lontano, nelle immensità profonde dell'azzurro, immobili come un gran mare calmo, già balenano rapidi splendori, echi di luce, vibrazioni misteriose d'altri infiniti mondi esultanti alla vita ! Or discendono i raggi ; pallidi prima, poi rosei, caldi, vivi... è il Giorno ! L'aurora trionfa, le cose si disegnano rapide !

Ecco la scena.

La allegra casetta di Iris ; il suo giardino colla piccola siepe di biancospine in fiore ; nettamente ora spiccano i pallidi e sottili bambou nel risalto del villaggio ; il ruscello canta gaio ed azzurro il ritornello che gli viene dalla canzone serena ed azzurra del cielo ; e laggiù, là, nell'estremo fondo, il Fousiyama, alto come la brama degli umani anelanti alla gran pace del silenzio !

Il Fousiyama.

Ultimo appare egli, fantastica visione ; ma sull'alta sua cervice, immacolata per eternità di neve, reca esso pel primo, alla vallea dove vive Iris, il riflesso del primo raggio del Sole.

LA NOTTE

I PRIMI ALBORI

I FIORI

L'AURORA

Il Sole.

INNO DEL SOLE:


Son Io ! Son Io la Vita !
Son la Beltà infinita,
La Luce ed il Calor.
Amate, o Cose ! dico :
Sono il Dio novo e antico,
Son l'Amor !
Amate !
Per me gli augeli han canti,
I fior profumi e incanti,
Profumi i fior,
L'albe il color di rose,
E palpiti le cose.
Per me han profumi
E incanti i fior.

IL SOLE APPARE

Dei Mondi Io la Cagione ;
Dei Cieli Io la Ragione !
Uguale Io scendo ai Re,
Sì come a te, mousmè ! ecc.
Pietà è l'essenza mia,
Eterna Poesia, Amor !

IL GIORNO SPUNTA

Calore, Luce, Amor ! Amor !

Iris
sul limitare della casa:


---> Ho fatto un triste sogno pauroso,
Un sogno tutto pieno di draghi, mostri,
Volanti chimere
E di striscianti cólubri. (Scende lentamente nel piccolo giardino.)
S'era malata la mia amica bambola,
Ond'io, tutta piangente,
L'avea posta in giardino a riposare
Entro un cespo di rose.
Intorno a lei tacea
Tutto il giardino ;
Non più canti di gigli,
Canzoni di gardenie e porporine
Nè voli di libellule ;
Avevo detto ai fior :
"Tacete, o fiori !
Malata è la mia bambola !"
Quand'ecco in ciel
Vol di bianche cicogne
Fuggire spaventate ! Guardo !
Pieno è il giardin di mostri orribili
Che la mia bimba insidiano !
Acorro a sua difesa !
Prego ! Lagrimo !
"Lasciatemi l'amica !"
Ma una fenice spiega in ruote
E in giri fantastici la coda
Che come serpe avvinghia la piccina,
Allarga l'ali... e fugge ! (alzando le braccia verso il cielo)
Ma, Sol,
Tu vieni ed il sogno è bugìa...
Guarita è la piccina, la piccina !
(Corre entro la casa, vi prende una bambola, poi rapidamente tornando sul limitare della casa, alza verso il sole la sua bambola, e con grazia le agita le manine, a guisa di saluto.)
Vieni e saluta il Sole !

Il Cieco (dall'interno): Con chi parli ?

Iris (volgendosi verso l'interno): O padre mio, col Sole ! (Depone la bambola su un vaso di fiori ed entra nella casa.)

Già da tempo Osaka e Kyoto si
sono veduti spiare il luogo,
nascosti dietro il gruppo di bambou. Cautamente
si sono avanzati lungo la siepe, finchè
Osaka ha scorto Iris nel
momento in cui essa entra nella casa. Osaka la indica a
Kyoto.

Osaka: È lei. è lei.

Kyoto: È la figlia del cieco.

Osaka: La voglio.

Kyoto: Tu l'avrai.

Osaka: Non farle male.

Kyoto: Non sciupo la mia merce !

Osaka: Che se ! Bada !

Kyoto

Son noto al Yoshiwara !
Non temere !

Osaka: Sta ben.

Kyoto

Soltanto : ho d'uopo di tua voce
Alla trama ch'io medito sottile,
Pieghevol come salce è la tua voce.

Osaka: È ver ; ho voce acuta ;
Imita il suono,
Il bisbigliar d'augelli,
Il chiacchierare d'irrequiete fanciulle.
La mia voce vibra nell'aria,
Desta gli echi ai monti
E vola alta nel ciel
Come cicogna o falco.

Kyoto: Essa m'occorre !

Osaka: E la fanciulla ?

Kyoto

Supponi ch'essa già sia cosa tua.
Andiamo a prepararci un viso !

Osaka: Andiamo.

Kyoto

Prudenza vuol così !
Ignoti e cáuti !

Osaka

Cáuti ? Ignoti ?

Kyoto

Sì !

Osaka

Già mi diverto e godo già !

(S'avviano verso il fondo della scena.)

Osaka e Kyoto

La vita è così bella.

Passano il ponte e scompaiono.

Suo limitare della casa appare il Cieco, che la figlia Iris guida amorosamente : scendono nel giardino.)

Il Cieco: Voglio posare ove è più caldo il sole !

Iris (Fa sedere il padre su di un piccolo sgabello.) Qui, padre.

Il Cieco: Sì... Oh, il buon raggio !
M'avviva !
Or dammi il mio rosario.
Vuò pregare !

Iris (porgendo al padre il rosario)
Ecco il rosario !

Il Cieco

E tu hai pregato ?

Iris

Sì ! Inaffierò i miei fiori, intanto.

Iris si aggira pel piccolo giardino, inaffiando i fiori ; ammirandone alcuno, coglie un crisantemo e se lo pone fra i capelli.)

Il Cieco: Io prego.

(Il cieco prega silenziosamente, immobile, movendo sola le dita per fare scorrere le grana del rosario.)

(Dal villagio si avanza un gruppo di mousmè ; portano a braccio, o sul capo, delle ceste di giunchi. Sono giovani lavandaje che vengono a lavare nel ruscello bianchi lini e variotinte mussoline.)

Le mousmè (avviandosi al ruscello)

Al rio ! Al rio !
È il plenilunio !
Al rio !
(Si dispongono in vari e pittoreschi gruppi per cominciare il lavoro.)
L'acqua è limpida e tiepida !
Sciuga il bucato al sole
E la lavanda è in fiore ;
È il plenilunio !
Fra loti ed iridi,
Felci e ninfee
E nenufari gelsominee
Scorre la rapida onda fuggente ;
Carezza il piè delle mousmè,
Viene il suo bacio dalla sorgente !
Bacio di rio, bacio di Dio ! (torcendo i lini)
Contorci e attorta !
Acqua corrente
Da lungi porta cento profumi ;
L'odor del muschio colto dall'onde
Fra zolle e dumi di cento sponde !
(Le mousmè scendono nel ruscello a lavare.)

Iris (occupandosi dei fiori del suo piccolo giardino)
In pure stille, gaie scintille
Scende la vita !
L'acqua s'effonde per vie profonde.
Bevi la vita,
Alga cerulea !
Tu, margherita, leva il candore
Della tua chioma !
O cilestrino fiore di mey,
Neve odorante, tu, gelsomino ;
E tu, olezzante fiore di amoma !
La varia chioma leva, o coriando,
Fiore di monte !

Il Cieco: Tu mi hai tolto la vista
Ma io vedo la Tua Grandezza ;
La tua Grandezza io la sento ;
Essa parla all'anima mia !
La bellezza della Vita creata da Te
Mi penetra col Sole
Nella mia vecchia persona !
Tu sei Grande e Buono !
La Vita è pur tuttavia
Sempre un cammino faticoso,
Ma è aggradevole se io
Penso che conduce a Nirvana !
(Le mousmè si raggrupano di nuovo sulla riva.)

Le mousmè
...Fra zolle e dumi
Di cento sponde.

Il Cieco

Io cammino anelando all mèta !

Iris

In pure stille,
Vive scintille
L'acqua penetra
Fra pietra e pietra
E all'appassita radice ascosa
Dona la forza, dona la vita !

Il Cieco

Tu mi hai tolto la vista,
Ma mi hai dato quella
Degli occhi d'Iris ;
Mi hai dato un Genio
Buono e gentile ;
Non son solo !
Io dico la Tua Grandezza !

Le mousmè (torcendo ancora i lini)

Contorci...

Iris

Ristora !

Le mousmè

...e attorta !

Iris

Irrora !

Le mousmè

Ha raggi il sole ;
Ha timi il prato,
Il lino candido
Biancheggia ed ole.

Iris: Thea odorosa, fiore divino,
Gardenia, rosa, vita bevete !
Bevete, fiore, mente, verbene,
E olezzi é balsami pel mio giardino,
Fiore, espandete ! O fior !

Le mousmè: Ha raggi il sol !
(Suoni lontani di striduli sàmisen, di gongs e di tamburelli ; Iris e le mousmè guardano con sorpresa verso la strada che conduce al ponte.)

Iris: Giù per la via ne viene un gaio suono !

Le mousmè (ascoltando ansiose)

Son sàmisen, tamburi e risonanti
Cymbali e gongs !

Il Cieco (ad Iris)

Lontano ?

Iris

S'avvicina !

Il Cieco

Iris, chi son ? Le vedi ?
Guarda !

Iris (Si avvicina alla siepe, guardando verso il fondo.)

Guardo !

Le mousmè

Son commedianti !
Sono guèchas !
Vengono !

Iris

Oh, padre...

Il Cieco

Di' !

Iris

È il Teatro dei Pupi !

Il Cieco

Stammi presso, fanciulla !

Iris

Sto alla siepe !

Il Cieco

Sono vagabondi !

Iris

Obbedirò !

(Torna presso il padre e lo rassicura.)

Le mousmè

Ritardiamo il ritorno ?

Osaka e Kyoto, entrambi camuffati da istrioni girovaghi, sbucano dal fondo con un codazzo di suonatori, guèchas e samouraïs, al suono di sàmisen, gongs, tamburelli.

Le mousmè corrono incontro curiose, e battono festosamente le mani nel vedere che si tratta d'una rappresentazione di Pupi.

Osaka e Kyoto scendono dal ponte, seguiti dalla loro compagnia.

Le mousmè curiose, fanno cerchio ; mentre ad un cenno di Kyoto alcuni degli istrioni piantano il Teatro dei Pupi.)

Rimaniamo !
Col bucato più tardi torneremo !
Ecco le guèchas !
Tutte a veli...
È numerosa assai la compagnia !
Veh ! quattro guèchas !
Sono due gli attori !
Son quattro i suonatori !
Eccoli ! Vengono !
Eccoli ! Vengono !

Iris (Attratta dalla curiosità, si pone ad osservare dietro la siepe.)

(Dietro alle biancospine mi metto !)

Kyoto (rivolto alle mousmè pur tenendo d'occhio Iris che si è avvicinata alla siepe del suo giardino, guardando ansiosamente)

Io son Danjuro
Il padre dei Fantocci
Che nelle mie commedie
Faccio sposi alle gentili bambole !

(rivolto ai suonatori)

Olà, musica !
Mousmè, tenete pupe da marito ?

Le mousmè

Sì che ne abbiamo ;
E sono buone e belle !

Iris

(Come la mia, no...
Non ve n'ha ; sto certa !)

Le mousmè

È un Teatro di lusso !

Il Cieco (chiamando)

Iris !

Iris (al padre)

Sto qua !

Kyoto

Ora daremo rappresentazione.

Udrete i Pupi miei dir tante cose.

Tutte maravigliose e dotte assai.

Parlar udrete Jor,

(accentando e sorvegliando sempre Iris)

Figlio del Sole e Dhia,

In questo frattempo il Teatro sarà stato montato ; ai suo lati due paraventi.

La bella figlia sventurata,
Ma più non voglio dir...
Udrete, e basta !
Ehi, musica !

Ai suonatori, mentra fa cenno alle mousmè di far silenzio, e di far largo.

In pari tempo distribuisce i Pupi ad alcuni del suo seguito, e parla sottovoce ad Osaka.

Durante gli ultimi preparativi le mousmè seguono gioncchioni, facendo cerchio intorno al Teatrino.)

Preparerò la scena.

Le mousmè

Poniamci tutte intorno.

Kyoto

(Osaka, attento !)

Osaka: Non dei temer.

Kyoto

(La parte ?)

Osaka

Io la ricordo,
E non ne fallo un ette.

I suonatori si mettono accosciati a terra davanti al Teatrino.

Kyoto

(E la piccina ?)

(Mentre continua a parlare con Osaka, colloca dietro i paraventi la guècha cantatrice, el e tre guèchas danzatrici.)

Osaka

Guarda... con occhi larghi
Come foglie di loto e di nelumbo !
Sta alla siepe !)

Kyoto

(Vedrai, ne la trarremo !
Ora l'adesco !
È la curiosità infallibil àmo !)

Osaka e Kyoto si collocano dietro il paravento a destra del Teatrino da dove possono spiare i movimenti d'Iris, pure eseguendo le loro rispettive parti.

Le mousmè

Facciam silenzio !
Già danno principio !

(Rimangono silenziose e attente.)

(Si alza il sipario del Teatrino, e Kyoto fa cenno d'introdurre in scena Dhia.)

----

LA RAPPRESENTAZIONE

Dhia (una guècha)

Misera ! Ognor qui sola !
Unque mai mi consola !
Morte rapì mia madre !
Ridotta è mia famiglia
A un collerico padre
Che non ama la figlia !
Ho vesti brutte e lacere,
Scarne braccia e sottili,
Gote pallide e grame ;
Son malata ed ho fame
E sono le mie lacrime
Mie gemme e miei monili !
Chi ascolta i miei dolori ?
Non ho amiche nè fiore !

Osaka (sottovoce alla guècha): Brava.

Kyoto

(Attrice valente !)

Le mousmè (Fanno i loro commenti.)

Come forza le lacrime,
La povera fanciulla !
Davvero fa pietà !

Osaka (indicando le mousmè): Vè come stanno attente !)

Le mousmè (chiamando Iris)

Iris, vientene qua ;
Di là tu vedi nulla !

Kyoto, imitando la voce rauca di un vechio catarroso, fa le più strane grida del mondo, picchiando forte sul legno del Teatro a dare l'idea dell'avvicinarsi del vecchio, iracondo ed inumano genitore.)

Iris (alle mousmè)

Vedo !
Qui resto ; grazie !

Dhia

Ah, mio padre ! Lo sento !

Le mousmè

Ecco il padre !

(Apparisce sul teatrino il pupo Padre ; le mousmè fanno segni di spavento e di meraviglia.)

Dhia

Tremo dallo spavento !

Le mousmè

Che ceffo !
Me lo sogno stanotte !

Il Padre (Kyoto) (con voce terribile)

Ah, sciagurata putta !
Sono stanco di mantenermi
Questa sciocca vana,
Inutil, neghittosa, scioperata !

Dhia

Ah, padre mio !

Il Padre

Preparati ! Io ti vendo
Al gran mercato di Simonosaky !

Dhia

No, padre, no, non vendermi !

Il Padre

Preparati !

Osaka

(La piccina si muove !
Forza al dialogo !)

(Iris commuove, e con gesti concitati segue la svolgersi del dramma.)

Dhia (Cade ai piede del pupo Padre)

Per la luce del sole e delle stelle,
Tienmi ancora con te !
Che vuoi ch'io faccia ?

Osaka (indicando Iris)

(Ha gli occhi rossi, rossi !)

Il Cieco (chiamando la figlia)

Iris !

Iris

Sto qua !

Il Padre

Al gran mercato di Simonosaky
Tu troverai padrone !
Io sono stanco d'averti qui con me !
Tu mangi troppo e non mi rendi nulla.
Ond'io ti vendo !

Le mousmè (Impressionate da tante crudeltà, sono furenti contro il pupo Padre.)

Vecchio lercio ! Furfante !
Musa da vecchia arpia !

Dhia (con grido straziante e disperato)

Uccidimi, piuttosto !

Il Padre

Basta ! Ho detto !

(Se ne va.)

Le mousmè

È sordo alle sue tante
Lacrime disperate !

(urlando, e minacciando coi pugni il padre tiranno, mentre questi se ne va)

Pigliamolo a sassate !
Orco ! Vampiro ! Via !

Osaka

(Si scalda il nostro pubblico !)

Kyoto

(È in furore !)

Dhia

Morire ! Sì... Finire !

Osaka

(Quasi, quasi t'uccidono
Davvero il pupo Padre !)

Iris

Oh, la istoria pietosa !
Mi par che dentro al core
Mano mi prema e tocchi !
M'offende un gran dolore
Che mi rende affannosa !

Dhia

Deh, prendimi con te,
Genio del Bene !
Portami teco
Dove non si soffre !

Iris: Come è triste il suo canto !
Ho volontà di pianto nell'anima...
E negli occhi !

Kyoto (ad Osaka): Or tocca a te. Dolcissimo.

Osaka -- Dolcissimo. Jor, figlio del Sole:

*********************

Apri la tua finestra
Jor son io -------------------- a
Che vengo al tuo chiamar,
Povera Dhia ! ----------------- b
Apri la tua finestra
Al raggio mio ! --------------- a
Apri il tuo cor
A mia calda malìa ! ----------- b
Jor ha ascoltata, o Dhia,
La tua preghiera ! ------------------ c
Apri l'anima tua,
Fanciulla, al Sole ! ----------------- d
Apri l'anima tua alle mie parole ! --- d
Apri il tuo cuore a me,
Fanciulla, e spera ! ------------------- c
Tu vuoi morir ?
Morire io ti farò ------------------------- e
Ma ti farò morir dal Sol baciata, -------- f
Poscia al paese eterno ti trarrò... -------- e
Ove, o fanciulla,
Tu sarai amata ! ------------------------ f

Kyoto (vedendo l'impressione che la voce di Jor ha fatto sull'animo d'Iris)

(È questa poesia gran ciurmatrice !
Due motti, due bisticci
Ch'uno dice
E una fanciulla inconscia come questa...
Vi si sdilinque e vi perde la testa.)

(Poco a poco una finestra del Teatrino si illumina, poi si apre e si scorge il Pupo d'Jor, figlio del Sole : Dhia s'inginocchia innanzi a lui. Iris, quasi affascinata da tale spettacolo, abbandona la siepe del suo giardino e si accosta al Teatro.)

Iris

De' sogni il triste verde
Disvanisce e si perde !
Quali i vani bagliori
D'erranti, misteriose
Lucciole luminose
Se ne vanno i dolori !

Kyoto (alle danzatrici)

(Or, guèchas,
Quando termina il duetto, danzate e
Fate... senza dar sospetto !)

Dhia

Io muoio ! Prendimi !
Tua m'abbandono !
Portami al mondo eterno della Luce !
Salgo a Nirvana !
È Jor che mi conduce !
Jor, son tua !
A te tutta mi dono !

Iris (a Dhia)

No, tu non muori, Dhia !
Tu ascendi alle alte nuvole
Di rose e di viole !
Con Jor tu ascendi, o bambola,
Al paese del Sole
E della Poesia !

Jor

Or muori, dunque !

(Dhia cade stecchita, mentre Jor invoca sulla morta pupa le danze celesti.)

Danzatrice alate, intorno a lei
Che a me ne vien, danzate !

(a Dhia)

Ti coprirò di zaffiri e topazi !
Vieni agli amori
Degli eterni spazi !

(Con gran stupore del pubblico, Jor avvinghia Dhia, e così abbracciati si vedono i due pupi innalzarsi lentamente per salire al... Nirvana, mentre cala il sipario del Teatriono ; in pari tempo le tre guèchas mascherate si collocano innanzi, pronte alla danza.)

LA BELLEZZA

LA MORTE

IL VAMPIRE

(Durante le danze, Kyoto gira intorno, e così riesce scaltramente a distrarre l'attenzione, mentre le tre guèchas danzatrici circondano Iris, la quale rimane ad un tratto isolata dal gruppo delle mousmè al posto più avanti.)

(Con vorticosi giri e con voli dei loro veli le tre danzatrici riescono a nascondere Iris, la quale ingenuamente ammira.)

(I samouraïs rapidi s'impossessano della fanciula : una mano sulla bocca le strozza un grido !)

Iris

Ah !

(Le tre guèchas continuano la danza, avvicinandosi di nuovo al gruppo delle mousmè : coi larghi giri dei loro veli impediscono alle spettatrici di vedere i samouraïs che trasportano Iris completamente inanimata verso la città.)

(Le guèchas formano un gruppo bizzarro.)

Kyoto

(che ha tutto sorvegliato, visto il colpo riuscito, si congeda dall'udienza. Intanto, ripiegato il Teatrino, i paraventi, rinchiusi i pupi, la comitiva degli istrioni è pronta ad andarsene.)

Grazie, mousmè ! A rivederci !
Musica !

Le mousmè (Si alzano in piedi per andarsene.)

Andiamo ! è tardi !
È tardi ! Andiamo !

(S'avviano verso il villagio.)

Kyoto (ad Osaka, facendogli cenno d'avviarsi colla comitiva verso la città)

(Or lascio questo scritto
E del denaro al Cieco,
E il colpo è fatto !)

Osaka

(Il colpo è fatto !)

(Partono tutti ripassando il ponte. Kyoto corre entro il giardino d'Iris ; rapidamente depone sulla soglia della casetta un foglio scritto, tenuto disteso da rios d'oro e mommès, proprio presso al Cieco e con tanta abilità da non risvegliarne il sensibilissimo udito, poi raggiunge correndo la comitiva che si allontana.)

Il Cieco

Questo dramma è menzogna tutto ! tutto !
Malvagio in testo e talento malvagio !

(credendo Iris sempre presente)

Iris, tu che ne dici ?
Non rispondi ?
Comprendo ; sei commossa !

(Sorride bonariamente, credendo sempre di parlare ad Iris.)

No ; non credervi !
Tu sei sì buona che ogni pianto
Breccia fa nel tuo cuore !

(stendendo il tremulo braccio)

Andiamo ; dammi il braccio !
Perchè non credo
Ai gemiti di Dhia ?

(Sorride ancora.)

Ebben... vi credo !

(Stende ancora il braccio.)

Vieni ! Dammi il braccio !
Una carezza al vecchio Cieci !
Iris ! Ancora non rispondi !
Iris ! Iris ! Iris ! Mia figlia !

(Si alza barcollante, cerca intorno a se, incespica, cade.)

Vita ! Non ci sei più !

(alcuni merciaiuoli ambulanti che passano per andare alla città, udendo le grida strazianti del Cieco, entrano nel giardino, e lo rialzano compassionevoli.)

Il Cieco

Iris ! Mia Iris !
Iris !

I merciaiuoli

Cieco,
A che gridi disperatamente ?

Il Cieco

Iris ! Mia figlia !
In casa ! Là ! Cercatela !

(Alcuni merciaiuoli entrano nella casa, ed appariscono poi alla finestra spalancata.)

Alcuni merciaiuoli (alla finestra)

È vuota la tua casa !
Iris non c'è !

Il Cieco

Chiamatela a gran gridi !
Per pietà !

Alcuni merciaiuoli

Iris !

(Ascoltano.)

Iris !

(Ascoltano ancora.)

Neppur l'eco risponde !

Il Cieco

La mia Vita !
Pupilla de' miei occhi !

(Tornano dalla casa ; uno dei merciaiuoli, nell'uscire, vede e raccoglie il fogio e il denaro lasciato da Kyoto sulla soglia.)

La figlia mia ! Così buona !

Un merciaiuolo

Tu la piangi ? Non piangerla !

Il Cieco

Che dici ? Ohimè, che dici ?

Il merciaiuolo

Qui sulla soglia
T'ha lasciato un foglio

(mostrando foglio e denaro ai compagni)

E del denaro !

Il Cieco

Iris ?

Alcuni merciaiuoli

È al Yoshiwara !

(Il Cieco tocca e ritocca, uscendo in gridi soffocati, il foglio e il denaro.)

(L'ira, il dolore, rendono il Cieco come pazzo, ed allontanando con violenza alcuni fra i merciaiuoli che gli stanno vicini vorrebbe correre da solo verso la città ; ma incespica e cade. I merciaiuoli si affrettano a rialzare il Cieco, il quale prorompe in dirotto pianto.)

Il Cieco (Piangendo, si rivolge ai merciaiuoli, che sono invasi da un gran senso di pietà.)

La casa ! Il mio giardino !
Quel che tengo a chi di voi
Mi guida al Yoshiwara !
Or voglio là...
Là schiaffeggiarla !
Voglio sputarle in volto, voglio...
E maledirla !
Iris ! Mia vita !

(Le lagrime gli troncano le parole ; quasi vergognoso di quell'affetto che gli trabocca dall'anima, esclama minaccioso :)

E poscia... e poscia... e poscia...

(Pietosamente i merciaiuoli lo sorregono e lo accompagnano barcollante, inebetito, quasi fantasma, verso la città.)


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Atto Secondo

Dov'è ora l'umile casetta tua così modesta e semplice colle sue stuoie colorate e i battenti di quercia, o piccola Iris ? La bianca siepe di biancospine fiorite ? Il sentiero coverto dal fiore delle scabbiose che conduce al rio ?
Dov'è la pace dei campi intorno e il silenzio ristoratore come il riposo della tua vallea entro all'ampia circolare distesa di monti e, in alto, la solenne maestà del Fousiyama ? Dove l'aria purissima ? Dove la luce libera ?

Tu ora giaci nel cuore affannoso della città gaudente ove più accelerato batte il palpito delle esistenze nelle diverse febbri che agitano le genti, quella della gloria, quella del piacere, quella del denaro. La più appariscente delle Case Verdi è ora la tua abitazione ; tu vi riposi sul rialzo di lacca ed oro di un fton ricchissimo, abbandonata la fragile persona alla stanchezza che ti ha affranto, e ti covre un velario trasparente come aria !

Tu sei nel Yoshiwara !

Qui, nella dolcissima ora del drago, non verrà il Sole a dissipare i piccoli sogni paurosi della tua infantile fantasia ! qui, nella misteriosa ora del cignale, non la luna scenderà a posarsi con te !

Qui, ricche stuoie a tessiture fantasiose impediscono alla luce di penetrarvi.

No, il Sole non penetra nelle Case Verdi ! Qui tutto è riflesso di metallo che scoppia a vivi e rapidi sfavilli dalle profumiere cesellate dove brucia esalando l'olio di camelia odorosa, dai vasi smaltati, dalle grandi chimere e mostri di smalto e cobalto che adornano la stanza.

Là, in un angolo, un bouddah ride, i piccoli occhi sfuggenti la enorme epa floscia giù a sfascio sul loto simbolico che gli fa da piedestallo.

Non la luce, non l'armonia del Sole ! Solo, su dalla tumultuante via, per le stuoie che la dimenticanza delle kamouro ha lasciato semiaperte, entra l'affannoso moto della vita cittadina, le strida dei merciaioli, le minaccie dei samouraïs, le ansanti cadenze dei djin, i diversi idiomi dei dragomanni, la bestemmia e la risata. Presso al tuo letto, come spettri, stanno ancora le guèchas.

(Una guècha accosciata sussura un "Anakomitasani" accompagnandosi al suono del sàmisen.)

Kyoto (Cogliendo le guèchas in oziosa curiosità, le investe con voce concitata ma trattenuta, per non svegliare Iris.)

Là che ci fate
Ancora mascherate ?
O che siete de' bonzi ?
E... stz !

(impedendo loro di parlare)

Tacete ! Silenzio !
Non voglio, appena desta,
Ch'abbia ricordi tristi,
Ognor dolori !
Tutta una festa, un giorno d'ori,
Di bronzi e fiore !

(sorpreso nel vedere aperta una della imposte)

Toh ! fuori spalancata è ancora l'impannata ?

(Vorrebbe gridare ma si ritiene.)

Silenzio, dico !

(fra i denti)

Rispondermi volete ?
Oh, le sfacciate !
Udite !
Dalla strada salgon
Le voci chioccie de la gente,
L'andare ed il venire
De' djin correnti !
O che avete gli orecchi fatti in giada ?
Con tal baccano o chi può mai dormire ?
E chete ! Mogie !

(irritato)

Vostre voci acute son vespe,
Son cicale, son zanzare ! Mute,
Vi voglio mute e, se possibil,
Senza respirare !

(Va a chiudere l'imposta ; guardando nella strada vede un elegante norimon entrare nella casa.)

Toh ! Vien gente !
È Osaka in palanchino !
Giù tutti col migliore nostro inchino !

(Rapidamente tutti si inchinano quasi toccando colle fronti il suolo.)

Osaka (Entra con inusata vivacità, indirizzandosi a Kyoto.)

Ch'io vegga ov'è
La mousmè da li occhi
Simili a camelie !

Kyoto (calmandolo)

La voce tua
Modula in suon più grave,
Come punta d'agave
Va ne li orecchi a chi posa !

(L'astuto taikomati mostra all'annoiato signore Iris addormentata.)

Riposa !

(allontando brutalmente le guèchas, che scompaiono rapide)

Donne, vampiri della casa, via !

(Osaka e Kyoto si avvicinano al letto d'Iris.)

Osaka

Sollevami il velario !

Kyoto

Parla piano !

(sollevando il velario)

Toh ! guardala !
È perfetta ! Non ti pare ?

Osaka

Spande l'odor del loto,
La piccina !

Kyoto

Sogguarda a quella bocca porporina !

Osaka

È ciliegia da cogliere e mangiare !

(Contempla Iris, poi si scosta insieme a Kyoto.)

Kyoto

Vedi che braccio !
E vedi un po' che mano !

Osaka (con grande entusiasmo)

Créa in quegli occhi
Il lampo d'un desio,
Vibri in quegli occhi
Il senso, l'uman dio,
Una scintilla, un fuoco, una favilla
Che di piacer ne incendi la pupilla
E dimmi, come lei ne sai tu alcuna ?

Kyoto

Nessuna,

(con finta convinzione)

In fede mia, nessuna !

Osaka

In questa noia matta
Ogni dì soddisfatta
E insoddisfatta, costei nel cuor
M'ha cacciata una spina di brama
Che m'affana !
Non è mousmè leziosa di città,
Ordigno fatto per la voluttà ;
Qui c'è l'anima !

(Torna presso il letto a guardare e lascia ricadere il velario sulla fanciulla addormentata, poi trae con sè lontano in disparte Kyoto onde il loro chiacchierio non risvegli Iris.)

Lunga lotta m'annoia ;
A ritrosie io mal m'adatto ;
S'ella resistesse ?

Kyoto

Abbi denaro e il
Paradiso è ovunque !
Comprendi tu ?

Osaka

Parla un linguaggio chiaro !

Kyoto

Son fior le frasi,
Le parole foglie,
Ma il frutto è l'or
Che satolla le voglie.
Comprendi tu ?

Osaka

Abborro tai proverbi !

Kyoto

Regali ! Doni appariscenti !
Ricchi ! Vistosi !
Mi comprendi ?
Larga mano !
Aperto borsellino !
Mi comprendi ?
Vesti ! Fiori ! Gioelli !
Mi comprendi ?

Osaka

Oh, fauce ingorda !
Oh, fauce sazia mai !

Kyoto

Dapprima già ci vuol qualche moìna
Per rasciugar gli occhietti
Da le lacrime, poi...
Una nuora poi... diventa suocera !

Osaka

E aggiungi, in oltre,
Il più fantasioso
E armonico linguaggio figurato...

Kyoto (che ha osservato Iris, fa cenno ad Osaka di tacere)

Stz ! Desta è la piccina !
Vieni via !
Va a prepararti un romanzesco viso !
Porta gemme... regali !
Mi comprendi ?

(Escono cautamente.)

Iris (Si sveglia e guarda intorno a sè sorpresa.)

Ognora sogni,
Sogni e sogni...
Oh, il bel velario !
Oh, il lieve drappo
Tutto sparso d'iridi...
Or la mia veste è un velo
E ha trasparenze d'onda e di nube !
Or io cosi ho vergogna !
Non più le mie pianelle
In lacca nera ;

(alzandosi e camminando)

Ho sandali dorati,
E il piè vi posa
Così morbidamente
Che mi pare di camminar
Sopra un prato di piume !

(Ed ecco svolgersi nella mente trasognata dell'ingenua fanciulla le scene del teatrino, la danza delle guèchas e... il rapimento.)

Ecco ! Or ricordo !
Sì, Il Teatro ! Dhia !
La danza delle guèchas !
Il nero manto m'avvolge del Vampiro !
Ove son io ?
Morta son dunque
Sì, sono una morta !

(Guardando intorno più attentamente, mormora fra l'angoscia e la gioia.)

E questa casa bella
È il Paradiso ?

(Si ode un dolcissimo suono di sàmisen interno : Iris ascolta. Un sàmisen attira i suoi sgardi.)

Chi è morto tutto sa !
Diceva il bonzo !

(Prende il sàmisen.)

Mi voglio accompagnar l'Uta di Nániva !
"Sorge dal mar la Luna...

(tentando di accompagnarsi col sàmisen, ma dalle sue dita esce il più discordante e pazzo suono)

È luna piena...
Una giunca laggiù mi mena ;
Io vo coll'onda che mi porta."

(interrompendo)

La voce canta
Ma il suon non l'accompagna !

(Getta indispettita l'istromentao, mentre riprende il suono interno dei sàmisen.)

Dicon di gran bugie
Nel mondo ai vivi !
Che da vivo non sa,
Non sa da morto.

(Si aggira curiosa e meravigliata ammirando i ricchi paraventi ed i preziosi dipinti. Vede pennelli e colori su di una tavola. Essa vi si accosta ed attratta dal mistero dei colori siede preso la tavola tentando di pingere. Vuole dipingere un fiore, ma invece n'esce un angue ; Iris getta indispettita il foglio di carta. Ed ora vorrebbe dipingere un cielo azzurro, ma le inesperte mani non riescono che a tracciare una macchia grigiastra. Sfiduciata, lascia cadere i pennelli.)

Io pingo... pingo,
Ma il mio pennello invano stendo,
Intingo !
Va la mia mano invano !
Invano, invano va la mia mano !
Io penso a un fiore,
E n'esce invece un'angue tutto terrore,
Tutto un rosso di sangue !
Se voglio un cielo,
Azzuro in mio pensiero,
È un fosco velo,
Un velo tinto in nero !
La fantasia con sè m'invola
E porta di casa mia a la picciola porta ;
Là la pupilla d'un cieco
Finalmente ha una scintilla,
Una favilla d'una luce rovente
Che fulge e brilla,
Ma il lucer d'una lacrima
Che lentamente stilla !

(Accasciata, nasconde il viso tra le mani.)

In paradiso (han detto) non si piange !
Ed io di lacrime... ho i miei occhi pieni !

(Una cortina si solleva lentamente e Kyoto introduce Osaka. I due uomini si soffermano sul limitare della porta e guardanola la fanciulla seduta davanti al tavolino dei colori.)

Osaka (parlando sottovoce a Kyoto)

A un cenno mio manda
Le vesti e i doni.

Kyoto

Sì, manderò !

Osaka

Or quanto a te,
Inutil qui... va via !

Kyoto

A meraviglia !
Vo !

(Il taikomati scompare dietro la cortina, lasciando soli il giovane signore voluttuoso e l'ingenua mousmè.)

(Alle parole di Osaka Iris si volge sorpresa, gitta un grido e si ritrae pausosa. Osaka la arresta d'un gesto ammirativo.)

Osaka

Oh, come al tuo sottile corpo s'aggira
E s'informa di te la flessuosa
Notturna vesta !
Senza posa lo sguardo ti rimira
Da capo a piè
E l'anima s'appaga nella sorpresa vaga,
Nel portento gentile di tua beltà
Che, in festa alta, trionfa in te.

(Osaka si avvicina sempre più ad Iris. Questa si ritrae ancor più, sorpresa e impaurita.)

Iris

(Conosco questa voce !
Io già l'udii !
In ogni sua parola si rivela :
È la voce d'Jor !
È Jor ! È Jor !)

Osaka

Perchè il piede ritraggi
Se a te vicin
Mi porta il mio desìo ?

(Iris si ferma palpitante e Osaka le è vicino.)

Dentro a' tuoi veli lascia lo sguardo mio
Disioso penetrare !
Io ne' tuoi occhi veggo tutti i cieli !
Gli olezzi io bevo in te
Di tutti i maggi !

(Osaka accarezza la testa di Iris : questa chiude timorosa gli occhi. Al tocco del giovane gli spilloni cadono e disciolgono liberi i lunghi capelli che fluiscono giù per le spalle di Iris, ricoprendola come di un manto.)

Osaka (tuffando con voluttà le mani nei capelli d'Iris)

Ah, i tuoi capelli...
Son sì lunghi e tanti
Da incatenarti intorno...
Tutti gli uomini !
Tu m'incatena e per la via, mousmè,
D'ogni tua brama,
Deh, tu, mi mena !

Iris (incredula, quasi sorridendo e riannodandosi i capelli)

(Da niuno ho udito dirmi tante cosa.
Iris tanta bellezza ?
Niun lo crede !
M'ha detto un sol finor che son graziosa,
Il babbo mio,
Ch'è cieco e non mi vede !)

Osaka

Il tuo corpo s'ingiglia
D'un candore più bianco del Fousiyama !
Bocca sana vermiglia !
Fresca fontana ove zampillan
Tutte le dolcezze
E tutte le carezze !
Ove il mio sangue vivo si ristora !

(Iris sorride nell'udire le parole entusiastiche di Osaka.)

Tu ridi ? Ridi ?
Ridi ! Ridi, ancora !

Iris (con timore e vergognosa)

(Ho fatto male a rider,
Ma non so se muovermi
O star ferma a sue parole,
Se fargli reverenza !
Gli dirò : "Signor !"
No ! "Re !" È poco...
"Figliuol del Sole !")

Osaka

Arrossi a mie parole ?
Non arrossir !
Lascia arrossire il sole ;
Egli ogni dì ha tramonti, tu ?
Sali, sali, altissima,
A le superbe aurore,
Ai superbi orizzonti del mio amore !

Iris

Figlio del Sol !

Osaka (Dà una stridente risata. Iris si ritrae ancora, impaurita.)

Ah tu, fanciulla, ancor mi credi
Jor della Commedia ?
Or recito la Vita !
T'ho, in vesta d'istrion
Per farti mia, rapita.
Apri gli occhi, mousmè !
Vedi ed impara la Vita.
Il vero nome mio
Vuoi tu sapere ?
Ebben, mousmè,
Io mi chiamo : "Il Piacere !"

Iris (ricordando con accento di terror)

Un dì (ero piccina),
Al tempio vidi un bonzo
A un paravento tutto fatto a simboli,
Sciorinare il velame d'un mistero...
Era una plaga
D'un gran mare morto
Color del bronzo ;
E v'era un cielo
Rosso sì come sangue,
D'un rosso livido ;
E una gran spiaggia,
Una gran spiaggia morta
Di grigio e nero...
Una fanciulla giacèavi adagiata,
Scarne le membra,
Sparsi i capelli
E nella bocca un riso
Ch'era uno spasimo...
Su dal mar morto
Una gran piovra intanto
Il capo ergeva...
E la fanciulla col grande
Occhio falcato fuor guatava ;
Questa, domata a quel terror di sguardo,
Tutta affisava !
Su dal mar morto
I viscidi tentacoli
Moveva il mostro, e per le gambe,
Pei reni e per le spalle,
Poi per le chiome
E il fronte e gli occhi
E il petto esile ansante,
E per le braccia
La stringe e allaccia !
La stringe e allaccia in viso !
Essa sorride ognor !
Essa sorride e muor
Con un estremo spasimo
Che par un riso... essa sorride
E muor, e muor !
E il bonzo a voce forte :
"Quella piovra è il Piacere...
Quella piovra è la Morte !"

(Iris si lascia cadere ai piedi del giovane, piangendo e rimanendo accasciata dalla paura e dal dolore.)

Deh, ch'io torni a mio padre !

Osaka (con cinismo)

Son le fole dei bonzi
Spavaldi e ipocriti
Che all'alito d'un bacio
Si sburgiardano !

(A un cenno di Osaka le koumaro portano e stendono ai piedi di Iris stoffe, gioielli, ventagli, fiori.)

Osaka (sollevando Iris e stringendola a sè poco a poco)

Or dammi il braccio tuo,
Braccio di neve e avorio !
Intorno al collo così m'anoda !
Scogli i capelli !

(sciogliendole ancora una volta i capelli)

La testa bruna sovra il mio petto
Tu m'abbandona !
Cogli occhi, gli occhi miei...
Tu, ed io, labbra le labbra !
Vi scendo e tocco la dolce bocca !

(Osaka abbandona la sua bocca su quella di Iris quasi svenuta, mormorando e supplicando :)

È questo il baccio !

(Iris, staccandosi da Osaka, rimane atterrita, poi prorompe in pianto.)

Osaka (guardandola, sorpreso)

Piangi ?

Iris

Penso a mio padre !

Osaka

Gli darò vesti e denaro !

Iris

Io penso alla mia casa !

Osaka

Palazzi avrai !

Iris

Io penso al mio giardino !

Osaka

Ne avrai d'immensi
E a serre ognora in fiore !

Iris

Ma non sono i miei fior !

Osaka (annoiato e sdegnoso)

(È una pupattola !)
Nullo desio ti adesca
Di codesto splendore,
Vesti, ori ?
E il bacio è un'esca
Cui non morde il tuo cuore ?
Chiedi, fanciulla ! Brama !
Tu pur abbi un desio !

Iris

Voglio il giardino mio !
Io voglio il mio giardino,
Colla sua sieppe intorno,
La mia casetta bianca
Col mormorante rio,
Col suo villaggio a manca,
Con la vallata a prati,
Col sol che appena è giorno
Appar sugli elevati fianchi
Del Fousiyama e...
Mi chiama, mi chiama !

(Rimane immobile.)

(Kyoto accorre.)

Osaka (seccato, rivolgendosi a Kyoto)

Da un'ora essa m'attedia !
È pupa da commedia !
Pupa di legno ; or' io mi sdegno !
Un mio consiglio, accetta !

Kyoto (con finta sottomissione)

Ognora Kyoto impara !

Osaka (imitando Iris)

Torni alla sua casetta !

Kyoto

È questo il tuo consiglio ?
La espongo al Yoshiwara !

Osaka

Fa' pur !
Ahimè, che noia !

(Se ne va sbadigliando.)

Vo ! Sbadiglio !

Kyoto (con astuzia parlando fra sè)

Colle piccine gran maestra è natura.
O moine o paura !
Osaka è giovin ; vede ratto,
E ratto ei vuole il suo desìo
Tradotto in fatto.
Esperienza e pazienza !
A me ! Vediam !

(Con occhio conoscitore osserva e studia attentamente Iris.)

Perfetta ! E in una vesta
Ancor più trasparente di codesta,
Come se indosso avesse a veste il nulla,
Vederete qual trionfo di fanciulla !

(Scegli una veste e fa cenno alle donne di vestirne Iris.)

Alla toeletta ! Olà !

(Le donne accorrono ; Iris impaurita vuol fuggire.)

(irritato)

Con me ritrosa ?

(imperioso)

Qui s'obbedisce ! Bada !
Per le putte cattive c'è la morte !

(Apre la parete a destra e mostra ad Iris un precipizio oscuro e fondo : Iris indietreggia impaurita.)

Chiamo il Vampiro
E fatta è la tua sorte !

Iris (implorando)

No, non fatemi male !

Kyoto (rabbonito)

Non lo voglio !

(insinuante ; prende il pupo che nella commedia rappresentava Jor e lo porge ad Iris)

E se obbedisci, guarda !
È tuo !

Iris (Sorpresa, prende con gioia il pupo.)

È Jor !

Kyoto (dietro le suoje, spiando nella via)

Annotta !
La gente dotta e ghiotta
D'ogni cosa vaga e rara
S'accalca e indaga !
Già arrossa di lumiere il Yoshiwara !
Oh, febbre del Piacere !

(Intanto le esperte donne cominciano ad abbigliare Iris, dietro un paravento.)

La parete sottile scorre e schiude
A uno sciame gentile di donne ignude !
Qualche altro Osaka certo passerà,
E in questa onesta rete di giovinezza incapperà !

Iris (Mentre l'abbigliano, Iris tutta intenta al pupo, si risovviene la dolcissima cantilena del dramma, e mentre la ripete, infantilmente lo fa agire.)

Apri la tua finestra !
Io sono il Sole !
Apri l'orecchio a mie dolci parole !
Apri l'anima tua alla fede e spera !
Jor ha ascoltata, o Dhia,
La tua preghiera !
Tu vuoi morir ?
Morir io ti farò,
Ma ti farò morir dal sol baciata,
Ed al paese eterno ti trarrò...

(Kyoto si allontana dalla veranda, ed osserva Iris completamente abbigliata.)

Ove, o fanciulla, tu sarai amata !

Kyoto

Vediam ! Così stai bene !

(Strappa ruvidamente il pupo ad Iris, e lo gitta in alto ; una guècha lo afferra a volo.)

Ha sonno il piccol Jor ;
Poniamolo a dormire !
Or ti conviene
Sovra la bocca un vago punto in or !

(Prende un pennello, e disegna un neo d'oro sulle labbra d'Iris.)

Così ! Vediam ove posarti...
In alto ! Ti voglio qui !

(Colloca Iris sulla veranda.)

Superbamente erette
Le divine tue forme !
Ed or vediam
Se la gente abbocca !

(alle guèchas)

Attente, streghe, attente, attente !

(colpo di mano)

(gridato)

Via le cortine !

(Le guèchas fanno scorrere rapidamente le mobili pareti. Si scorge la strada del Yoshiwara tutta affollata. L'improvvisa apparizione d'Iris attrae subito l'attenzione della folla, che prorompe in entusiasmo.)

La folla

Oh, meraviglia delle meraviglie !

(Kyoto, appoggiato alla veranda, osserva soddisfatto.)

La vaga figlia !
È rosa thea !
Fior di verbena !
Fior di vaniglia !
Fra le più vaghe figlie
O vaga meraviglia !
Giorno di rose e di viole !
Notte serena !
Parla, bella mousmè !
Udiamo l'armonia di tue parole !
Parla !
L'anima di desìa !
Sì, è rosa thea
E imbalsama davvero
Tutta una giovinezza !
Una carezza di questo fior
Darìa vita all'idea
D'uno spento pensiero !
Gemma pura di natura !
Parla, bella mousmè !
Parla ! Parla ! Parla ! Ah !

Kyoto (esaltandosi di gioia e fregandosi le mani)

Son uomo di talento, sì o no ?

(Un norimon si fa largo nella folla ; ne esce Osaka, il quale vedendo Iris, respinge la folla, gridando furente, esaltato.)

Ve' che furore !
Strana è la gente
In fregola d'amore.
Io ci guadagnerò a staia i riò!

Osaka

Datemi il passo !

Kyoto

(È Osaka !)

Osaka

Indietro ! Indietro !

Kyoto

(Eccolo ancor !
È pazzo !)

Osaka

Indietro !

Kyoto

(Io godo !)

Osaka (Aggrappandosi, sale sulla veranda.)

Iris, son io !
Io sono Osaka, Jor...
Tutto sarò per te quel che vorrai !
Osaka può donarti gemme ed or
Quanto può darti Jor
Di luce o rati !
E qui or io
M'inchino innanzi a te,
Qui giù, qui giù nel fango !
Qui a' tuoi piedi !
Curvo a' tuoi piè,
Fanciulla,
Osaka vedi qui giù !
Qui giù nel fango !
Qui a' tuoi piè !
Qui la pazzia prosterno
Del mio orgoglio
Che cieco e vil m'ha
Fatto a tue bellezze !
Iris ancor, ancor,
Dammi l'immenso ciel
Di tue carezze !

(Si slancia verso Iris ; ma Kyoto si frammette fra Osaka e la fanciulla.)

Kyoto

Osaka, io qui son servo
A tutto il pubblico !

Osaka (impetuosa e minacciando Kyoto)

Io primo fui che tal tesoro vidi !
Kyoto, la voglio ancor !
Io son pentito !
Ebben : chi gareggiar potrà con me ?
Dò tutto quel che chiedi,
Ladro, arpìa !

(con espansione)

Iris divina,
Deh, sii mia ! Iris !

(Appare nella folla il Cieco, accompagnato da due merciaiuoli.)

Il Cieco

Iris ?
Essa è qui dunque ?

Iris (Rimasta fino all,ora intontita, alla voce del padre sobbalza per la gran gioia.)

Sì, son io...

(protendendo le braccia verso il padre, mentre la folla sorpresa circonda curiosamente il Cieco)

Padre ! Son Iris !
Ah, qui vieni ! Qui !

La folla

Suo padre ? È un cieco !

Il Cieco (implorando i circostanti ; la folla, presa subitamente da un senzo di pietà, fa largo intorno al Cieco.)

Conducetemi sotto a la finestra...

La folla

Fate largo ! Fate largo !

Il Cieco

...ove sta la fanciulla svergognata !

La folla

Il passo ! Il passo !

Kyoto (Sorpreso dall'apparizione del Cieco, urla per giustificarsi.)

Egli venduto m'ha la figlia sua !

Il Cieco (imperioso)

Iris, rispondi ! Ove sei tu ?

Iris

Qui, padre !

Il Cieco (Guidato dalla voce della figlia, si avvicina, e raccogliendo manate di fango le scaglia contro la veranda : gran movimento di sorpresa nella folla)

To', sul tuo viso !
To', sovra il tuo fronte !
To', nella bocca !
To', ne tuoi occhi : fango !

La folla

Ah !

(La maledizione del padre rende Iris pazza di dolore, e respingendo tutti da sè, con improvviso slancio si precipita dalla finestra nell'abisso prima mostratole da Kyoto, prorompendo in un grido terribile.)

Iris

Ah !

Osaka (che non arriva in tempo per salvare Iris, rimane terrorizzato alla finestra, davanti all'abisso)

Ah !

Kyoto (le mani nei capelli)

Ah !

La folla

Ah !


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Atto Terzo

O bel Genio nipponico, bello e antico Genio delle poesie, leggende, paurosi drammi, grottesche commedie e ute dolcissime agli amori che animano i silenzii delle sere... Bello e antico Genio dei fiori e dei pittori, non dunque gaiezza di colori vivaci, non bianchi chiarori di lune o distese di prati verdi correnti ai declivii di azzurri monti rispecchiati da laghi candidi, non trionfi di cieli e stormi di migranti uccelli, o mari d'argento ed agili saettii di awabis, intorno alla agonia di Iris ?
Sul delicato corpo, capolavoro distrutto, giù nell'abisso incombono solo le tre sinistre notti, la notte senza stelle del cielo, la notte senza riflessi delle acque morte, la notte senza lacrime della insensibilità della natura.

Così qui muore la vergine, il picciol corpo abbandonato all'abbraccio della bomhêria velenosa e della scirpa pungente.

Di lassù non un riflesso di una delle mille gaie lumiere del Yoshiwara !

Nell'aria greve e letale pur tuttavia vagano incerte ombre strane.

Bella e antica fantasia nipponica, sono essi forse gli Èni del tuo mondo superstizioso che scendono radendo gli squallidi fianchi della squallida montagna, i tuoi grotteschi, bonarii o perversi folletti dalle facce sinistramente buffone ? È Benkei a cavallo della sua gran campana di bronzo ? È Kintoki abbracciato ad un orso che ride ? È Momotaro gobbo e sbilenco ? O sono forse gli Incubi in forma di granchi o nani dall'orribile rictus quelle strane ombre ?

In verità rassembrano fantastiche creationi, così la penombra caliginosa li trasfigura ! No ; non sono gli enti permalosi e ad ora bonaccioni delle tue fole infantili, bello e antico Genio nipponico ; sono dei cenciaioli, quaggiù sospinti dalla lotta per la esistenza !

Colle loro lanternuzze, bizzarre umane lucciole della Vita cittadina, errano, l'uncino acuto a mano, guardando, desiderando, sognando i più pazzi tesori del mondo, giù in questo fango di cose morte.

LA NOTTE

Voci di donne cantando a bocca chiusa (in lontananza)

(Alcune figure strane errano con piccole lanterne e con uncini, rovistando.)

Un cenciaiuolo (Tutto solo in disparte, canticchia un Elogio alla Luna.)

Ad ora bruna e tarda
La Luna è tutta gaia
Se in due la si riguarda ;
Soli è una Luna scialba...
Se Notte non ti appaia,
Amica, invoca l'Alba !

Alcuni cenciaiuoli (frugando inutilmente)

La fogna è avara e muta !
L'uncino invan la scruta !

Un cenciaiuolo (S'arresta, gli occhi fissi nell'uncino trattenuto da un qualche cosa presso l'acqua morta.)

Tacete !
Il mio s'intrica !

(Il cenciaiuolo ritira con paziente cautela l'uncino e trae a sè diretto un inviluppo d'ortiche. Gli altri ridono.)

Altri cenciaiuoli (Ridono.)

Ah, ah, ah !

Alcuni cenciaiuoli

È il cespo d'un'ortica !

Altri cenciaiuoli (Ridono.)

Ah, ah, ah, ah, ah, ah !

(Ritornano a cercare.)

Un cenciaiuolo (Respinge brutalmente il collega che gli stavicino.)

Olà !

(Il suo uncino ha fatto presa in un blocco di fango e resiste contro un oggetto, pesante, come fosse davvero uno scrigno colmo di rios d'oro.)

Non muover passo !

Altri cenciaiuoli

Un tesoro ?

Alcuni cenciaiuoli

Dell'oro !

Altri cenciaiuoli

Grand'oro !

Alcuni cenciaiuoli

Gran tesoro !

(Con enorme sforzo il fortunato cenciaiuolo estrae dal fango un sasso... e gli altri ridono.)

I cenciaiuoli

Ah, ah, ah !
È il tesoro d'un sasso !

Alcuni cenciaiuoli

Ah, ah, ah, ah, ah !

Il cenciaiuolo (Riprende il suo Elogio alla Luna, mentre gli altri continuano a rovistare.)

Ad ora bruna e tarda,
La luna è tutta gaia
Se in due la si riguarda ;
Soli... è una Luna scialba...
Se Notte...

(Un rapido bagliore luccica sotto il monte tagliato a picco : un grido di sorpresa strozza al canterino cenciaiuolo l'Elogio alla Luna.)

Un cenciaiuolo

Un guizzo !

(Il bagliore è già svanito, e invano innalzano e abbassano le lanterne per richiamare nell'oggetto misterioso il bagliore intravveduto.)

Alcuni cenciaiuoli

Spento !
Svanito via !

Il cenciaiuolo

D'avida... fantasia il tormento !

(Ecco di nuovo, e più distinto, il bagliore di prima : è la veste d'Iris)

I cenciaiuoli

Ancor ! È raggio d'or !
Traluce ! È luce ! È veste !

Un cenciaiuolo

Ha dentro ancor
Il corpo che la porta !

(I cenciaiuoli, che sono accorsi avidamente, s'arrestano avanti il corpo d'Iris e non osano stendervi le mani.)

Il cenciaiuolo

Che importa ?
È d'una morta !

(Si slanciano sul corpo d'Iris. La veste è strappata con gran violenza ; uno respingendo l'altro a pugni, a ceffate, si contendono gli orpelli di Kyoto. Un moto di vita sfugge dal piccolo corpo d'Iris. I cenciaiuoli, atterriti, superstiziosi, paurosi, fuggono.)

Il cenciaiuolo (lontanissimo)

Amico, invoca l'Alba !

Iris (Rinvenendo un poco, come trasognata, mormora, quasi rampogna contro il mondo, il destino o la divinità.)

Perchè ? Perchè ?

(E rimane immobile : nell'aere freddo e muto le sembra di udire strane e beffarde voci, che rassembrano quelle dei tre personaggi della sua breve esistenza : il giovane della voluttà, il taikomati, il padre cieco.)

L'EGOISMO DI OSAKA

La voce di Osaka

Ognun pel suo cammino
Va spinto dal destino
Di sua fatal natura !
Il tuo gentile vezzo,
Calma a desìo divino,
È un'umana tortura.
Tu muori come il fior
Che pel suo olezzo muor !
Nel mio egoismo tetro
Or porto altrove il mio riso
E canto di spetro.
Così la Vita ! Addio !

L'EGOISMO DI KYOTO

La voce di Kyoto

Rubai ; fui bastonato,
Onde mutai mestiere ;
Ho la livrea indossato
Del più gran re : il Piacere.
Or siamo quim così.
Io, per la mia viltà carnefice,
Tu, vittima per questa tua beltà...
Perchè ? Io no lo so...
Così la Vita ! Vò !

L'EGOISMO DEL CIECO

La voce del Cieco

Ohimè, chi allumerà
Nell'inverno il mio foco
E all'ombra o a fresco loco
L'estate m'addurrà ?
Tale è il pensier che in fondo
Dispreme il pianto mio
E fa il mio duol profondo !
Così la Vita ! Addio !

(Le voci misteriose, così come hanno favellato alla fantasia della morente fanciulla, si estinguono bizzarramente.)

Iris (credendo sempre di sognare)

Ancora il triste sogno pauroso !
Visioni ! Affanni ! Angoscie !
Persone ignote !
Ignote cose e lochi
E strane risa e lacrime !

La voce di Osaka (lontanissima)

Tu muori come il fior
Che pel suo olezzo muor...

Iris (Il pensiero della sua misera vita le si affaccia dolorosamente.)

Il picciol mondo della mia casetta
Perchè dispar ? Perchè ?
Giardin, rondini, fior,
Echi a' miei canti...
Tutto dilegua e tace.
Perchè codesti strazii
E queste tenebre ?
E perchè piango e muoio,
E m'abbandona ogni persona
E cosa e vita,
E luce, e tutto ?
Il Picciol mondo della mia casetta
È silenzio e paura.

(sempre l'angoscia, la stessa domanda)

Perchè ? Perchè ?

(Nel cielo cominciano i primi bagliori. La luce si fa più viva, quasi volesse rianimare la morente Iris, che guarda fissa nelle immense profondità dell'azzurro cielo. I primi raggi del sole scendono a carezzare Iris ; essa crede sentire in sè rinnovellarsi la vita : e con entusiasmo alzandosi e protendendo le braccia in alto, saluta il sole, che ora tutta la illumina.)

Iris

Un gran'occhio mi guarda !
Il Sole ? È il Sole !
Tu sol non m'abbandoni !
A me tu vieni,
Io riposo al tua raggio
Riposo nella luce !
Aure di canti !
Mari di splendori !
Plaghe, cieli di fiori !

(Muore Iris, ma già eterna, sente la sua anima divenire fulgida come un raggio, alla voce ben nota del suo Sole che chiama.)

Il Sole (coro)

Ancor ! Son Io, la Vita !
Son la Beltà infinita,
La Luce ed il Calor.
Amate, o Cose !
Dico : Sono il Dio novo e antico ;
Son l'Amor, son l'Amor !

I FIORI

Voci di donne cantando a bocca chiusa

(Tutta una fantasia di fiori, che sbocciano sotto la potenza dei raggi solari, si stende poco a poco intorno al corpo d'Iris. Non più gli squallidi dirupi, la melmosa fogna, ma una immensità di fiori ed un mare di luce.)

(Gli steli dei fiori si annodano intorno al corpo d'Iris, come braccia umane, e la sollevano su per l'azzurro e l'infinito... verso il sole.)

Il Sole (coro)

Dei Mondi Io la Cagione ;
Dei Cieli Io la Ragione !
Uguale Io scendo ai Re,
Sì come a te, mousmè ! ecc.
L'anima tua è mia !
D'un fiore all'agonia venite
O fior, o fior venite tutti, o fior !

O Morte, Signora Misteriosa, quanto sei grande nella tua pietà, Tu che tanti mare e cieli eterni poni fra gli umani e i loro dolori !




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