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Wednesday, March 28, 2012

G. B. Denegri, il primo Guilelmo Ratcliff (Mascagni, La Scala 1895a). Aria: Ombra esecrata

Speranza


Soltanto allor l'antico
oscuro mistero si svelò della mia vita
il canto degli augelli
e l'dioma de’ fiori
allor compresi, allor degli astir l'amoroso saluto,
il mormorio del fonte,
l'asolar del venticello
e del mio petto
i segreti sospiri,
tutto, tutto io compresi
e quasi allegri fanciulli
insieme godevano insieme giocavam
n'era svago uno dell'altro cercar
poi nel giardino alfin trovarci
delle rose m'offria
delle mortelle m'offira
de' suoi capelli e cari baci,
baci che a cento doppi a lei rendea
fin che a' piedi io le caddi
e di’ Maria,
m'ami tu, supplicai.
Ah maledetta serpe
Con occhi impauriti, strani, e quasi repugnante,
a me si volse, e con beffardo inchino
e con parola di gel,
no, mi ripose,
ancor lo sento quel,
no, diestro di me.
Lo sento ancora.
Quel, no, no.
Derisor sul capo mio e così strepitando
a me si chiuse,
ahi, la porta del cielo.

ARIA:

Ombra esecrata
nebbia che mi persegui
in forma d'uomo
non mi guardar con quegli occhi sbarrati
mi suggi il sangue con quegli occhi
in pietra rigida mi converti
onda gelata nelle bollenti viscere
mi versi e trasformi me pure
in un notturno spento fantasma,
quel loco m'accenni,
col tuo proteso vaporoso braccio
tu mi accenni quel loco
e debbo io dunque,
Maria, Maria, la candida colomba,
sangue tu vuoi, chi parla, olà,
di vento soffio non fu,
rapirla io debbo,
inchini la fronte tu, sia, sia,
ferrea è la tempra del mio volere
e più di quel divino,
più di quello infernale, onnipossente.

Fernando de Lucia, tenore mascagnano, creates the role of "Silvano" (Mascagni, La Scala 1895b)

Speranza


Recitativo:

O, come questo semplice canto
mi turba il core.
Perchè Renzo alla pesca non andò,
quel canto e menzognero,
no, non è vero,
non si scorda l’amore.

ARIA:

S'è spento il sol laggiù lontan
nel placido ocean,
la terre e il ciel, le stelle e i fior
m’invitano all’amor
e par che a me or voglian dir
le gioje ed i sospir
di quell’età che un sognò
fu e che non torna più
o gia tra i vel in mezzo al mar
la dea veggo spuntar
la dea gentil che il cor
sogn che sempre chiamerò
O, vieni a me,
vo’ accarezzar,
baciar e ribaciar
il bianco sen, il biondo crin,
il labbro porporin
o vieni a me, o vien.

O, che placida notte
e questo mare una cosa divina
e su dall’onde giù dalla volta
dell’immenso cielo viene una pace sovrumana
al core ho dormito
e nel sonno udii Matilde chiamarme a se,
dolce e dormir sognando di lei
che s’ama ma e piu dolce il bacio
della bocca adorata
ed io rimango qua solo,
solo a contemplar le stelle
mentre m’aspetta la mia sposa, andiamo.

Andreoli ("Stagno") first sings the "Siciliana"

Speranza


O Lola, ch'ai di latti la cammisa
si bianca e russa comu la cirasa
quannu t'affacci fai la vucca a risa
biato cui ti dà lu primu vasu
ntra la porta tua lu sangu è sparsu
e nun me mporta si ce muoru accisu
e s'iddu muoru e vaju mparadisu
si nun ce truovo a ttia, mancu ce trasu.

Giuseppe Campioni, creator of role of "Flammen" in Mascagni's "Lodoletta" (1917, Costanzi) -- rec. Gigli

Speranza




Se Franz dicesse il vero
se fosse già tranquilla e consolata.
No, sento che non è,
eppure non ha voluto
che la ritrovassi
ed ha lasciato vuota la capanna.
Lodoletta è fuggita,
volata via.
Ah, dove avrà posato
ora che i rami sono senza
fronde e i prati senza fiori?

ARIA:

Ah, ritrovarla nella sua capanna
tutta piangente come quella sera,
arrivar piano piano e rivederla
come la vidi in quella primavera.

Oh, Lodoletta sono ritornato,
son ritornato e resterò con te,
dorme il villaggio e noi siam soli soli,
io tengo la sua testa sul mio cuore
ed è tutta una vita che finisce
ed è tutta una vita che fiorisce.
O, perchè Lodoletta io ti lasciai,
O, Lodoletta mia dove serai,
dove sarai, dove sarai.

Monday, March 19, 2012

The Cherry Duet -- Mascagni, "L'amico Fritz"

Speranza

L'amico Fritz

Commedia lirica in tre atti

Musica di Pietro Mascagni
Libretto di P.Suardon (Nicola Daspuro)

SUZEL

Han della porpora vivo il colore,
son dolci e tenere...

FRITZ (fra sé, guardandola dolcemente)

Di primavera somiglia a un fiore
fragrante e roseo...

SUZEL

Son pronta a coglierne un mazzolino...
debbo gettarvele?

FRITZ

Gettate subito, bell'augellino,
le saprò prendere...

Mascagniana

Speranza

L'amico Fritz

Commedia lirica in tre atti

Musica di Pietro Mascagni
Libretto di P.Suardon (Nicola Daspuro)


Personaggi

Suzel, soprano
Fritz Kobus, tenore
Beppe, lo zingaro, mezzosoprano
David, rabbino, baritono
Federico, amico di Fritz, tenore
Hanezò, amico di Fritz, basso
Caterina, governante di Fritz, soprano
Coro di contadini e contadine

L'azione ha luogo in Alsazia, 1890


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Atto Primo

Sala da pranzo in casa di Fritz Kobus

Mobili di quercia intagliati. A destra camera da letto di Fritz, a sinistra porta della cucina e porta d'ingresso. In fondo due grandi finestre a vetri colorati; accanto alle fine­stre due porte a invetriate. Le due finestre e la porta a sinistra, che danno accesso ad una terrazza, sono aperte. A sinistra, sul davanti, una piccola tavola con l'occorrente per scrivere. A destra, un po' più in fondo, tavola da pranzo ric­camente imbandita. Da un lato, una rastrelliera per pipe. Accanto alle finestre una piccola tavola da servizio; qua e là qualche seggiola, una poltrona.

Attraverso la porta e le finestre aperte si vede la balaustra a colonnine della terrazza, alla quale si accede per mezzo di alcuni scalini. Più in giù, nel fondo, si scorgono i tetti delle case, le cime degli alberi.

È il tramonto.

Scena I

Fritz e David

FRITZ

Ma questa è una pazzia! Vuoi maritare
tutti e, per colmo di sventura, io debbo
sborsar la dote!...

DAVID

Son ragazzi e s'amano...

FRITZ

Ci pensin loro... ho in odio il matrimonio...
Non so che sia l'amore... e chi sospira
e piange e si dispera per le donne
rider mi fa. Ma chi del mio denaro
resta garante?

DAVID

lo firmerò per loro...

FRITZ (sorridendo)

Bravo, di te posso fidarmi. Scrivi!

DAVID

Grazie! Grazie!

FRITZ (dettando)

«M'impegno io sottoscritto...»

Entrano Hanezò e Federico

Scena II

I precedenti, Hanezò, Federico, poi Caterina

HANEZÒ

Evviva Fritz!

FEDERICO

Evviva!

HANEZÒ (a Fritz)

Per la tua festa i nostri voti accogli.

DAVID

Deh, tacete. Bisogna ch'io gli scriva...

FRITZ

Debbo sbrigare uno dei tanti imbrogli
del rabbino...

FEDERICO

Ha qualcun da maritare?

HANEZÒ

Sempre!...

DAVID

Scrivo: «M'impegno io sottoscritto
di rendere al signor Fritz Kobus mille e
trecento lire al sei per cento, quando...

FRITZ (interrompendo)

il detto signor Fritz compiuti avrà
due secoli d'età!

HANEZÒ e FEDERICO (ridendo)

Ah! Ah!

DAVID

Che dici?

HANEZÒ

Bella davver!

DAVID (con dolore)

È inutile, tu vuoi
farti giuoco di me.

FRITZ

Suvvia, scherzavo.
Ecco il denaro.

DAVID

O mio diletto Fritz,
come potrò ricompensarti?

FRITZ

Voglimi sempre bene!

CATERINA (entrando con la zuppiera)

Signori, è pronto.

FRITZ

Andiamo a tavola!

HANEZÒ

Ed ancor Beppe non venne?

FEDERICO (a David che si dispone ad uscire)

E tu che fai?

DAVID

Verrò per fare un brindisi!

Si mettono a tavola, meno David. Caterina esce

FRITZ (servendo la zuppa agli amici)

Lascialo! In palpiti saran gli sposi...
Se tarda, possono d'ansia morir.

FEDERICO

Vada, s'affretti!

HANEZÒ

Corra!

DAVID

Noiosi!...
D'amor dovrete voi pur soffrir!

esce dalla terrazza

FRITZ (chiamando David attraverso la finestra)

Ohè, David! David, oggi perché
anche una sposa non hai per me?

DAVID (dalla terrazza)

Oh, Fritz, rammentalo, tu pur sarai
marito un giorno!

FRITZ

Ma tu non sai
la mia divisa? Amico a tutti e sempre...
Marito... no!

DAVID (allontanandosi)

Vedremo!

FRITZ

Oh! che bel matto!

HANEZÒ (alzando il bicchiere)

Viver tu possa sempre giocondo!

FEDERICO

Salute ai celibi di tutto il mondo!

CATERINA (rientrando, a Fritz)

Signore, è giunta Suzel, la figliuola
del fattor... vi vorrebbe salutare...
Ha dei fiori per voi...

FRITZ

Fatela entrare.

Caterina fa entrare Suzel e poi esce

Scena III

Suzel e i precedenti, poi David

SUZEL (con un piccolo mazzolino di viole mammole in mano si avanza verso la tavola con gli occhi bassi, tutta vergognosa)

Son pochi fiori, povere viole,
son l'alito d'aprile
dal profumo gentile;
ed è per voi che le ho rapite al sole...
Se avessero parole
le udreste mormorar:
«Noi siamo figlie timide e pudiche
di primavera,
siamo le vostre amiche;
morremo questa sera,
e saremo felici
di dire a voi, che amate gl'infelici:
il ciel vi possa dar
tutto quel bene che si può sperar».
Ed il mio cor aggiunge una parola
modesta, ma sincera:
eterna primavera
la vostra vita sia, ch'altri consola...
Deh, vogliate gradir
quanto vi posso offrir!

Suzel, con gli occhi bassi, offre il mazzolino a Fritz

FRITZ (sorridendo odora i fiori)

Tu sei molto gentil, dei fiori tuoi
l'olezzo mite giunge caro a me.
Grato ti sono. Orsù, vieni tra noi
al fianco mio.

Suzel esita

Ti vergogni? E di che?

SUZEL (timidamente)

Oh... no...

FRITZ

Bambina!

Suzel siede

HANEZÒ (sottovoce)

Com'è carina!

FEDERICO (c.s.)

Quanto candor!

HANEZÒ (c.s.)

Dei campi è un fior

FRITZ

E il babbo come va, povero vecchio?

SUZEL

Babbo sta bene; egli, però, vi aspetta.

FRITZ

Certo, verrò. Di'... come vanno i campi?

SUZEL

Tutto si allieta: il cielo è uno splendore,
l'aria è dolce e sottile, e il prato è in fiore.

FRITZ

Suzel, bevi. Verrò fra pochi dì.
Bevi! Non star così!

DAVID (entrando)

Vi saluto!

FEDERICO

Sei qui, vecchio rabbino!

HANEZÒ

Giungi in buon punto...

FRITZ

Ecco, un bicchier di vino!

David siede e beve

Un brindisi chi fa?

DAVID (a Suzel)

Tu pur, bimba, sei qua?
(Come la bricconcella
s'è fatta grande e bella!)

Dalla terrazza arriva un dolce suono di violino

HANEZÒ

Chi mai sarà?

FRITZ

Lo zingaro!

DAVID

Ah! questi è Beppe!

HANEZÒ

Udite il violino.

FRITZ (guardando Suzel)

Perché piangi, perché?

SUZEL (timidamente)

Mi commuove la musica...
Scusatemi.

FRITZ (sottovoce)

Di che?...
Se commuove anche me!

HANEZÒ (ascoltando la musica)

Oh, quanto è bella!

FEDERICO

Silenzio!... taci.

FRITZ

Che dolci note!

DAVID

Paiono baci!

La musica cessa. Tutti si alzano. Fritz corre verso la terrazza e s'incontra con Beppe

Scena IV

Beppe e i precedenti

BEPPE

Salute, amico Fritz!

FRITZ (abbracciandolo)

Ah! n'ero certo
che saresti venuto...

BEPPE

Amico, avrei sofferto
di non farti per oggi il mio saluto...

FRITZ

Beppe, siediti qua...
so quel che vuoi dirmi...
non voglio udir!

DAVID

Canta per noi!

Beppe imposta li violino all'uso zingaresco e, dati alcuni accordi, canta

BEPPE

Laceri, miseri, tanti bambini
languîano qua,
senza mamma quei poverini
facean pietà.
Era uno strazio! Quando, amoroso,
per essi stringersi un cor sentì:
fu il nostro amico quel generoso
che li nutrì.

FRITZ (con dispetto)

La vuoi finir?

DAVID, HANEZÒ e FEDERICO

Oh, canta, seguita, lascialo dir!

BEPPE

Preso dal turbine d'una bufera,
persi il cammino;
ansante, gelido, sfinito, a sera
caddi supino.
Scendea la morte! Quando, amoroso,
un braccio valido mi sollevò:
fu il nostro amico quel generoso
che mi salvò!

DAVID, HANEZÒ e FEDERICO

Viva lo zingaro! Evviva! Bravo!

FRITZ (celiando)

D'esser sì grande io non pensavo!

CATERINA (rientrando ed appressandosi a Suzel)

Suzel, fermo alla porta è il biroccino.,.

SUZEL (alzandosi rapidamente)

Ah sì, che è tardi!

FRITZ

Vuoi lasciarci già?

SUZEL

Il babbo attende...

FRITZ

Va', cara piccina...
Presto verrò. Salutalo per me.

SUZEL

Grazie, vi servirò.

FRITZ

Ringrazio te
dei vaghissimi fior.

Suzel fa un inchino ed esce

HANEZÒ

Come s'inchina!

BEPPE

Ha nello sguardo amore!...

FEDERICO

Quanto è gentile!

DAVID

A me sussurra il core:
bisogna farne subito
la più vaga sposina
di tutta Alsazia!

FRITZ

Ma Suzel è bambina.

DAVID

Presto, vi giuro, io la mariterò.

FRITZ

Che pazzo!

HANEZÒ

Oh, tu vaneggi...

DAVID

Io so quel che mi fo!

FRITZ

Va alla malora
tu, le tue femmine,
e chi le adora!

HANEZÒ e FEDERICO

Rabbin, questa è per te!

DAVID (levandosi irritatissimo)

Per voi, ghiottoni inutili,
la vita è nel goder!
Passar i giorni a tavola,
ecco il più gran piacer.
Ma chi nel petto ha un'anima,
chi crede in Dio, che disse:
«Getta nel fuoco l'albero
che senza frutti visse»,
chi preferisce al vivere
randagio e senza amor,
una famiglia, un placido
nido che allieti il cor,
vi deve disprezzar,
deve chiamarvi piante da bruciar!

BEPPE

Il suo sermone è splendido!

FEDERICO

Ma predica al deserto...

FRITZ

Oh! grida, strilla, arrabbiati!

DAVID (a Fritz)

Eppure... io ne son certo,
noi presto accompagnar
ti dovremo all'altar.

FRITZ

All'altare?

DAVID

Ne dubiti?
Lo affermo e ci scommetto!

BEPPE

Oh, che bel matto!

HANEZÒ

Stolido!

FRITZ

La tua scommessa accetto:
giuoco la vigna mia di Clairefontaine!

DAVID

Ad ufo beverò. Vada!

FRITZ

Sta ben!

S'ode il suono lontano d'una piccola fanfara che si avvicina a poco a poco

HANEZÒ

Son gli orfanelli...

BEPPE (a Fritz)

Portano
a te, benefattor,
il saluto del cor!

Beppe, Federico e Hanezò corrono alla terrazza

HANEZÒ

Oh, quanta gente!

BEPPE

Vengono in qua.

FEDERICO

Oh, come marciano!

BEPPE

Guardali là!

HANEZÒ (a Beppe)

Son tuoi discepoli?

BEPPE

Amico, sì!

HANEZÒ

La folla applaude!

FEDERICO

Sono già qui.

BEPPE (batte il tempo con le mani)

Oh, vieni, Fritz, vieni a veder!

FEDERICO

È uno spettacolo che fa piacer!

FRITZ (battendo sulla spalla di David)

I figli miei saranno quelli ognor!

poi agli altri

Andiamo, amici, i bimbi a salutar!

raggiunge gli amici sulla terrazza

DAVID

Eppure, o stolti, vi vedrò cascar!

LA FOLLA (di fuori)

Salute a Fritz! Viva il benefattor!

Tutti agitano i cappelli salutando la folla


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Atto Secondo

Cortile nella fattoria di Mésanges

A destra, la fattoria, larga tettoia sporgente; finestre a pic­coli vetri ottangolari, scala esterna con ringhiera di legno, che conduce al primo piano. Abbasso, accanto alla scala, un pozzo coll'abbeveratoio pel bestiame.

In fondo, un piccolo muro taglia la scena da destra a sini­stra. Nel centro del muro è un vano, con un cancello di legno. Tra il pozzo e il cancello, dietro al muro, un ciliegio che stende i suoi rami sul cortile. Nel cortile, aiuole e vasi con fiori.

Qua e là, appoggiati al muro, aratri, rastrelli, falci. Sotto la tettoia, ceste e paglia.

È l'alba.

Scena I

Suzel, Coro interno

SUZEL

Ah, le belle ciliegie! Stamattina,
appena il signor Fritz sarà disceso,
vo' che le assaggi... sono già mature.

CORO (da lontano)

Chi l'amor suo non seppe conservar
perde il tempo a sperar!
L'amore che lontano se ne va
mai più non tornerà.

SUZEL

I contadini sono andati all'opre,
era tempo: oggi devono tagliare
l'orzo maturo nella prateria.

Scena II

Suzel e Fritz

SUZEL

Il padrone tra poco sarà desto,
voglio per lui comporre un mazzolino.

cogliendo fiori

- Bel cavaliere, che vai per la foresta...
- Che volete da me, cara figliuola?
- Bel cavaliere dalla faccia mesta...
- Cogliete fiori, allegra boscaiuola?
- Bel cavaliere, ti darò una rosa...
- Grazie, piccina, rose non ne vo'!...
- Bel cavalier, sarà per la tua sposa...
- Piccina, grazie! la sposa non l'ho!

Fritz si mostra in cima alla scala, ascoltando

FRITZ

Suzel, buon dì. D'un gaio rosignuolo
la voce mi svegliò.

SUZEL

Che dite mai?

FRITZ

Mi piace come canti...

SUZEL

Oh, signor Fritz...
Canto così come mi vien dal core.

FRITZ (scende dalla scala)

Quei fiori son per me?

SUZEL

Per voi li ho côlti...
Ed oltre i fiori ho pronta una sorpresa..

FRITZ

Una primizia certo...

SUZEL

Le ciliegie.

FRITZ

Ciliegie! e son di già mature?

SUZEL

Han della porpora vivo il colore,
son dolci e tenere...

FRITZ (fra sé, guardandola dolcemente)

Di primavera somiglia a un fiore
fragrante e roseo...

SUZEL

Son pronta a coglierne un mazzolino...
debbo gettarvele?

FRITZ

Gettate subito, bell'augellino,
le saprò prendere...

Suzel esce dalla porta dell'orto, appare in cima alla scala dall'altra parte del muro, coglie le ciliegie e le getta a Fritz

Fresche scintillano, di brina ancora
son tutte roride...
Ma... è da quell'albero che, sull'aurora,
pispiglia il passero?

SUZEL

Sì, da quell'albero...
Ciò ch'egli dice

FRITZ

non sai comprendere?

SUZEL

Io lo so intendere... ch'egli è felice
nel canto mormora,
sui rami floridi ha i suoi piccini...
lieti l'aspettano,
agili scherzano dei biancospini
tra i fiori candidi.

FRITZ

Come ne interpreti bene il linguaggio!

SUZEL

Sembra che parlino...
Sembra salutino coi fior il raggio
dell'aurora...

FRITZ (solo, al proscenio)

Tutto tace,
eppur tutto al cor mi parla...
questa pace
fuor di qui, dove trovarla?
Tu sei bella,
o stagion primaverile!
Rinnovella
fiori e amor il dolce aprile!

SUZEL (rientrando dalla porta dell'orto, col grembiulino pieno di ciliegie)

Quale incanto
nel risveglio d'ogni fiore!
Riso o pianto,
tutto è palpito d'amore!
Tutto il prato
d'un tappeto s'è smaltato...
Al Signore
s'alza l'inno da ogni core!



Scena III

David, Beppe, Hanezò, Federico e i precedenti

(Si ode il rumore di un biroccino che arriva)

FRITZ

Oh! chi è che giunge? O Suzel, guarda!
Odo i sonagli...

SUZEL (guardando a sinistra)

È un biroccino...
I vostri amici! Beppe, il rabbino...

FRITZ (che è corso a vedere)

È Federico! Visto il bel ciel,
vengono qui.

SUZEL

Scesi son già.

FRITZ

Incontro andiam!

Escono. Dopo poco rientrano accompagnati da David, Beppe, Hanezò e Federico

SUZEL

Bene arrivati!

FRITZ

Il sol vi attrasse?...

BEPPE

Tu ci hai scordati!
Ti ripeschiamo!

DAVID (guardando Fritz meravigliato)

Sei fresco e bello.

FRITZ

Sì, sto benone... Merito a lei...

addita Suzel

DAVID

Brava davver!

Suzel entra nella fattoria

FRITZ

Nelle mie terre
facciamo un giro?

BEPPE, FEDERICO e HANEZÒ

Sì! Sì!

FRITZ (a David)

Dei nostri tu pur non sei?

DAVID

lo no, darei
disturbo e noia, mi sento stanco...

FRITZ

Andiamo noi!

DAVID

Vi attenderò...

FRITZ

Salute a David... Andiam, andiam !...

DAVID

Sin che torniate riposerò!

Tutti escono, meno David che siede, cava la tabacchiera e annusa

Vediamo un po'! L'amico
in volto è colorito e d'umor gaio...
Non ci fa saper nulla...
e sorridendo elogia la fanciulla...
Ch'egli sia già rimasto al paretaio?
Quando Suzel vedrò, tutto conoscerò.

Scena IV

David e Suzel

SUZEL (con una brocca dirigendosi al pozzo)

Ah, siete ancora qui?

DAVID

Sì, mi riposo.

SUZEL

Io l'acqua attingerò.

DAVID

Dammene un sorso.

SUZEL

Vo a prendere un bicchiere...

DAVID

Oh, non importa...
la brocca basterà...

SUZEL

Come volete...

DAVID (da sé)

La ragazza è carina...

SUZEL (gli porge da bere)

A voi! prendete!

DAVID (dopo aver bevuto)

È purissima e fresca...

SUZEL (c.s.)

Eccone ancora!

DAVID

Per ora no... fammi riprender fiato...
Ragazza, tu non sai ciò che pensavo?

SUZEL (impacciata)

In verità... signor...

DAVID

Presso la fonte,
porgendomi da ber, tu mi sembravi
Rebecca; e mi credetti Eleazaro.

SUZEL (subito)

Vi ridete di me?

DAVID

Non rido, no.

SUZEL

Ma che volete dir?

DAVID

Non sai la Bibbia?

SUZEL

Sì, la leggo ogni sera al padre mio.

DAVID

Ridimmi un po' la storia di Rebecca!

SUZEL (impacciata)

Signor mio, non potrò...

DAVID

Che! ti vergogni?

SUZEL

Ho soggezione...

DAVID

Via, fatti coraggio!

SUZEL (dopo un po' d'esitazione)

Faceasi vecchio Abramo, ed il Signore
lo aveva benedetto. Ei disse un giorno
al suo più vecchio servo: «Parti, va
nella natal mia terra, ed una sposa
scegli ad Isacco mio»

DAVID

«Ché tra le figlie
di Canahan, donna per lui non v'ha».

SUZEL

Ed in Mesopotamia il vecchio servo
fedele se n'andò; ma giunto ai pozzi
nei pressi di Nachor...

DAVID

Proprio così!

SUZEL

«Signor, ei disse, fa che la donzella
a cui prima dirò: porgimi l'anfora,
e che dirammi: "bevi" sia la sposa
d'Isacco».

DAVID

Brava!

SUZEL

E tempo non passò
che comparve Rebecca...

DAVID

Amata figlia
di Béthuel, figlio a Nachor, bellissima!

SUZEL

E il vecchio servo disse: «Oh, fa ch'io beva
un sorso di quell'acqua, per favore!
Ed essa a lui: «Ne bevi, o mio signore»
e l'anfora piegò verso quel vecchio.

DAVID

E sposa fu Rebecca... Ed ora, Suzel,
se a te dicessi, che porgesti l'acqua:
«Sono un messo del cielo, il mio signore,
che ha dovizia di case e campi e armenti,
non attende che te», che mi diresti?

SUZEL

Che dir potrei?... Non so... Giammai pensiero...

DAVID (fissandola negli occhi)

Giammai, davver?... E se, come Eleazaro,
ti dicessi: «Chi viene a noi dai campi?»
risponderesti tu come Rebecca,
nascondendoti il viso?

FRITZ (da fuori)

O Beppe, qua!

SUZEL (nascondendosi il viso nel grembiulino)

Ahimè! Mio Dio!

fugge nella fattoria

DAVID (con un sorriso di soddisfazione)

La sposa sua sarà!

Scena V

David e Fritz

FRITZ

Come va?

DAVID

Meglio assai... son riposato...
Ma... la campagna a te non viene a noia?

FRITZ

No, qui Suzel con garbo m'intrattiene...

DAVID

Suzel... difatti, ha qui con me parlato...
Mi piace... troverà presto marito.

FRITZ

Marito a lei! Ti pare?... è una bambina!...

DAVID

Ho il giovanotto che ci vuol per lei...

FRITZ (scaldandosi)

Essa rifiuterà...

DAVID

Non ci pensare!

FRITZ

Dell'antica mania non sei guarito?

DAVID

E mai ne guarirò. Parlo a suo padre
e le nozze, vedrai, si faran presto.

FRITZ (scattando)

Oh! no, non si faran perché non voglio...
Ah! finalmente... tu mi vieni a noia.
Lasciami in pace!

DAVID

A un vecchio amico parli
In questo modo?... Ma non mi spaventi
colle tue grida, non mi fai paura!

fa l'atto d'andarsene

FRITZ

David! David!

DAVID (ritornando)

Che c'è?

FRITZ

Vattene al diavolo!

David esce

Scena VI

Fritz solo

FRITZ

Quale strano turbamento
improvviso ora m'assale...
Da quel nuovo sentimento
agitato io sento il cor?
È l'amor da me deriso,
che si vendica e m'investe...
Dovran ridere sul viso
alla vittima d'amor?
No... son salvo... il rabbin m'aperse gli occhi...
Vo' fuggir... Suzel qua non mi trattiene...

Scena VII

Fritz, Hanezò, Federico, poi Beppe

FEDERICO

Fritz, noi partiamo... addio!

FRITZ

Con voi ritorno anch'io...

HANEZÒ

Come, vieni in città?

FRITZ

Sì, voglio tornar via.

FEDERICO

Così presto, perché?...

FRITZ

Mi ha tediato la campagna!

HANEZÒ

Ma il rabbino dov'è?

FRITZ

Resta alla fattoria.

FEDERICO

Ma qui si perde tempo...

FRITZ (da sé)

Oh! povera mia Suzel!

BEPPE

l biroccino si muove già.

FEDERICO

Che più s'aspetta?

FRITZ

Lesti, in città.



Scena VIII

David e Suzel

(Si sente il rumore del biroccino che si allontana)

DAVID

Sono i sonagli del biroccino...
E Fritz dov'è? Sta' a vedere
che ha preso il volo!...

SUZEL

Signor rabbino!

DAVID (additando il biroccino)

Non vedi... là?

SUZEL (con un grido)

È lui!

DAVID (fra sé)

Oh, il vile! Il disertore!

SUZEL (desolata)

Ahimè partì!

DAVID

Piangi?... perché?...

SUZEL (confusa)

Non so...

DAVID

Via, fatti cor!

SUZEL

Ahimè ! Partito egli è!...

DAVID (fra sé)

Son lagrime d'amor!

CORO INTERNO Dl DONNE

L'amore che lontano se ne va
mai più ritornerà!

SUZEL (disperata)

Mai più... non tornerà! Ahimè!...


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Atto Terzo

La stessa scena del primo atto

Scena I

Fritz solo

FRITZ

Tutto ho tentato... tutto, e sempre invano...
L'ho lasciata laggiù, senza un addio:
ma l'immagine sua, pur da lontano,
m'appare mesta e mi richiama a sé.

VOCI INTERNE

Intrecciate ghirlande, o giovinette!
Giovani, un fior mettetevi alI'occhiello!
La bionda molinara è andata sposa
stamane col suo bello!

FRITZ

E da per tutto amor! Sempre Il destino
mi perseguita... Ahimè Si sposa a Franges,
a Mesnil si battezza... e fin due vecchi,
bianchi ed allegri, fan le nozze d'oro!...
Oh, questa pace come turba il core!
Come tutto mi canta: «Amore! Amore!»

Scena II

Fritz e Beppe

BEPPE

Buon giorno, Fritz! Ti volli salutare...
Perché triste così?

FRITZ

Nulla...

BEPPE

Una volta
venivi incontro con un bel sorriso...
Che cos'hai?

FRITZ

La tristezza mi tortura!
Pace trovar non so...

BEPPE

Povero amico!
Oh! lo conosco il male che tu soffri!...
e l'ho provato anch'io, né son guarito!...
E scrissi una canzon per consolarmi.
Non la conosci tu? Vuoi che la canti?
O pallida, che un giorno mi guardasti,
in sogno tornami!
Una dolcezza tal mi procurasti,
che ancor ne ho l'estasi!
Oh! che chiedevi tu, con gli occhi tuoi?
Ebbrezze o lagrime?
Pallida, torna a me, dimmi che vuoi,
ch'io nulla négoti!
Nulla ti so negar, pallida mia,
t'ho dato l'anima...
E su un tuo bacio dà la morte... sia!
Oh vieni, baciami!

FRITZ

Anche tu, Beppe, giungi a torturarmi
con le mendaci ebbrezze del pensiero?
Lasciami in pace... lasciami!

BEPPE

Men vo!
Povero amico!

Beppe esce

Scena III

Fritz solo

FRITZ

Ed anche Beppe amò...
Anche al suo cor si apprese
questa febbre fatale della vita!
Anch'ei si accese
del male che delizia e fa soffrir!

sospira

O amore, o bella luce del core,
fiammella eterna che il mondo ha in sé.
Mesta carezza, lieto dolore,
la vita è in te!
Blanda è la luce che a notte scende,
sfolgora il sole possente ognor,
pure il tuo raggio su tutti splende,
luce del cor!
Oh! splendi, eterna limpida face!
Spanditi, o palpito generator!
Oh! canta, canta, l'inno di pace:
la vita è amor!

Scena IV

Fritz e David

DAVID (fra sé)

L'amico Fritz fantastica d'amore!

avanzandosi

Ebbene, come va?

FRITZ

Lasciami stare!

DAVID

Lo so, lo so che non ti senti bene...
Dice la Bibbia: «Al solitario, guai!»

con mistero

Ho combinato tutto...

FRITZ

lo non intendo...

DAVID

Per le nozze di Suzel...

FRITZ

Che mi dici?

DAVID

Impallidisci?

FRITZ

Non mi sento bene!
Ma... di' la verità... Suzel è sposa?

DAVID

Con un bel giovanotto, allegro e ricco...
Suo padre oggi verrà pel tuo consenso.

FRITZ

Ma... Suzel non sa nulla?

DAVID

Approva tutto.

FRITZ

lo nego il mio consenso...

DAVID

Oh! non lo dire!

FRITZ

Per farti rabbia m'opporrò...

DAVID

Fa pure!

Fritz esce

Scena V

David poi Suzel

DAVID (sorridendo)

Povero Fritz, l'amore in te si desta...
e una vera tempesta
s'agita nel tuo cor!

chiamando

Caterina...

Entra Suzel

Ah, sei tu, Suzel!

SUZEL

Signore, venni a portare
i frutti al mio padrone.

DAVID

Perché mesta cosi?... Piccina mia,
ti voglio sempre veder lieta, sai?
Che? Ti spuntan le lagrime? Fa' cuore!
Quando ritornerò sorriderai!

esce

Scena VI

Suzel sola

SUZEL

Non mi resta che il pianto ed il dolore...
io non sogno che ai piedi suoi cader,
dirgli che tutto il core
vive del suo pensier!
Vorrei dirgli: ma tu dei miei tormenti
non comprendi l'orribile martir?
Ah! nel tuo cor non senti
che mi farai morir?

Scena VII

Suzel e Fritz

FRITZ

Suzel!

SUZEL

Signor!

FRITZ (fra sé)

Come s'è fatta pallida!

a Suzel

Che mi vuoi dire?

SUZEL

lo?... nulla...

FRITZ

E che mi venne
allora a raccontare David? Ch'eri
già fidanzata ad un bel giovinotto?

SUZEL

Ahimè!

FRITZ (con amarezza)

Credevo inver che tu venissi
a portarmi l'invito per le nozze.

SUZEL

Ah! non lo dite!

FRITZ

Perché piangi? Forse
non l'ami?... E perché mai lo sposi?

SUZEL

Il babbo così vuol.

FRITZ

IL babbo? Ma tu non l'ami?

SUZEL

No.

FRITZ

Rifiuta le nozze!

SUZEL

lo non ho core...
Ma voi che lo potete
salvatemi, signore!

supplichevole

Ah! ditela per me quella parola,
ditela al padre mio:
se anco dovessi al mondo restar sola,
m'assisterà il buon Dio!
Pel babbo, certo, è questa una gran pena,
io lo farò soffrir...
Ma pria d'aver al cor quella catena,
preferisco morir!

FRITZ

Suzel, tu n'ami un altro!

SUZEL

Un altro? Ah, no!

FRITZ

Confessa! dimmi il nome suo qual'è?

SUZEL

Ahimè!

FRITZ

Saper lo voglio! Ed io farò
ch'egli ti sposi.

SUZEL

No!

FRITZ

Sì, dillo a me!

SUZEL

Giammai, giammai, signor, prima morir!

FRITZ

Te ne scongiuro!

SUZEL

Ah, no! voglio partir!

FRITZ

Ma... s'io t'aprissi le mie braccia?

SUZEL

Oh, Dio!

FRITZ

Se ti dicessi: t'amo!

SUZEL

Èsogno il mio?

FRITZ

lo t'amo, t'amo, o dolce mio tesor,
soave immagine d'amor!
Di te soltanto
vivea, mio bene,
e sol di te vivrò!

SUZEL

Oh! parla, parla, imparadisa il cor!
Non oso gli occhi volger su di te!
O vivo raggio d 'amor,
oh, splendi, splendi per me!
Il duolo, il pianto
e le mie pene,
tutto ora scorderò!

FRITZ

O Suzel mia, giammai, giammai sì amò di più!

SUZEL

lo t'amo, t'amo tanto! La vita mia sei tu!

Scena ultima

I precedenti, David, Beppe, Federico, Hanezò e Caterina

DAVID (comparendo, seguito dagli altri, sul limitare della terrazza)

Amici, ho vinto, ho vinto!

FRITZ

O buon rabbino, vinse l'amor! La vigna è tua!

DAVID

La vigna è di Suzel!

FRITZ

Che dici?

DAVID

E non si strinse patto fra noi
che ne sarei padrone?
E sia data alla tua sposa la vigna
dl Clairefontaine!

BEPPE e CATERINA

Bravo, rabbino! bravo!

FEDERICO (a Fritz)

Tu sposi, Fritz?

HANEZÒ

E noi che mai faremo?

DAVID

Per voi ci penseremo...
Se avete in petto il core,
lontana non sarà l'alba d'amore!

FRITZ

O amore, o bella luce del core,
fiammella eterna che il mondo ha in sé,
mesta carezza, lieto dolore,
la vita è in te!

TUTTI

O amore, o bella luce del core,
fiammella eterna che il mondo ha in sé,
mesta carezza, lieto dolore,
la vita è in te!


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S'io non tornassi -- Mascagniana

Speranza

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Mamma..
Mamma,
Quel vino è generoso, e certo
Oggi troppi bicchieri
Ne ho tracannati ...
Vado fuori all'aperto.
Ma prima voglio
Che mi benedite
Come quel giorno
Che partii soldato.
E poi ... mamma ... sentite ...
S'io ... non tornassi ...
Voi dovrete fare
Da madre a Santa,
Ch'io le avea giurato
Di condurla all'altare.

Lucia
Perché parli così, figliuol mio?

Turiddu
Oh! nulla!
È il vino che mi ha suggerito!
Per me pregate Iddio!
Per me pregate Iddio!
Un bacio, mamma ...
Un altro bacio ... addio!


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The first Turiddu.


Roberto Stagno (18 October 1840 [some sources give 1836 as his birth year] – 26 April 1897), was a prominent Italian opera tenor. He became an important interpreter of verismo music when it burst on to the operatic scene during the 1890s; but he also possessed an agile bel canto technique which he employed in operas dating from earlier periods. In 1890, he created the pivotal verismo role of Turiddu.

[edit] Career

Stagno (real name Vincenzo Andrioli) was born in Palermo, Sicily, into a family with connections to the minor nobility.

He studied in Milan in Northern Italy and made his operatic debut in Lisbon, Portugal, in 1862. His career breakthrough came three years later, however, when he substituted successfully for Italy's most celebrated dramatic tenor, Enrico Tamberlik, in a Madrid performance of Robert le diable.

During the next three decades, Stagno performed in a variety of operas at major opera houses in Spain, Italy, France and Russia, building and then consolidating his reputation as one of Europe's leading tenors.

Stagno was popular, too, in Argentina, where he appeared initially in 1879, and he also performed for one entire season (1883-84) in the United States, at the New York Metropolitan Opera. He was literally the first soloist to sing at the Met because he undertook the part of Faust—whose voice is the first to be heard in Gounod's opera—at the theatre's opening production on October 22, 1883. Unfortunately for Stagno, his time in New York was to prove shorter than he would have liked: American audiences expressed reservations about his singing because of its pronounced and persistent vibrato and he was not re-engaged by the Met's management.

He resumed his career in Italy and South America where his vocal method was more appreciated. Then, in Rome, on 17 May 1890, he made operatic history when he created the role of Turiddu at the first performance of Mascagni's enduringly popular and highly influential one-act verismo work, Cavalleria rusticana. His common-law wife, the soprano Gemma Bellincioni, sang opposite him in the role of Santuzza. (They had met at sea while travelling to Buenos Aires in 1886 with a troupe of singers.) Their daughter, Bianca Stagno-Bellincioni (1888-1980), was a singer and actress. In 1945, she published a book about her parents.

Stagno was only 57 when he died in Genoa of combined renal and cardiac ailments. No recordings survive of his voice, which was lyric-dramatic in size and said to have had a warm, vibrant if tremulous timbre. Of those early tenors who did record, Fernando De Lucia (1860-1925) was perhaps the most similar to Stagno in sound and style. De Lucia, although trained in the "old school", as was Stagno, likewise became renowned in the 1890s as an interpreter of verismo roles. (See Michael Scott,The Record of Singing, Volume 1, Duckworth, London, 1977.)

[edit] Sources
Warrack, John and West, Ewan (1992), The Oxford Dictionary of Opera, 782 pages, ISBN 0-19-869164-5

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il primo "Fritz" ("L'amico Fritz"):


Fernando De Lucia (11 October 1860[1] or 1 September 1861 – 21 February 1925) was an Italian opera tenor and singing teacher who enjoyed an international career.

De Lucia was admired in his lifetime as a striking exponent of verismo parts — particularly Canio in Leoncavallo's Pagliacci — and of certain roles written by Verdi and Puccini. Since then, however, he has acquired a great posthumous reputation among record-collectors for something different. They hail him as the exemplar of a type of graceful, ornamental tenor singing which originated prior to verismo and is now extinct. Especially valued are the recordings that De Lucia made of Almaviva's arias and duets from Rossini's bel canto comic opera Il barbiere di Siviglia (The Barber of Seville).





Contents
[hide] 1 Early career
2 Mascagni, Rome and Florence
3 Verismo firsts in London, 1893
4 London and Milan
5 His vocal technique
6 Recording career
7 References
8 Other reading
9 External links


[edit] Early career

De Lucia was born in Naples, where he studied at the Naples Music Conservatory with Vincenzo Lombardi and Beniamino Carelli.[2] He made his debut at the Teatro di San Carlo, Naples, as Gounod's Faust in 1885.[3] Over the next two or three years he sang in Spain, South America and in the smaller Italian opera houses, in Linda di Chamounix, Dinorah, L'elisir d'amore, Fra Diavolo and La sonnambula.[2] While in Madrid he was hired by Augustus Harris and Herman Klein for his first London appearances in the Drury Lane season of 1887; but although Klein liked his Alfredo, he went comparatively unnoticed due to the British debut of the charismatic tenor Jean de Reszke.[4] His Almaviva in Il barbiere di Siviglia (a role later closely associated with him) was described as "truly detestable" by The Times newspaper.[2]

[edit] Mascagni, Rome and Florence

On October 31, 1891, De Lucia took part in the world premiere of L'amico Fritz, singing the role of Fritz Kobus opposite the French diva Emma Calvé. The opera had been composed by the up-and-coming musician Pietro Mascagni and its debut occurred in Rome at the Costanzi Theatre.[5] For a singer later upheld (by some) as the rarified model of bel canto style[6] the situation was originally quite otherwise; De Lucia was, in fact, famous during his career not as a bel canto stylist, but as a performer of Mascagni and Ruggero Leoncavallo's earthy, melodramatic verismo characters. De Lucia capitalized on Europe's Mascagni craze of the early 1890s. Accordingly, in November 1892, he was engaged by the Florence opera house to create the tenor lead in Mascagni's third opera, I Rantzau.[7] Appearing with him in the work was the virtuoso baritone Mattia Battistini.

[edit] Verismo firsts in London, 1893

De Lucia's verismo-opera career continued apace with the first English performance (on 19 May 1893, with Enrico Bevignani conducting), of Leoncavallo's Pagliacci, opposite Nellie Melba and Mario Ancona. De Lucia sang the part of Canio, which had been created a year earlier in Milan by Fiorello Giraud.[8] Klein describes an audience breathless with excitement, and De Lucia's burning intensity in the role as a triumph of realism.[9] Mascagni made his own London debut at Covent Garden, conducting L'amico Fritz on June 19, 1893 with Calvé and, of course, De Lucia in the cast.[10] Soon afterwards, again with Calvé, and accompanied by the song composer Paolo Tosti, De Lucia sang excerpts from Cavalleria rusticana for Queen Victoria at Windsor. On July 7 of that year, appearing in a cast which included soprano Nellie Melba and the baritones Mario Ancona and David Bispham, he gave the first British performance of I Rantzau at Covent Garden. (The opera was not a great success.)[11]

[edit] London and Milan

In 1893-94, De Lucia sang in New York City at the Metropolitan Opera. He repeated his Canio with Melba and Ancona, and this was esteemed; but he was disliked as Don Ottavio in Don Giovanni and as the Duke of Mantua in Rigoletto. He did not repeat the experience.[2] In London in 1894, he performed both Cavalleria rusticana and Pagliacci (together on the one night) at Covent Garden, with Ancona in the lead baritone parts. Shaw admired the "'altogether exceptional dramatic force" which their performances gave to the pair of works.[12] That season he was also in a bilingual (French-Italian) Faust, with Melba, Ancona and Bauermeister. Shaw thought the role of Faust too heavy for De Lucia: his "dramatic instinct helped him well through a part in which he seemed likely to be overweighted. Several times in the garden scene he found the right musical treatment with exceptional success."[13] That was also his verdict of his Duke in a Rigoletto with Melba, Ancona and Giulia Ravogli, though he got through the music 'adroitly and pluckily'.[14]

De Lucia sang at La Scala in 1895 in the world premiere of Mascagni's Silvano, and also appeared in the first Milan performances of Puccini's La bohème and Massenet's La Navarraise.[2] At Covent Garden in that same year, he shared the principal tenor work with the heavier-voiced Francesco Tamagno and Albert Alvarez in the absence of Jean de Reszke.[15] The American baritone David Bispham thought De Lucia admirable in Fra Diavolo that year. The cast of Auber's light-hearted opera featured Bispham and Mme Amadi (as Lord and Lady Allcash) and Marie Engle (as Zerlina), as well as the bass Vittorio Arimondi and the buffo baritone Antonio Pini-Corsi (as brigands).[16]

In 1896, in Milan, De Lucia appeared as Cavaradossi in Tosca, and again as Almaviva.[17] The next year, he sang in a state concert at London's Buckingham Palace to mark Queen Victoria's Royal Jubilee.[18] At the Costanzi Theatre, Rome, on 22 November 1898, he created the role of Osaka in Mascagni's Iris,[19] and at Covent Garden on 12 July 1900 he played Cavaradossi in the first performance of Tosca in England, supporting the Floria Tosca of Milka Ternina, with Antonio Scotti as Scarpia and Luigi Mancinelli conducting.[20] The "Musical Times" found that his performance was highly effective and that his character exactly suited that of Cavaradossi.[21]

De Lucia was also admired in London as Don Jose in Bizet's Carmen. He appeared, too, in the same composer's I pescatori di perle and in various works by Rossini, Bellini and Verdi.[22] His last London season would be in 1905, in an outstanding operatic company assembled by Henry Russell for the Waldorf Theatre (now the Novello Theatre). De Lucia's colleagues on this occasion were the tenor Alessandro Bonci, Ancona and Pini-Corsi.[23]

In 1916, De Lucia delivered his farewell performance at La Scala as Rodolfo. He said goodbye to his loyal Neapolitan supporters the following year at the Teatro di San Carlo. De Lucia's final appearance before the public occurred at the funeral of the incomparable Enrico Caruso in Naples in 1921.[23] In his later years, De Lucia dwelt in Naples and taught at the conservatory there, in which he himself had been trained.[24] His most famous pupil was the French tenor Georges Thill. He died in his native city of Naples.

[edit] His vocal technique

Although De Lucia's stage career was closely tied to works by his contemporaries Mascagni and Leoncavallo, the vocal method that he exhibited in their operas was not the strenuous, declamatory mode of singing normally associated by modern listeners with the verismo movement. Because his voice was not overly powerful or extensive in range, he needed to rely on his histrionic skills to project the drama fully. When it came to his actual singing, he delivered the music at hand in a flowery and fluttery way that has no modern equivalent.

De Lucia's recordings of arias and duets from Rossini's Barber of Seville ('Ecco ridente', 'Se il mio nome' and 'Numero quindici', for example) show off his vocal characteristics to an even greater extent than do his records of verismo pieces (or even lyrical Verdian parts, such as Alfredo in La traviata). They contain a studied display of fioritura, rubato, limpid phrasing and portamento which appears to be a deliberate re-statement of the so-called bel canto style practised by previous generations of Italian tenors; or perhaps more accurately, a re-statement of that style's surviving mannerisms. These mannerisms were already dying out in the early 1900s when audiences came to prefer their tenor idols to sing in a more full-blooded, robust and straight forward way.[25]

George Bernard Shaw wrote tellingly of De Lucia in June 1892. Having seen his L'amico Fritz, he stated that: "Signor De Lucia succeeds [Fernando] Valero ... as artificial tenor in ordinary to the establishment. His thin strident forte is in tune and does not tremble beyond endurance; and his mezza voce, though monotonous and inexpressive, is pretty as prettiness goes in the artificial school."[26] In 1894 Shaw speaks of De Lucia as a tenor of the Julian Gayarre school, without the "goat-bleat" of its extreme disciples.[27] This comment of Shaw's provides a clue.[28] Like Valero, Gayarre was taught by Melchiorre Vidal in Madrid. Another of Vidal's pupils, soprano Rosina Storchio, was closely associated with verismo premieres. De Lucia, who sang in Spain in the 1880s, may have imbibed the example set by those who studied with Vidal.

By referring to De Lucia as an artificial tenor, Shaw is associating him with other pre-World War I Italian tenors who employed a similar vocal technique and were inclined to phrase their arias in the same sort of lingering, self-conscious way as De Lucia. They include Alessandro Bonci, Giuseppe Anselmi and Fiorello Giraud. The voices of these three tenors had a fast, fluttery, De Lucia-like vibrato which is only too apparent on their gramophone records. This excessive vibrato seems to be an integral part of the breathing technique that they used to negotiate vocal ornaments and perform portamenti. Musicologists debate whether this is a genuine stylistic hand-me-down from the "bel canto" singing tradition founded by the virtuoso tenor Giovanni Rubini (1794–1854) or merely a flaw, attributable to inadequate breath support, in the vocal method adopted subsequent to Rubini by some Mediterranean tenors.

It should be noted that many famous Mediterranean tenors active in De Lucia's day, such as Francesco Tamagno, Francesco Marconi, Francesco Signorini, Emilio De Marchi, Francesco Vignas (a Vidal pupil, paradoxically), Giuseppe Borgatti, Giovanni Zenatello and, of course, Enrico Caruso, did not 'tremble' like De Lucia and his ilk when they sang. This fact is borne out by their recordings. (Unlike the other tenors mentioned above, De Marchi did not make commercial discs; but he can be heard singing part of the role of Cavaradossi on brief cylinder recordings made live at the Metropolitan Opera House in 1903.)

[edit] Recording career

Gramophone Company Recordings. De Lucia had a 20-year relationship (1902–1922) with the gramophone, producing discs that has acquired an almost legendary status among collectors. He recorded, often hauntingly, the following titles for the Gramophone Company between 1902 and 1908.[29] The dates are the issue dates: more than one date indicates two separate recordings. All are 10-inch records unless otherwise shown. The partners in duets are Antonio Pini-Corsi (baritone), Maria Galvany (soprano), Giuseppina Huguet (sop), Celestina Boninsegna (soprano) and Ernesto Badini (baritone).
'Stradella': Aria di chiesa (Pietà, Signore!) 1907.
Mozart, Don Giovanni: Il mio tesoro, 1908. Dalla sua pace, 1908.
Rossini, Il barbiere di Siviglia: Ecco ridente, 1902; 1904 (12"); 1908 (12"). Se il mio nome, 1908. Numero quindici (w. Pini-Corsi), 1906. Ah, qual colpo inaspettato (w. Galvany), 1908; (w. Huguet and A. Pini-Corsi), 1906 (12"). All'idea di quel metallo (w. Pini-Corsi), 1906 (12").
Bellini, La sonnambula: Ah! perchè non posso odiarti?, 1908. Son geloso del zeffiro (w. Galvany), 1908 (12"). Prendi, l'anel ti dono (w. Galvany), 1908 (12").
Donizetti, La favorita: Una vergine, un'angiol di dio, 1904. L'elisir d'amore: Obbligato obbligato (w. Badini), 1907.
Verdi, Luisa Miller: Quando le sere al placido, 1908 (12"). Rigoletto: La donna e mobile, 1902. La traviata: Un dì, felice, 1904. Dei miei bollenti spiriti, 1906 (12"). Parigi, o cara, noi lasceremo (w. Huguet), 1906 (12").
Wagner, Lohengrin: Cigno gentil, 1902. Deh, non t'incantan, 1906. S'ei torna alfin, 1906. Cigno fedel, 1907 (12"). Cessarono i canti alfin (w. Huguet), 1907 (12"). Mai deve domandarmi (w. Huguet), 1907 (12").
Bizet, Carmen: Il fior che avevi 1902; 1907 (12"). La tua madre (w. Huguet), 1907 (12"). Pearl fishers: Della mia vita, 1906. Mi par d'udir ancora, 1906. Non hai compreso (w. Huguet), 1906 (12").
Gounod, Faust: Salve dimora, 1906. Tardi si fa (w. Boninsegna), 1904 (12"); (w. Huguet), 1907 (12"). Romeo e Giulietta, Deh sorgi, o luce, 1908.
Thomas, Mignon: La tua bell'alma, 1906. Ah non credevi tu, 1906. Addio, Mignon, 1905 (12").
Massenet, Manon: Il sogno, 1902; 1907. Werther: Ah! non mi ridestar, 1902.
Mascagni, Cavalleria rusticana: Siciliana, 'O Lola', 1902.
Giordano, Fedora: Amor ti vieta, 1902. Mia madre, 1904. Vedi, io piango, 1904.
Puccini, Tosca: Recondita armonia, 1902.
Cilea, Adriana Lecouvreur: L'anima ho stanca, 1904.(With the composer, Cilea, at the piano)
Neapolitan and Italian Songs: Anon: Fenesta che lucive, 1902. Baldelli: A suon di baci, 1902. Luntananza, 1904 (with the composer Cilea at the piano), Barthelemy, Sulla bocca amorosa, 1908. Triste ritorno, 1908. Serenamente, 1909. Cannio: Carmela sua, 1909. di Capua: O sole mio! 1908. Costa: Napulitanata, 1902. Tu sei morta nella vita mia, 1902. Era di maggio, 1908. Oilì, oilà, 1909. de Curtis: A Surrentina, 1909.Denza: Occhi di fata, 1904. Gambardella: Nun me guardate, 1909. Ricciardi: Luna lù, 1909. Tosti: Serenata, 1904. Ideale, 1902. Marechiare, 1902.

Fonotipia Records. De Lucia also recorded 30 Neapolitan songs for the Fonotipia label (later subsumed by Odeon Records). This company began recording celebrity singers in October 1904, having been founded for that purpose by Baron d'Erlanger as the Società Italiana di Fonotipia, Milano.[30] The De Lucia titles had the catalogue numbers 92695 to 92724. The 92000 sequence was cut between 1907 and 1914 on the characteristic ten-and three-quarter-inch Fonotipia record format, and De Lucia's were made in 1911 after the cessation of his work for the Gramophone Company. Some of these duplicate the HMV and Phonotype recordings.

Phonotype Records.[31] Not to be confused with Fonotipia, De Lucia later became closely associated with the Phonotype Company. It has often been written that De Lucia founded and ran the company himself; but Henstock (below) has determined that this was not so. That said, De Lucia a clear sense of preserving his artistry for future generations and had a passionate interest in recording. The Phonotype issues include many operatic titles, including a near-complete Barber of Seville and Rigoletto. De Lucia also recorded much from operas he did not (and could never have hoped to) sing on the stage, including Niun mi tema from Verdi's Otello and from operas in which he created the tenor role (Mascagni's Iris and L'Amico Fritz). The repertoire is very wide and include Tate's song Broken/baby doll (in Italian) and many duets with the "palpably mediocre" (Henstock) soprano De Angelis and the young baritone Benvenuto Franchi, then at the start of his long and celebrated career. The Phonotype Records were made during the First World War through to 1922. De Lucia's ornaments and general interpretations became even more audacious; one notorious example being the change in the melody of Che gelida manina from Puccini's La Boheme. (see Discography and comment in Henstock)

Note: By the time that De Lucia came to make his first recordings, his upper register had contracted to such an extent that he was forced to transpose downwards some of the pieces that he committed to disc by a semi-tone or even a full tone.

[edit] References

1.^ Arthur Eaglefield Hull (Ed.), A Dictionary of Modern Music and Musicians (Dent, London 1924)
2.^ a b c d e Scott 1977, 124.
3.^ M. Scott, The Record of Singing to 1914 (Duckworth, London 1977), 124.
4.^ H. Klein, Thirty Years of Musical Life in London, 1870-1900 (Century, New York 1903), 219, 223.
5.^ Rosenthal and Warrack 1974 printing, 10.
6.^ B. Semeonoff, Record Collecting (Oakwood Press, Chislehurst 1949), 65: 'Fernando de Lucia, leading exponent of a vanished bel canto tradition'; H. Rosenthal and J. Warrack, Concise Oxford Dictionary of Opera (London, 1974 printing), 'a master of bel canto.'
7.^ M. Girardi: Mascagni, Pietro (Grove Music Online).
8.^ Rosenthal and Warrack 1974, 297.
9.^ Klein 1903, 378.
10.^ Klein 1903, 384.
11.^ Klein 1903, 385-386.
12.^ G.B. Shaw, Music in London 1890-1894 (Constable, London 1932), iii, 222.
13.^ Shaw 1932, iii, 233.
14.^ Shaw 1932, iii, 245.
15.^ Klein 1903, 413.
16.^ D. Bispham, A Quaker Singer's Recollections (New York, 1920), 165-166.
17.^ Scott 1977, 124-125.
18.^ Bispham 1920, 265.
19.^ Scott 1977, 125; Rosenthal and Warrack 1977, 190 for date.
20.^ Rosenthal and Warrack 1974, 404-405.
21.^ Musical Times, Aug 1, 1900, p 537
22.^ Rosenthal and Warrack 1974, 98.
23.^ a b Scott 1977, 125.
24.^ Eaglefield-Hull 1924, 117.
25.^ Scott 1977, 125-126.
26.^ Shaw 1932, ii, 104.
27.^ Shaw 1932, ii, 222.
28.^ Scott 1977, 123-124.
29.^ Source: J.R. Bennett, Voices of the Past Volume II: The Italian Vocal Catalogues of the Gramophone Company, etc' (Oakwood Press, 1967).
30.^ Source: J.R. Bennett, Dischi Fonotipia - A Golden Treasury (Ipswich, 1953).
31.^ Source:Scott 1977, 123.

[edit] Other reading
M. Henstock, Fernando de Lucia: Son of Naples (Duckworth 1990).
G. Kobbé, The Complete Opera Book (English Edition) (London 1922).
J. Steane, Singers of the Century (Duckworth 1996), 41-45.

[edit] External links
History of the Tenor - Sound Clips and Narration

















































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FRITZ

Suzel, buon dì. D'un gaio rosignuolo
la voce mi svegliò.

SUZEL

Che dite mai?

FRITZ

Mi piace come canti...

SUZEL

Oh, signor Fritz...
Canto così come mi vien dal core.

FRITZ (scende dalla scala)

Quei fiori son per me?

SUZEL

Per voi li ho côlti...
Ed oltre i fiori ho pronta una sorpresa..

FRITZ

Una primizia certo...

SUZEL

Le ciliegie.

FRITZ

Ciliegie! e son di già mature?

SUZEL

Han della porpora vivo il colore,
son dolci e tenere...

FRITZ (fra sé, guardandola dolcemente)

Di primavera somiglia a un fiore
fragrante e roseo...

SUZEL

Son pronta a coglierne un mazzolino...
debbo gettarvele?

FRITZ

Gettate subito, bell'augellino,
le saprò prendere...

Suzel esce dalla porta dell'orto, appare in cima alla scala dall'altra parte del muro, coglie le ciliegie e le getta a Fritz

Fresche scintillano, di brina ancora
son tutte roride...
Ma... è da quell'albero che, sull'aurora,
pispiglia il passero?

SUZEL

Sì, da quell'albero...
Ciò ch'egli dice

FRITZ

non sai comprendere?

SUZEL

Io lo so intendere... ch'egli è felice
nel canto mormora,
sui rami floridi ha i suoi piccini...
lieti l'aspettano,
agili scherzano dei biancospini
tra i fiori candidi.

FRITZ

Come ne interpreti bene il linguaggio!

SUZEL

Sembra che parlino...
Sembra salutino coi fior il raggio
dell'aurora...

FRITZ (solo, al proscenio)

Tutto tace,
eppur tutto al cor mi parla...
questa pace
fuor di qui, dove trovarla?
Tu sei bella,
o stagion primaverile!
Rinnovella
fiori e amor il dolce aprile!

SUZEL (rientrando dalla porta dell'orto, col grembiulino pieno di ciliegie)

Quale incanto
nel risveglio d'ogni fiore!
Riso o pianto,
tutto è palpito d'amore!
Tutto il prato
d'un tappeto s'è smaltato...
Al Signore
s'alza l'inno da ogni core!