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Saturday, May 26, 2012
BABBINI -- il Edipo (tenore) di Zangarelli, "Edipo" -- La Fenice, 1802.
Speranza
Matteo Antonio Babini, anche noto come Babbini (Bologna, 19 febbraio 1754 – Bologna, 22 settembre 1816), è da considerare come uno dei maggiori tenori della fine del XVIII secolo.
Dopo aver studiato nella sua città con Arcangelo Cortoni, Babini debuttò, a Modena, incredibilmente giovane, come secondo tenore, nel 1770/71, probabilmente in una ripresa del Demetrio di Paisiello.
Dopo essersi esibito in diversi teatri italiani, ma soprattutto al San Benedetto di Venezia, in ruoli ancora non da primo tenore, Babini fu scritturato prima presso la Corte di Berlino e, poi, al seguito di Paisiello, presso quella di San Pietroburgo (1777/1781), dove fu molto apprezzato nelle opere del compositore pugliese, anche eccezionalmente in alcune di genere giocoso, genere che egli frequentò invece assai poco in Italia.
Secondo The Grove Dictionary of Opera[2], Babini si esibì poi, praticamente in tutta Europa, da Lisbona a Madrid, da Vienna a Londra, dove, nel 1786, partecipò alla prima del Giulio Sabino di Cherubini.
Particolarmente importanti per lo sviluppo delle sue tendenze artistiche verso la recitazione realistica, sembrano essere stati i ripetuti viaggi a Parigi, nel 1787/1789 e poi nel 1792, e cioè in momenti topici per la rivoluzione in fase prima di maturazione e di esplosione, e poi di sviluppo.
La sua carriera in Italia continuò con grande successo per tutti gli anni novanta (partecipò fra l’altro alla prima de Gli Oriazi e i Curiazi di Cimarosa, creando la parte dell’eroe vilain, Marco Orazio ), fino al suo addio alle scene nel 1803, quando comunque veniva ancora chiamato ad eseguire prime rappresentazioni da compositori come Zingarelli e Bertoni.
Ristabilitosi nella sua città natale, dopo una carriera italiana tutta incentrata su Venezia, egli passò poi ad insegnare e, non solo canto, e non solo ad allievi del livello di un adolescente Gioachino Rossini[3], ma anche quell’arte scenica nella quale si era particolarmente distinto. Morì il 22 settembre del 1816.
Matteo Babini rappresenta un elemento chiave del recupero, nell’ultima parte del ‘700, del carattere espressivo del canto operistico che si era andato in parte perdendo tra gli acrobatismi canori dei castrati e i sovracuti dei soprani. Tenore baritonale dall’estensione molto limitata che lo faceva trovare a suo agio sostanzialmente in una sola ottava, non particolarmente versato nella coloratura (anche se poi, negli Orazi, l’aria più virtuosistica è la sua), egli diede il suo contributo alla rinascimento dell’arte operistica, sviluppando le sue doti di cantante-attore, che si distingueva nello stile declamatorio dei suoi recitativi, nella verità che sapeva infondere alla sua recitazione, nel fascino che così riusciva ad esercitare infallibilmente sugli spettatori, in ciò indubbiamente favorito anche dalla sua notevole presenza scenica (era alto, biondo, snello e di bellissimi lineamenti). Secondo Giovanni Morelli,[4]
lo stimolo per la ricerca della verità drammatica il Babbini lo trovò sicuramente durante i soggiorni parigini del 1787-9 e del 1792. Si può infatti constatare come dopo quegli anni, il repertorio del tenore si sia dirottato invariabilmente dai drammi metastasiani verso interpretazioni a soggetto storico con suggestioni contemporanee, romano repubblicane e verso la cantata monodramma rousseauviana (che portò con enorme successo nei maggiori teatri italiani). Quale interprete d’avanguardia e cantante erudito, Babbini si adoprò a cercare «le costumanze dei popoli e le vicende degli eroi»[5], e proprio nella prima veneziana degli Oriazi cimarosiani si esibì in scena adottando costumi storici, «di che il pubblico rimase così soddisfatto che nel seguito i teatri ne presero invariabile norma»[6].
Con la sua ricerca della espressività attraverso la verità interpretativa , da conseguire anche per mezzo del rinnovamento, Babini si affiancò ai suoi compagni di tanti spettacoli, Crescentini, Grassini, Banti, Pacchiarotti, ed anche quel Giacomo David, con il quale gli capitò tante volte di alternarsi nell’esecuzione delle medesime parti, nell’azione di restyling del canto lirico che pose le basi per la successiva rinascita rossiniana; di essa del resto toccò probabilmente a lui di effettuare un vero e proprio simbolico varo con le lezioni che ebbe modo di dare ad un ragazzino precoce che voleva fare il cantante d'opera e che sarebbe diventato invece il compositore più famoso d’Europa.
Ruoli creati [modifica]
L'elenco seguente non è completo, ma è assolutamente significativo della carriera di Babini almeno in Italia .[7]
Almanacco di Amadeusonline (Babini), accesso 14 febbraio 2009
Almanacco di Amadeusonline (Babbini), accesso 14 febbraio 2009
Ruolo
titolo dell’opera
genere musicale
Autore
Teatro
data prima esecuzione
Giocondo
L'astratto
dramma giocoso
Niccolò Piccinni
Teatro Formagliari di Bologna
autunno 1772[8]
Anassandro
Merope
dramma per musica (opera seria)
Giacomo Insanguine
Teatro (Grimani) San Benedetto di Venezia
26 dicembre 1772
Osmino
Solimano
dramma per musica
Johann Gottlieb Naumann
Teatro (Grimani) San Benedetto di Venezia
3 gennaio 1773
Clearco
Antigono
dramma per musica (opera seria)
Pasquale Anfossi
Teatro (Gallo) San Benedetto di Venezia
23 maggio 1773
Amenofi (o Amasi)
La Nitteti
dramma per musica
Giovanni Paisiello
Hoftheater del Palazzo Imperiale di Oranienbaum a San Pietroburgo
28 gennaio 1777
Tempo
Achille in Sciro
dramma per musica
Giovanni Paisiello
Hoftheater del Palazzo Imperiale di Oranienbaum a San Pietroburgo
6 febbraio 1778
===
Lo sposo burlato
dramma giocoso-pasticcio
Giovanni Paisiello
Hoftheater del Palazzo Imperiale di Peterhof presso San Pietroburgo
24 luglio 1778
===
La finta amante
opera buffa
Giovanni Paisiello
Teatro di Mogilëv
5 giugno 1780
Fronimo
Alcide al bivio
festa teatrale
Giovanni Paisiello
Teatro dell'Ermitage nel Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo
6 dicembre 1780
Artabano
Artaserse
dramma per musica (opera seria)
Giacomo Rust
Teatro Civico di Perugia (inaugurazione)
1781
Sarabes
Zemira
dramma per musica
Pasquale Anfossi
Teatro (Gallo) San Benedetto di Venezia
26 dicembre 1781
Scitalce-Sardanapalo
Arbace
dramma per musica (opera seria)
Giovanni Battista Borghi
Teatro (Gallo) San Benedetto di Venezia
3 gennaio 1782
Zoaspe
Aspardi, principe di Battriano
dramma per musica
Francesco Bianchi
Teatro delle Dame di Roma
carnevale 1784
Ormondo
Il disertore francese
dramma per musica (opera seria)
Francesco Bianchi
Teatro (Gallo) San Benedetto di Venezia
26 dicembre 1784
Alessandro Magno
Alessandro nell'Indie
dramma per musica (opera seria)
Francesco Bianchi
Teatro (Gallo) San Benedetto di Venezia
28 gennaio 1785
===
Giulio Sabino
dramma per musica (opera seria)
Luigi Cherubini
King's Theatre di Londra
30 marzo 1786
Porsenna
Il trionfo di Clelia
dramma per musica
Angelo Tarchi
Nuovo Teatro Regio di Torino
26 dicembre 1786
Volodimiro
Volodimiro
dramma per musica
Domenico Cimarosa
Nuovo Teatro Regio di Torino
20 gennaio 1787
Artabano
Artaserse
dramma per musica (opera seria)
Francesco Bianchi
Teatro Nuovo e della Nobiltà di Padova
11 giugno 1787
Ataliba
Pizzarro
dramma per musica (opera seria)
Francesco Bianchi
Teatro dell'Accademia degli Erranti di Brescia
estate 1787
Bruto
La morte di Giulio Cesare
dramma serio per musica
Francesco Bianchi
Teatro (Grimani) San Samuele di Venezia
27 dicembre 1788
Amasi
Nitteti
dramma per musica (opera seria)
Ferdinando Bertoni
Teatro (Grimani) San Samuele di Venezia
6 febbraio 1789
Riccardo Talbot
Giovanna d'Arco ossia La Pulcella d'Orléans
dramma serio per musica
Gaetano Andreozzi
Teatro Nuovo di Vicenza
27 giugno 1789
Giasone
Gli Argonauti in Colco ossia La conquista del vello d'oro
dramma per musica
Giuseppe Gazzaniga
Teatro (Grimani) San Samuele di Venezia
26 dicembre 1789
Pimmalione
Pimmalione
scena drammatica in musica[9]
Giovanni Battista Cimador
Teatro (Grimani) San Samuele di Venezia
26 gennaio 1790
Pirro
Andromaca
dramma per musica
Sebastiano Nasolini
Teatro (Grimani) San Samuele di Venezia
Febbraio 1790
Turno
Enea nel Lazio
dramma eroi-tragico
Vincenzo Righini
Königliches Opernhaus (Hopofer) di Berlino
17 gennaio 1793,
Alessandro
Apelle
dramma serio per musica (1° versione)
Nicola Antonio Zingarelli
Teatro alla Fenice di Venezia
18 novembre 1793
Virginio
Virginia
tragedia per musica (opera seria)
Felice Alessandri
Teatro alla Fenice di Venezia
26 dicembre 1793
Alcéo
Saffo o sia I riti d'Apollo Leucadio
dramma per musica
Giovanni Simone Mayr
Teatro alla Fenice di Venezia
17 febbraio 1794
Admeto
Admeto
dramma per musica
Pietro Alessandro Guglielmi
Teatro del Fondo della Separazione di Napoli
26 dicembre 1794
Ulisse
Penelope
dramma per musica
Domenico Cimarosa
Teatro del Fondo della Separazione di Napoli
26 dicembre 1794
Marco Orazio
Gli Orazi e i Curiazi
tragedia per musica (1° versione)
Domenico Cimarosa
Teatro alla Fenice di Venezia
26 dicembre 1796
Mentore
Telemaco nell'isola di Calipso
dramma per musica
Giovanni Simone Mayr
Teatro Sant'Angelo di Venezia
16 gennaio 1797
Mitridate
La morte di Mitridate
dramma per musica (opera seria)
Nicola Antonio Zingarelli
Teatro alla Fenice di Venezia
27 maggio 1797
protagonista
"Inno patriottico per la guardia civica" ("Inno patriottico per la Guardia repubblicana")
Inno
Catterino Cavos
Teatro alla Fenice di Venezia
14 settembre 1797
Manlio
I Manlii
melodramma
Giuseppe Nicolini
Teatro alla Scala di Milano
26 dicembre 1801
Adrasto
I misteri èleusini
dramma per musica
Giovanni Simone Mayr
Teatro alla Scala di Milano
6 gennaio 1802
Edipo
Edipo a Colono
tragedia per musica (opera seria)
Nicola Antonio Zingarelli
Teatro alla Fenice di Venezia
26 dicembre 1802
Publio Scipione Africano
La caduta della nuova Cartagine
dramma per musica
Giuseppe Farinelli
Teatro alla Fenice di Venezia
5 febbraio 1803
Mercurio
Adria consolata
festa teatrale (cantata drammatica)
Ferdinando Bertoni
Teatro alla Fenice di Venezia
12 febbraio 1803
Note [modifica]
1.^ Tale data è riportata, on line, dall’Enciclopedia Treccani; la data 1773 riportata invece dal Grove Dictionary (vol. I, pag. 267) è evidentemente errata, in quanto, già alla fine del 1772, Babini aveva partecipato alla prima assoluta della Merope di Giacomo Insanguine, ed alla prima bolognese de L'Astratto di Niccolò Piccinni, sia pure ovviamente in ruoli di ripiego (cfr. Ruoli creati, infra).
2.^ I, pag. 267.
3.^ Rossini avrebbe raccontato in vecchiaia a Ferdinand Hiller delle sue velleità giovanili di diventare cantante ed del suo incontro con il grande tenore, (cfr. Morelli, p. 32).
4.^ Morelli, p. 32.
5.^ P. Brigenti, Elogio di Matteo Babbini, Bologna, 1821, p. 11.
6.^ ibidem , p. 21.
7.^ Il materiale reperibile nei due link esterni indicati (si riferiscono uno alla versione “Babini” del suo nome, l’altro alla versione “Babbini”) è stato opportunamente integrato con le ricerche contenute nel saggio citato di Giovanni Morelli su Gli Orazi e i Curiazi; nonché con i dati reperibili sui siti on-line Italianopera: Libretti a stampa e Libretti d'opera-Università di Padova (quest'ultimo consultato il 29 aprile 2011).
8.^ Prima cittadina bolognese; la prima assoluta si era tenuta in primavera a Venezia.
9.^ Libretto di Jean-Jacques Rousseau (dalle Metamorfosi di Ovidio), nella traduzione italiana di Antonio Simeone Sografi.
Bibliografia [modifica]
Rodolfo Celletti, Storia del belcanto, Discanto Edizioni, Fiesole, 1983
(EN) Sadie, Stanley (a cura di), The new Grove Dictionary of Opera, Oxford University Press, 1992, voll. 4, ad nomen
Giovanni Morelli, “«E voi pupille tenere», uno sguardo furtivo, errante, agli «Orazi» di Domenico Cimarosa e altri”, saggio contenuto nel Programma di sala del Teatro dell'Opera per le rappresentazioni de Gli Orazi e i Curiazi, Roma, 1989.
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Categorie: Tenori italiani
Nati nel 1754
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Nati a Bologna
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Musicisti legati a Bologna
Thursday, May 24, 2012
Dramatis Personae
GREEK DRAMATIC AND MYTHOLOGICAL
CHARACTERS IN OPERA
Contents:
· Alphabetical listing by character name, contains alphabetical details of composers,
date of composition and title of opera, with supporting notes where available.
· Source Texts, Principal Authors, and other works.
· Bibliography.
Opera Greca
Speranza
Dramatis Personae
GREEK DRAMATIC AND MYTHOLOGICAL
CHARACTERS IN OPERA
Contents:
· Alphabetical listing by character name, contains alphabetical details of composers,
date of composition and title of opera, with supporting notes where available.
· Source Texts, Principal Authors, and other works.
· Bibliography.
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Achilles
King of the Myrmidons; son of Peleus. Soldier in the Trojan Wars, best know for his weak
ankle. His mother, the Nereid Thetis, dipped the baby Achilles into the Styx, thus
rendering him invicible except at the heel by which she held him. Achilles killed Hector
and was fatally wounded by Hector’s younger brother, Paris (or, according to another
version of the story, by Apollo who assumed Paris’ shape). Hero of The Iliad. (Homer)
Agricola, G.F. 1765 Achille in Sciro
Amicaoni, A. 1772 Achille in Sciro
Anfossi, P. 1774 Achille in Sciro
Apell, J.P. 1785 Achille in Sciro
Arena,G. 1738 Achille in Sciro
Arne, T. 1773 Achilles in Petticoats
Barbier, F. 1864 Achille chez Chiron
Basili, F. 1797 Achille nell’ assedio di Troia
Basili, F. 1817 L’Ira d’Achille
Bernardini, M. 1794 Achille in Sciro
Bertoni, F.G. 1764 Achille in Sciro
Dramatis Personae
GREEK DRAMATIC AND MYTHOLOGICAL
CHARACTERS IN OPERA
by Vic Vaughan
December 1999
2
Caldara,A. 1736 Achille in Sciro
Campra, A. 1735 Achille et Deidamie
Capello, G.M. 1789 Achille in Sciro
Charini, P. 1739 Achille in Sciro
Cimarosa, D. 1797 Achille all’ assedio di Troia
Coppola, P.A. 1825 Achille in Sciro
Corselli, F. 1738 Achille in Sciro
Donizetti, G. 1817 L’Ira d’Achille
Draghi, A. 1663 Achilles in Sciro
Draghi, A. 1663 Achille riconosciuto
Draghi, A. 1663 Achille in Tessalia
Draghi, A. 1693 L’Impresse dell’Achille di Roma
Gassmann, F.L. 1766 Achille in Sciro
Gazzaniga, G. 1782 Achille in Sciro
Giacomelli, G. 1739 Achille in Aulide
Giacomelli, G. 1739 Achille in Sciro
Hasse, J.A. 1739 Achille in Sciro
Hasse, J.A. 1759 Achille in Sciro
Jommelli, N. 1745 Achille in Sciro
Jommelli, N. 1771 Achille in Sciro (new setting)
Keiser, R. 1716 Der zerstörte Troja
Kreutzer, R. 1811 Le Triomphe du mois de Mars
Laurent de Rille, F.A. 1857 Achille a Scyros
Legrenzi, G. 1663 Achille in Sciro
Leo, L. 1740 Achille in Sciro
Logroscino, N.B. 1760 Il Natale d’Achille
Lotti, A. 1707 Achille Placato
Lully, J.B. 1687 Achille et Polyxene
Manna, G. 1745 Achille in Sciro
Marti, E. 1913 Achille chez Hycomede
Mazzoni, A.M. 1754 Achille in Sciro
Monza, C. 1764 Achille in Sciro
Nasolini, S. 1806 Achille e Patrocolo
Naumann, J.G. 1767 Achille in Sciro
Nebra, J. 1747 Antes que celos
Niccolini, G. 1814 L’Ira d’Achille
Paer, F. 1801 Achille
Paisiello, G. 1778 Achille in Sciro
Pugnati, G. 1785 Achille in Sciro
Runker, G.B. 1747 Achille in Sciro
Sales, P.P. 1774 Achille in Sciro
Sarro, D. 1737 Achille in Sciro
Sarti, G. 1759 Achille in Sciro
Sarti, G. 1779 Achille in Sciro
Scarlatti, A. 1698 Achille e Deidamia
Sciroli, G. 1751 Achille in Sciro
Staffa, G. 1828 Priamo alla tenda di Achille
Stuck, J.B. 1711 Thetis, ou La Naissance d’Achille
Thys, P. 1884 L’Education d’Achille
Tippett, M. 1962 King Priam
Verocaj, B. 1746 Achille in Sciro
3
Aeneas
A hero of the Trojan Wars, the son of Anchises and Venus. Hero of Virgil’s Aeneid,
which plots his story from the fall of Troy to his arrival in Italy.
Revered as the ancestral hero of the Romans. (see also Dido)
Badia, C.A. 1702 Enea negli Elisi
Bernabei, G.A. 1679 Enea in Italia
Boretti, G.A. 1670 Enea in Italia
Boroni, A. 1778 Enea nel Lazio
Chaves, J. 179? Enee et Lavinie
Colasse, P. 1690 Enee et Lavinie
Dauvergne, A.L. 1758 Enee et Lavinie
Draghi, A. 1678 Enea in Italia
Fini, M. 1731 Gli Sposali d’Enea
Franck, J.W. 1680 Aeneas des Trojanischen Fürsten
Abkufft in Italien
Fronduti, G.B. 1709 L’Impegni delle dei per le glorie d’Enea
Fux, J.J. 1731 Enea negli Elisi
Galuppi, B. 1765 L’Arrivo nel Lazio
Gardi, F. 1785 Enea nel Lazio
Giardini, F. 1764 Enea e Lavinia
Gibella, F.C. 1680 Enea in Cartagnie
Gibelli, L. 1731 Gli Sposali d’Enea
Guerrini, G. 1948 Enea
Guglielmi, P.A. 1785 Enea e Lavinia
Jommelli, N. 1755 Enea nel Lazio
Lampugnani, G.B. 1763 Enea in Italia
Lima, J.F. 1781 Enea in Tracia
Malipiero, G.F. 1958 Vergili Aeniis
Monteverdi, C. 1641 Le Nozze di Enea con Lavinia
Pallavicino, C. 1675 Enea in Italia
Perez, D. 1759 Enea in Italia
Piccinni, N. 1775 Enea in Cuma
Pollarolo, C.F. 1686 Enea in Italia
Porpora, N. 1734 Enea nel Lazio
Righini, V. 1793 Enea nel Lazio
Sacchini, A.M.G. 1779 Enea e Lavinia
Sarti, G. 1799 Enea nel Lazio
Scacchi, G.M. 1638 Enea
Steffani, A. 1695 Il Trionfo del fato, overo Le Glorie d’Enea
Stegmayer, M. 1799 Die travestierte Aeneas
Stegmayer, M. 1800 Aeneas in der Hölle
Telemann, G.P. 1731 Die Flucht des Aeneas nach Latien
Traetta, T.M. 1761 Enea nel Lazio
Uccelini, D.M. 1673 Le Nave d’Enea
Uttini, F.A.B. 1756 Enea in Cartagine
Ziani, P.A. 1680 Enea in Cartagine
4
Agamemnon
King of Mycenae, brother of Menelaus, father of Electra and husband of Clytemnestra.
Led the Greek army against Troy. Killed by Clytemnestra’s lover; Aegisthus.
(See also Oresteia).
Brian, H. 1957 Agamemnon
Clarke, R 1975 Agamemnon
Cuclin, D. 1920 Agamemnon
Hervé, F. 1856 Agamemnon
Morris, R. 1969 Agamemnon
Soler, J. 1961 Agamemnon
Alcestis
Daugther of Pelias, she saved her husband Adnetus’ life by offering to die in place of
him. Hercules then forced Death to save them both. Another version says that
Persephone released her from the underworld. (see also Hercules)
Alexandre, C.G. 1755 Le Triomphe de l’Amour conjugal
Antonelli-Torre, F. 1811 Alceste
Appiani, A. 1811 Alceste
Benda, F.W.H. 1786 Alceste
Boughton, R. 1922 Alkestis
D’Ordonez, C. 1778 Alceste
De Leeuw, T. 1963 Alceste
Draghi, A. 1699 Alceste
Elwart, A.A.E. 1850 Alceste
Fiocco, P.A. 1681 Alceste
Floquet, E.J. 1776 Alceste (w./ Philidor)*
Franck, J.W. 1680 Alceste
Gambaro, A. 1882 Alceste
Georges, M. 1891 Alceste
Gluck, C.W. 1767 Alceste
Gresnick, A.F. 1786 Alceste
Gulielmi, P.A. 1768 Alceste
Handel, G.F. 1727 Admento, re di Tessaglia
Lampugnani, G.B. 1744 Alceste
Lully, J.B. 1674 Alceste, ou Le Triomphe d’Alcide
Magni, G.P. 1702 Admento, re di Tessaglia
Müller, W. 1806 Alceste
Philidor, F.A.D. 1776 Alceste (w./ Floquet)*
Ponzo, G. 1760 Alceste
Porsile, G. 1718 Alceste
Portugal, M.A. 1798 Alceste
Provenzale, F. 1661 Antigona delusa da Alceste
Raupach, H.F. 1758 Alceste
Schürmann, G.K. 1719 Die getreue Alceste
Schwitzer, A. 1773 Alceste
Seyfried, I.X. 1800 Alceste
Staffa, G. 1852 Alceste
Strungk, N.A. 1693 Alceste
Trenta, M. 1679 Alceste
Wellesz, E. 1924 Alkestis
Wolf, E.W. 1778 Alceste
Ziani, P.A. 1660 L’Antigona delusa da Alceste
5
Amazons
Amazons were a legendary war-like tribe of women descended from the god of war, Ares
and the naiad Harmonia. Amazon Queens incl. Hyppolita, Antope, and Penthesilea, who
all got involved with Greek heros including Achilles, Theseus and Hercules.
Accorimboni, A. 1782 Il Regno delle Amazzone
Bayer, A. 1820 Die Böhmischen Amazonen
Beauplan, A. 1830 L’Amazone
Bertini, S. 1772 L’Impero delle Amazzoni
Blon, F. 1903 Die Amazonen
Boni, C. 1775 Le Amazzoni
Busca, L. 1670 Ippolita, regina delle Amazzoni
Chelleri, F. 1715 Aessandro fra le Amazzoni
De Angelis, A. 1707 Mitilene, regina delle Amazones
Destouches, A. 1699 Marthesie, première reine des Amazones
Elsner, F. 1800 Amazonki
Förtsch, J.P. 1690 Thalestris
Gyrowetz, A. 1806 Königin der Amazonen
Käfer, J.P. 1717 Die Königin der Amazonen Marthesia
Krieger, J.P. 1693 Herkule unter den Amazonen
Latilla, G. 1739 Le Amazzoni
Lindpainter, P.J. von 1831 Die Amazonen
Mathieu, M.J. 1777 Marthesie, première reine des Amazones
Méhul, E.N. 1811 Les Amazones
Nasolini, S. 1791 Ippolita, regina dell’ Amazzoni
Orlandini, G.M. 1718 Le Amazzoni vinte da Ercole
Ottani, B. 1784 Le Amazzoni
Pallavicino, C. 1679 Le Amazoni nell’ isole fortunate
Parma, V. 1904 Carine Amazonke
Pasquini, B. 1690 La Caduta del regno delle Amazone
Pavesi, B. 1809 Ippolita, regina delle Amazzoni
Scarlatti, A. 1689 L’Amazone corsara, ovvero L’Alvilda
Thys, A. 1845 L’Amazone
Trento, V. 1821 La Conqusista delle Amazoni
Viviani, G.B. 1681 Mitilene, regina della Amazzoni
Walpurgis, M.A. 1760 Talestri, regina delle Amazoni
Andromache
Daughter of Eetion, wife of Hector, mother of Astyanax. Eventually became the wife of
Hector’s brother, Helenus.
* Text by Racine (1667)
Aurisiccho, A. 1752 Andromaca
Bertoni, F.G. 1771 Andromaca
Bioni, A. 1729 Andromaca
Caladara, A. 1724 Andromaca
Chiochetti, P.V. 1725 Andromaca
Ellerton, J.L. 1830 Andromaca
Feo, F. 1730 Andromaca
Grétry, A.E.M. 1780 Andromaque *
Lampugnani, G.B. 1748 Andromaca
Leo, L. 1742 Andromaca
Martin Y Soler, V. 1780 Andromaca
Nasolini, S. 1790 Andromaca
6
Paisiello, G. 1797 Andromaca
Parez, D. 1750 Andromaca
Pavesi, S. 1804 Andromaca
Pucitta, V. 1821 Andromaca
Raimondi, P. 1815 Andromaca
Rossini, G. 1819 Ermione *
Sacchini, A.M.G. 1761 Andromaca
Sarti, G. 1760 Andromaca
Scolari, G. 1757 Andromaca
Tozzi, A. 1765 Andromaca
Tritto, G. 1807 Andromaca e Pirro
Valentini, M. 1754 Andromaca
Windt, H. 1932 Andromache
Andromeda
Daughter of Cepheus and Cassiopeia. Chained to a rock to placate Neptune, she was
saved by her husband Perseus and placed among the stars by the goddess Athena.
Abos, G. 1749 Andromeda
Baumgartner, G. 1776 Andromeda
Belli, D. 1618 Andromeda
Bernasconi, A. 1749 Andromeda
Bononcini, A.M. 1702 Andromeda
Campeggi, R. 1618 Andromeda
Cocchi, G. 1755 Andromeda
Colla, G. 1771 Andromeda
Collins, A.V.B. 1935 Perseus and Andromeda
Dassoucy, C.C. 1650 Andromeda
Druschetzky, G. 1787 Andromeda und Perseus
Duncan, W.E. 1892 Perseus
Elsner, E. 1807 Andromeda
Fioroillo, I. 1771 Andromeda
Franck, J.W. 1675 Die unvergleiche Andromeda
Franck, J.W. 1679 Andromeda und Perseus
Gazzaniga, G. 1775 Andromeda e perseo
Giacobbi, G. 1610 Andromeda
Handel, G.F. 1749 Andromeda
Hasse, J.A. 1749 Andromeda
Haydn, F.J. 1775 Andromeda e Perseo
Ibert, J. 1929 Persée et Andromede
Jommelli, J. 1749 Andromeda
Kusser, J.S. 1692 Andromeda
Leo, L. 1742 Andromeda
Löwe, J.J. 1659 Andromeda
Lully, J.B. 1682 Presee
Manelli, F. 1637 Andromeda
Marescalchi, L. 1784 Andromeda e Perseo
Mattioli, A. 1665 Perseo
Maurice, P. 1924 Andromeda
Monteverdi, C. 1617 Andromeda
Naumann, J.G. 1792 Andromeda
Orlandini, G.M. 1738 Le Nozze di Perseo e di Andromeda
Pasirello, G. 1774 Andromeda
Pavesi, S. 1804 Andromeda
7
Persichini, P. 1777 Andromeda e perseo
Philidor, F.A.D. 1780 Persee
Predieri, L.A. 1738 Perseo
Reichardt, J.F. 1788 Andromeda
Rossi, M.A. 1638 Andromeda
Sacchini, A.M.G. 1774 Perseo
Sarro, D. 1749 Andromeda
Sarti, G. 1790 Andromeda
Schneider, J.C.F. 1807 Andromeda
Telemann, G.P. 1704 Perseus und Andromeda
Tortona, L. 1662 Andromeda
Trento, V. 1805 Andromeda
Wagenseil, G.C. 1749 Andromeda
Zimmermann, A. 1781 Andromeda und Perseus
Zingarelli, N. 1796 Andromeda
Antigone
Daughter of Oedipus, she represents sisterly fidelity.
(Text by Sophocles)
Brindle, R.S. 1972 Death of Antigone
Ghislanzoni, A. 1928 Antigone
Honneger, A. 1927 Antigone
Krejci, I. 1933 Antigonae
Liviabella, L. 1952 Antigonae
Orff, C. 1949 Antigonae
Pallantios, M. 1942 Antigone
Seymour, J.L. 1920 Antigone
Ariadne
Daughter of King Minos of Crete, she fell in love with Theseus andgave him a sword to
kill the Minotaur. They went to Naxos but he abandoned her there. Bacchus then married
her and gave her a crown which transformed on her death into a celestial constellation.
Abos, G. 1748 Arianna e Teseo
Adolfati, A. 1750 Arianna
Anfossi, P. 1781 Il Trionfo d’Arianna
Badia, C.A. 1702 L’Arianna
Balbi, M. 1791 Arianna e Teseo
Benda, J.A.G. 1775 Ariadne auf Naxos
Benvenuti, N. 1810 Arianna e Teseo
Boero, F. 1920 Ariana y Dionisio
Bonacossi, F. 1641 Ariadne abbandonata da Teseo
Boniventi, C. 1719 Arianna abbandonata
Bossenberger, H.J. 1868 Ariadne auf Naxos
Bouvard, F. 1729 Ariane et Bacchus
Brambach, J.K. 1891 Ariadne
Broschi, R. 1731 Arianna e Teseo
Cafaro, P. 1766 Arianna e Teseo
Carcano, G. 1759 Arianna e Teseo
Conradi, J.G. 1691 Ariadne
Edelman, J.F. 1782 Ariane dans l’isle de Naxos
Ferrari, B. 1640 Arianna
8
Fischetti, D. 1777 Arianna e Teseo
Fisher, A. 1809 Theseus und Ariadne (w./ Seyfried)
Fux, J.J. 1726 La Corona d’Arianna
Galuppi, B. 1760 Arianna e Teseo
Galuppi, B. 1763 Arianna e Teseo
Grabu, L. 1674 Ariane, ou Le Mariage de Bacchus
Goehr, A. 1994 Arianna (Reworking of Monteverdi’s opera)
Handel, G.F. 1734 Arianna
Haug, H. 1943 Ariadne
Hess, L. 1909 Ariadne
Holzbauer, I.J. 1756 Le Nozze d’Arianna e di Bacco
Insanquine, G. 1773 Arianna e Teseo
Keiser, R. 1722 Ariadne
Klein, B. 1824 Ariadne
Kusser, J.S. 1692 Ariadne
Leo, L. 1721 Arianna e Teseo
Leo, L. 1728 Arianna
Majo, G. 1747 Arianna e Teseo
Marais, M. 1696 Ariane et Bacchus
Marcello, B. 1727 Arianna
Marinelli, G. 1786 Il Trionfo d’Arianna
Martinu, B. 1961 Ariadne
Massenet, J. 1906 Ariane
Mayr, J.S. 1815 Arianna in Nasso
Mazzoni, A.M. 1758 Arianna e Teseo
Milhaud, D. 1928 L’Abandon d’Ariane
Monteverdi, C. 1608 L’Arianna
Mouret, J.J. 1717 Ariane
Orlandini, G.M. 1739 Arianna
Paradies, M.T. 1791 Ariadne und Bacchus
Pasque, G. 1763 Arianna e Teseo
Pasquini, B. 1685 L’Arianna
Pescetti, G.B. 1750 Arianna e Teseo
Ponzo, G. 1762 Arianna e Teseo
Porpora, N.A. 1714 Arianna in Nasso
Porta, G. 1723 Arianna nell’isola di Nasso
Potjes, E. 1903 Ariane
Righini, V. 1793 Il Trionfo d’Arianna
Ristori, G.A. 1736 Arianna
Rocheforte, J.B. 1791 Ariana et Bacchus
Rothstein, J. 1903 Ariadne auf Naxos
Rubino, P. 1932 Il Filo d’Arianna
Sarti, G. 1756 Arianna e Teseo
Satzenhofer, F. 1803 Die travestierte Ariadne auf Naxos
Schmidt, A. 1958 Der Faden der Ariadne
Seyfried, I.X. 1809 Theseus und Ariadne (w./ Fisher)
Strauss, R. 1912 Ariadne auf Naxos
Tarchi, A. 1784 Arianna e Bacco
Weigl, T. 1803 Bacchus und Ariadne
Winter, P. 1792 I Sacrifizi di Creta
9
Bacchae
(or Maenads). Followers of Bacchus, the god of vine. Based on text by Euripedes.
Ghedini, G.F. 1948 Le Baccanti
Henze, H.W. 1966 Die Bassariden
Valdambrini, F. 1971 Pentheus
Wellesz, E. 1931 Die Bachantinnen
Calisto
Arcadian nymph who was changed into a bear by Jupiter, as was her son Arcas. Jupiter
then turned them into constellations which are known as the Great Bear and Little Bear.
Cavalli, F. 1651 La Calisto
Calypso
Queen of Ogygia, the island on which Ulysses was shipwrecked. She kept him there for
seven years with the promise of immortality. (See Telemachus)
Cephalus (son of Hermes and Herse) accidentally shot his jealous wife
Procris (daughter of King Erechtheus of Athens) who was spying on him in the woods.
Araia, F. 1755 Cephalus i Prokris
Benda, J.A.G. 1805 Cephalus und Prokris
Bonocini, G. 1704 Gli Amor di Cefalo e Procris
Bronner, G. 1694 Cephalus und Procris
Caccini, G. 1600 Il Rapimento di Cefalo
Capuzzi, G.A. 1792 Cefalo e Prokcri
Gilliers, J.C. 1711 Céphalus et Procris
Gretry, A.E.M. 1773 Céphalus et Procris, ou L’Amour conjugal
Hidalgo, J. 1660 Celos aun del aye matan
Johnsen, E.H.F. 1778 Procris och Cephal
Kaiser, R. 1694 Procris und Cephalus
Kerpen, F.H. 1783 Cephalus und Prokris
Krenek, E. 1933 Cefalo e Procri
Krieger, J.F. 1689 Cephalus und Procris
LaGuerre, E.J. 1694 Céphale et Procris
Mattioli, A. 1650 Il Ratto di Cefalo
Reichardt, J.F. 1777 Prokris und Cephalus
Schürmann, G.K. 1734 Prokris und Cephalus
Stuck, J.B. 1710 Cephale
10
Circe
Sorceress, sister of Aetes, who turned Ulysses’ friends into swine when they landed on the
isle of Aeaea. Ulysses resisted the spells with a herb concoction given to him by Mercury.
(see also Ulysses and Telemachus)
Albertini, G. 1785 Circe ed Ulisse
Anfossi, P. 1788 La Maga Circe
Astaritta, G. 1790 Circe ed Ulisse
Badia, C.A. 1709 Gli Amori di Circe con Ulisse
Beaujoyeulx, B. 1581 Le Ballet comique de la royne
Boniventi, G. 1711 Circe delusa
Brunal, R. 1903 Circe
Bungert, A. 1898 Kirke
Buongiorno, C. 1892 Circe e Calipso
Chapi, R. 1902 Circe
Cimarosa, D. 1782 Circe
Desmartes, H. 1694 Circe
Egk, W. 1948 Circe
Freschi, D. 1679 Circe
Gassaniga, G. 1786 Circe
Gilliers, J.C. 1705 Circe
Gluck, C.W. 1765 Telemacco, ossia L’Isola di Circe
Graupner, W. 1791 Circe
Hillemacher, P.L. 1907 Circe
Keiser, R. 1696 Circe, oder Ulysses erster Theil
(see also Ulysses and Penelope)
(first setting)
Keiser, R. 1734 Circe (second setting)
Mysilweczek, J. 1779 Circe
Orefice, A. 1713 Circe delusa
Paer, F. 1791 Circe
Peri, A. 1843 Circe
Perrino, M. 1819 Uliise nell’ isola di Circe
Pollarolo, C.F. 1692 Circe abbandonata da Ulisse
Romberg, B. 1807 Ulysses und Circe
Sabadini, B. 1692 Circe abbandonata da Ulisse
Stradella, A. 1667 Circe
Strungk, N.A. 1697 Circe
Taylor, R. 1783 Circe and Ulysses
Vernizzi, O. 1619 Ulisse e Circe
Visee, R. 169? Circe
Winter, P. 1788 Circe
Ziani, P.A. 1665 Circe
11
Clytemnestra
Agamemnon’s wife whose lover, Aegisthus, murdered him. She was slain by her son
Orestes. See also Orestes and Oresteia. Text by Aeschylus.
Antoniou, T. 1968 Clytemnestra
Eaton, J. 1980 The Cry of Clytemnestra
Danae
Zeus had intercourse with Danae in the shape of a stream of gold which poured into her
lap through the roof of her prison, resulting in the birth of Perseus (founder of Mycenae).
Strauss, R. 1940 Die Liebe der Danae
Daphne
Pursued by Apollo (under the influence of a love dart from Eros), Daphne denied all
love. Turning to flee from Apollo she turned into a laurel bush.
Aldrovandini, G.A.V. 1696 Dafni
Astorga, E. 1709 Dafni
Barbazza, A. 1634 Apollo e Dafne
Bird, A. 1895 Daphne
Boismortier, J. 1748 Daphne
Bontempi, G.A. 1671 Die in Lorbeer verwandelte Daphne
Caccini, G. 1598 La Dafne
Caldara, A. 1719 Dafne
Cavalli, P.F. 1640 Gli Amori d’Apollo e di Dafne
Corsi, J. 1597 La Dafne
Duron, S. 1700 Apolo y Dafne
Ferron, A. 1892 Daphne
Fux, J.J. 1714 Dafni in lauro
Gagliano, G. 1608 La Dafne
Handel, G.F. 1708 Daphne
Hensel, J.D. 1799 Daphne
Legat de Furcy 1790 Apollon et Daphne
Mayer, A. 1782 Apollon et Daphne
Mulder, E.W. 1935 Dafne
Mulé, D. 1928 Dafni
Paschatti, G. 1634 Dafne cangiuto in lauro
Peranda, M.G. 1671 Die in Lorbeer verwandelte Daphne
Peri, J. 1597 La Dafne
Porta, G. 1738 Dafne
Reutter, J.A.K.G. 1734 Dafne
Sabadini, B. 1690 Gli Amori di Apollo e di Dafne
Scarlatti, A. 1700 Dafni
Schütz, H. 1627 Dafne
Stadler, E. 1866 Le Bois de Daphne
Strauss, R. 1938 Daphne
Valentini, P.F. 1623 La Transformazione di Dafne
Vernizzi, O. 1621 La Coronzione di Apollo per Dafne conversa in lauro
12
Dido and Aeneas
‘Dido’ is Virgil’s name for ‘Elissa’, Queen of Carthage. Fell in love with Aeneas who
was compelled by Mercury to leave the quen. She then threw herself onto a funeral pyre.
(see also Aeneas)
Adolfati, A. 1747 Didone abbandonata
Albinoni, T. 1724 Didone abbandonata
Andreotti, G. 1784 Didone abbandonata
Anfossi, P. 1775 Didone abbandonata
Araia, F. 1758 Didone abbandonata
Arne, T.A. 1734 Dido and Aeneas
Astaritta, G. 1780 Didone abbandonata
Auletta, P. 1758 Didone abbandonata
Aurisicchio, A. 1745 Didone abbandonata
Berlioz, H. 1863 Les Troyens a Carthage
Bernasconi, A. 1738 Didone abbandonata
Bernasconi, A. 1756 Didone abbandonata
Bertoni, F.G. 1748 Didone abbandonata
Beveridge, T. 1958 Dido and Aeneas
Blangini, T. 1866 Didon
Bonno, J 1752 Didone abbandonata
Brivio, G.F. 1739 Didone abbandonata
Brunetti, G. 1759 Didone abbandonata
Capotorti, L. 1800 Enea in Cartagine
Caputi, A. 1754 Didone abbandonata
Cavalli, P.F. 1641 Didone abbandonata
Celoniat, L. 1769 Didone abbandonata
Cherubini, L. 1786 Didone abbandonata
Ciampi, V.L. 1754 Didone abbandonata
Colla, G. 1770 Enea in Cartagine (first setting)
Colla, G. 1773 Didone abbandonata (second setting)
Desmartes, H. 1693 Didon
Duni, E.R. 1739 Didone abbandonata
Fasch, F. 1712 Die getreue Dido
Ferrandini, A. 1760 Didone abbandonata
Fioravanti, V. 1810 Didone abbandonata
Fiorillo, I. 1751 Didone abbandonata
Fioroni, G.A. 1755 Didone abbandonata
Galluppi, B. 1740 Didone abbandonata
Galuppi, B. 1764 Didone abbandonata
Gazzaniga, G. 1787 Didone abbandonata
Gibella, F.C. 1680 Enea in Cartagine
Graupner, C. 1707 Dido, Königin von Darthago
Handel, G.F. 1737 Didone
Hasse, J.A. 1742 Didone abbandonata
Haydn, F.J. 1777 Didone abbandonata
Holtzbauer, I.J. 1779 Der Tod der Dido
Hook, J. 1771 Dido
Horn, C.E. 1828 Dido
Insanguine, G. 1770 Didone abbandonata
Jommelli, N. 1747 Didone abbandonata
Klein, B. 1823 Dido
Kozeluh, J.A. 1795 Didone abbandonata
Kraus, J.M. 1799 Aeneas I Carthago
Lampert, E. 1845 Dido
13
Lampugnani, G.B. 1739 Didone abbandonata
Lavranga, D. 1909 Dido
Litares, A. 1700 Dido y Eneas
Liverati, G. 1807 Enea in Cartagine
Majo, G.F. 1769 Didone abbandonata
Manna, G. 1751 Didone abbandonata
Marino, S. 1798 Didone abbandonata
Marshall-Hall, G.W.L. 190? Dido and Aeneas
Mattioli, A. 1656 Didone abbandonata
Mazzoni, A.M. 1752 Didone abbandonata
Mercadantes, S. 1823 Didone abbandonata
Mombelli, D. 1776 Didone abbandonata
Monza, C. 1784 Enea in Cartagine
Moratelli, S. 1688 Didone
Morolin, F. 1799 Le Seconde nozze di Didone
Mortellari, M.C. 1772 Didone abbandonata
Naumann, J.G. 1790 Didone
Neitzel, O. 1884 Dido
Ottani, B. 1779 Didone abbandonata
Paer, F. 1811 Didone abbandonata
Paganelli, G.A. 1738 Didone abbandonata
Paisiello, G. 1794 Didone abbandonata
Pallavicino, C. 1686 Didone delirante
Pederzuoli, G.B. 1685 Didone costante
Perez, D. 1747 Didone abbandonata
Piccinni, N. 1769 Didone abbandonata (first setting)
Piccinni, N. 1783 Didon (second setting)
Piticchio, F. 1780 Didone abbandonata
PonciniF.J. 1752 Didone abbandonata
Porpora, N.A. 1725 Didone abbandonata
Portugal, M.A. 1803 Didone abbandonata
Purcell, H. 1689 Dido and Aeneas
Reissiger, K.G. 1824 Didone abbandonata
Risori, G.A. 1748 Didone abbandonata
Sacchini, A.M.G. 1775 Didone abbandonata
Sarro, D. 1724 Didone abbandonata
Sarti, G. 1762 Didone abbandonata
Scalabrini, P. 1744 Didone abbandonata
Scarlatti, A. 1696 Didone delirante (first setting)
Scarlatti, A. 1724 Didone abbandonata (second setting)
Schiassi, G.M. 1735 Didone abbandonata
Schirer 1776 Didone abbandonata
Schuster, J. 1776 Didone abbandonata
Schwanenberg, J.G. 1765 Didone abbandonata
Scolari, G. 1752 Didone abbandonata
Scolari, G. 1763 Didone abbandonata
Storace, S. 1792 Dido, Queen of Carthage
Telemann, G.P. 1731 Die Flucht dea Aeneas nach Latien
Terradellas, D. 1750 Didone
Traetta, T.M. 1757 Didone abbandonata
Vinci, L. 1726 Didone abbandonata
Zanetti, F. 1766 Didone abbandonata
Ziani, P.A. 1680 Enea in Cartagine
Zoppis, F. 1758 Didone abbandonata
14
Electra
Daughter of Agamemnon and Clytemnestra, she assisted her brother Orestes in avanging
their father’s death by killing their mother.
(see Orestes and Iphigenia. Text by Sophocles c.441 B.C.)
Lemoyne, J.B. 1782 Electre
Levy, M.D. 1967 Mourning becomes Electra
Strauss, R. 1909 Elektra
Euridice
Wife of Orpheus; God of Music. Killed by a snake and taken to Tartarus (Hades) where
Oprheus went to claim her back. (see Orpheus)
Hecuba
Mother of Cassandra; Queen of Troy. Text by Euripedes. See also ‘The Trojan Women’.
Malpiero. G.F. 1941 Ecuba
Martinon, J. 1956 Hécube
Helen
Daughter of Zeus and Leda, wife of Meneleus (King of Sparta). Eloped with Paris, thus
bringing about the destruction of Troy. (see Homer’s Illiad).
Offenbach, J. 1864 La Belle Helene Opera Buffa
Hercules
Mighty Greek hero, son of Jupiter and Alcmena. Gained immortality by completing the
‘Twelve Labours of Hercules’. Killed by Deianira, his wife, and then placed among the
stars. (see also Alceste and Amazons)
Aglioti, P. 1799 Lcide in Culla
Albinoni, T. 1701 Diomede punito fatica d’ Ercole
Anonymous 1721 Hercule filiant
Ariosti, A. 1703 La Piu gloriosa fatica d’Ercole
Arne, T.A. 1766 The Birth of Hercules
Badia, C.A. 1708 Ercole vincitore di Gerione
Ballarotti, F. 1709 L’Alcide (w./ Gasparini/
Pollarollo)
Bioni, A. 1730 Ercole sul Termodonte
Boretti, G.A. 1671 Ercole in Tebe
Bortniansky, D.S. 1778 Alcide
Caballero, M.F. 1881 Hazanes de Hercules
Cavalli, P.F. 1662 Ercole amante
Dauvergne, A.L. 1761 Hercule mourent
Dos Santos, L.X. 1778 Alcide al bivio
Dos Santos, L.X. 1785 Ercole sul Tago
Draghi, A. 1677 Ercole acquisitatore della immortalita
Eaton, J. 1968 Heracles
Fiore, S.A. 1710 Ercole in cielo
15
Fux, J.J. 1710 La Decima fatica d’Ercole
Gasparini, F. 1709 L’Alcide (w./ Ballaroti/ Pollarollo)
Gluck, C.W. 1747 Le Nozze d’Ercole e d’Ebe
Gräfe, J.F. 1771 Herkules auf dem Oeta
Graff, K. 1859 Herkules
Graupner, C. 1708 Il Fido amico, oder Der getreue Freund, Herkules
und Theseus
Greene, M. 1740 The Judgement of Hercules
Haffner, J.C.F. 1793 Alcides inträde i verladen
Hasse, J.A. 1746 Lo Sternuto d’Ercole
Hasse, J.A. 1760 Alcide al bivio
Heinichen, J.D. 1714 Herkules
Käfer, J.P. 1716 Herkules
Keiser, R. 1700 Herkules und Hebe
Krieger, J.P. 1694 Herkules unter den Amazonen
Lacepede, B.G.E.L. 1771 Omphale
Langle-Langlois, H.F. 1801 Le Choix d’Alcide
Leroux, X.H.N. 1901 Astarte
Lima, J.F. 1785 Le Nozze d’Ercole e d’Ebe
Lully, L. 1693 Alcide (w./ Marais)
Majo, G.F. 1764 Alcide negli Orti Esperidi
Manelli, F. 1651 Ercole nell’Erimanto
Marais, M. 1693 Alcide (w./ Lully)
Martino, D. 1929 Ercole
Mauprey, A. 1912 Alcide
Mayr, J.S. 1803 Ercole in Lidia
Mayr, J.S. 1809 Ercole in Lidia
Mayr, J.S. 1816 Le Feste d’Ercole
Melani, J. 1661 Ercole in Tebe
Mercadante, S. 1819 L’Apotesi d’Ercole
Mestrozzo, P. 1887 Die Familie Herkules (w./ Wallner)
Nasolini, S. 1791 Ercole in Termodonte
Orlandini, G.M. 1718 Le Amazzoni vinte da Ercole
Paisiello, G. 1780 Alcide al bivio
Pavesi, S. 1809 Ippolita, regina delle Amazzoni
Peri, J. 1600 Iole ed Ercole
Peri, J. 1605 Il Natale d’Ercole
Piccinni, N. 1793 Ercole in Termodonte
Pollarollo, C.F. 1709 L’Alcide (w./ Gasparini/ Ballaroti)
Pollarolo, C.F. 1695 Ercole in cielo
Porpora, N.A. 1744 Le Nozze d’Ercole e d’Ebe
Provenzale, F. 1679 La Fatiche d’Ercole per Deianira
Rampini, G. 1715 Ercole sul Termodonte
Reeve, W. 1794 Hercules and Omphale (w./ Shield)
Reichardt, J.F. 1804 Der Tod dea Herkules
Reutter, J.G. 1729 Alcide trasformato in dio
Righini, V. 1790 Alcide al bivio
Rodriguez, P. 166? Hercules y Anteo
Roques, L. 1869 Hercues au pieds d’Omphale
Rovetta, P.G. 1645 Ercole in Lidia
Sabadini, B. 1688 L’Ercole trionfante
Saint-Saëns, C. 1911 Dejanire
Sartorio, A. 1678 Ercole sul Termodonte
Schmittbauer, J.A. 1771 Herkules auf dem Oeta
Schürer, J.G. 1747 Ercole sul Termodonte
Schweitzer, A. 1771 Herkules auf dem Oeta
16
Schwietzer, A. 1773 Die Wahl des Herkules
Shield, W. 1794 Hercules and Omphale (w./ Reeve)
Staudinger, J.G. 1781 Die Wahl des Herkules
Steffani, A. 1689 La Lotta d’Ercole con Achelao
Stiavia, D. 1657 Ercole perseguitato
Tarchi, A. 1790 L’Apotesio d’Ercole
Telemann, G.P. 1724 Omphale
Terrasse, C. 1901 Les Travaux d’Hercule
Vasseur, L. 1896 Le Royaume d’Hercules
Vivaldi, A. 1723 Ercole sul Termodonte
Wallner, H.M. 1887 Die Familie Herkules (w./ Mestrozzo)
Wilderer, J.H. 1697 Quinto Fabio Massimo
Wolfram, J.M. 1825 Herkules
Ziani, M.A. 1706 L’Ercole vincitore dell’invidia
Ziani, P.A. 1662 La Fatiche d’Ercole per Deianira
Zingarelli, N. 1789 Alcide al bivio
Hippolytus
Bastard son of Theseus with Hippolyte (an Amazon).
Text by Euripides.
Bell, W.H. 1920 Hippolytus
Drysdale, L. n/k Hippolytus
Humphreys, H. 1981 Sea-Thorn
Rameau, J-P. 1733 Hippolyte et Aricie
Senilov 1915 Hippolytus
Idomeneo
King of Crete
Campra, A. 1712 Idomenée
Della Maria, P.A.D. 1784 Idomenée
Farinelli, G. 1811 Idomeneo
Federici, V. 1806 Idomeneo
Fuchs, J.N. 1879 Idomeneus, König von Kreta
Galuppi, B. 1756 Idomeneo
Gazzaniga, G. 1790 Idomeneo
Mozart, J.C.W.A. 1781 Idomeneo, re di Creta
Paer, F. 1794 Idomeneo
Paisiello, G. 1792 Il Ritorno d’Idomeneo in Creta
Petrilli, R. 1712 Idomeneo
Rolle, J.H. 1782 Idamante, oder Das Gelübe
17
Iphigenia
Daughter of Agamemnon. Under the pretext of her marriage Achilles, Agamemnon sent
Iphigenia to be sacrificed to appease Artemis. She survived and an animal was sent in
her place. Two main Euripedean text sources are Iphigenia in Aulis and Iphigenia in
Taurus.
Abos, G. 1745 Ifigenia in Aulide
Agricola, J.F. 1765 Ifigenia in Tauride
Aliprandi, B. 1739 Iphigenia
Araia, F. 1758 Ifigenia in Tauride
Arne, T.A. 1750 The Sacrifice of Iphigenia
Avossa, G. 1745 Ifigenia in Aulide
Benitou, P. 1968 Jertfirea Ifigeniei
Bertoni, F.G. 1762 Ifigenia in Aulide
Caldara, A. 1718 Ifigenia in Aulide
Campra, A. 1704 Iphegénie Tauride
Carafa, M. 1817 Ifigenia in Tauride
Cherubini, L. 1788 Ifigenia in Aulide
Coletti, A.B. 1707 Ifigenia in Aulide
Curcio, G.M. 1799 Ifigenia in Aulide
Danzi, F. 1807 Ifigenia in Aulide
Desmarets, H. 1704 Iphegénie Tauride
Federici, V. 1809 Ifigenia in Aulide
Federici, V. 1804 Ifigenia in Tauride
Franchi, C. 1766 Ifigenia in Aulide
Galuppi, B. 1768 Ifigenia in Tauride
Giordani, G. 1786 Ifigenia in Aulide
Gluck, C.W. 1774 Iphigénie en Aulide
Gluck, C.W. 1779 Iphegénie Tauride
Graun, C.H. 1748 Ifigenia in Aulide
Guglielmi, P.A. 1768 Ifigenia in Aulide
Jommelli, N. 1751 Ifigenia in Aulide
Jommelli, N. 1771 Ifigenia in Tauride
Käfer, J.P. 1716 Iphegenia
Keiser, R. 1699 Die Wunderbar-errettet Iphigenia
Löwe, J.J. 1661 Iphigenia
Majo, G.F. 1762 Ifigenia in Aulide
Majo, G.F. 1764 Ifigenia in Tauride
Martin y Soler, V. 1779 Ifigenia in Aulide
Mayr, J.S. 1806 Ifigenia in Aulide
Mayr, J.S. 1811 Il Sacrifizio d’Ifigenia (Second setting)
Mayr, J.S. 1817 Ifigenia in Tauride
Mazzoni, A.M. 1756 Ifigenia in Tauride
Mei, R. 1786 Ifigenia in Aulide
Moneta, G. 1789 Il Sacrifizio d’Ifigenia
Monza, C. 1784 Ifigenia in Tauride
Mosca, G. 1799 Ifigenia in Aulide
Orlandini, G.M. 1732 Ifigenia in Aulide
Orlandini, G.M. 1719 Ifigenia in Tauride
Parolini, P.G. 1819 Ifigenia in Aulide
Piccinni, N. 1781 Iphegénie Tauride
Pizzetti, I., 1950 Ifegenia
Pleyel, I.J. 1785 Ifigenia in Aulide
Porpora, N.A. 1735 Ifigenia in Aulide
18
Porta, G. 1738 Ifigenia in Aulide
Prati, A. 1784 Ifigenia in Aulide
Pündter, L.B. 1779 Iphigenia
Reutter, J.A.K.J. 1735 Il Sacrifizio in Aulide
Rossi, L. 1784 Ifigenia in Aulide
Salari, F. 1776 Ifigenia in Aulide
Sarti, G. 1777 Ifigenia in Aulide
Scarlatti, A. 1713 Ifigenia in Aulide
Scarlatti, D. 1713 Ifigenia in Tauride
Tarchi, A. 1785 Ifigenia in Aulide
Tarchi, A. 1785 Ifigenia in Tauride
Traetta, T.M. 1753 Ifigenia in Aulide
Traetta, T.M. 1763 Ifigenia in Tauride
Trento, V. 1804 Ifigenia in Aulide
Uttini, F.A.B. 1778 Iphigénie
Vinci, L. 1725 Ifigenia in Tauride
Zingarelli, N. 1787 Ifigenia in Aulide
Jason
Son of the Thessalian King Aeson; leader of the Argonautis claim of the Golden Fleece
from Aetes, King of Colchis. Aided and abbetted by Aetes’ daughter, Medea, who he then
deserted for Cresa. (see also Medea).
Acciajoli, F. 1671 Il Novello Giasone
Andreozzi, G. 1784 Giasone e Medea
Bach, P. 1876 Medea
Bastide, P. 1911 Médée
Benda, J.A.G. 1775 Medea
Bernabei, E. 1674 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Bononcini, A.M. 1717 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Brunetti, G. 1768 Jason.ossia La Conquista del Vellocino
Brusa, G.F. 1726 Medea e Giasone
Bryars, G. 1982 Medea
Buschop, J.A.G. 1874 La Toison d’Or
Canonica, P. 1953 Medea
Cavalli, P.F. 1649 Giasone
Celli, F. 1838 Medea
Charpentier, M.A. 1693 Médée
Cherubini, L. 1797 Médée
Coccia, C. 1815 Medea e Giasone
Colasse, P. 1696 Jason, ou La Toison d’Or
DiGiovanni, R. 1955 Medea
Draghi, A. 1678 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Elkus, J. 1970 Medea
Engel, L. 1935 Medea
Farberman, H. 1961 Medea
Fontenelle, G. 1813 Médée et Jason
Framery, N.E. 1790 Médée
Gazzaniga, G. 1787 Gli Argonauti in Colce
Gazzaniga, G. 1790 Giasone e Medea (second setting)
Gebel, G. 1752 Medea
Guidi-Drei, C. 1973 Medea
Handel, G.F. 1713 Teseo
Henderson, A. 1972 Medea
19
Holmes, A.M.A. 1881 Les Argonauts
Isola, G. 1791 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Keiser, R. 1720 Jason
Kerll, J.K. 1662 Medea vendicativo
Kovach, A. 1967 Medea
Krempelsetzer, G. 1866 Das Orakel
Kusser, J.S. 1692 Jason
Langlé-Langlois, H.F. 1805 Médée
Lees, B. 1974 Mdea in Corinth
Lirou, J.F.E. 1775 Jason
Luke, R.E. 1979 Medea
Malpiero, G.F. 1950 Mondi celesti e infernali
Marinelli, G. 1792 La Vendetta di Medea
Mayr, J.S. 1813 Medea in Corinto
Mele, G.B. 1748 Il Vello d’Oro conquistato
Mercadante, S. 1851 Medea
Milhaud, D. 1939 Médée
Müller, W. 1822 Die neue Medea
Mysliweczek, J. 1764 Medea
Naumann, J.G. 1788 Medea in Colcide
Osterc, S. 1931 Medea
Pacini, G. 1843 Medea
Pavesi, S. 1804 La Vendetta di Medea
Perez, D. 1744 Medea
Piticchio, F. 1798 La Vendetta di Medea
Psecetti, G.B. 1738 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Quintieri, G. 1931 Il Vello d’Oro
Rommasini, V. 1906 Medea
Roncaglia, B. 1654 La Nave d’Argo
Rösler, J. 1810 Jasons Vermählung
Salomon 1713 Médée et Jason
Schürmann, G.K. 1707 Giasone
Scolari, G. 1749 Il Vello d’Oro
Selli, P. 1839 Medea in Corinto
Silva, A. 1735 Os Encantos de Medea
Sordelli, G. 1745 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Tintori, G. 1961 Medea Senecae Fragmina
Vento, M. 1767 La Conquista dell’ Vello d’Oro
Vogel, J.C. 1786 Le Toison d’Or
Winter, P. 1798 Medea und Jason
Zanettini, A. 1675 Medea in Atene
Lysistrata
Tale by Aristophanes that portrays the women of Athens teaming up with the women of
Sparta to force their husbands to end the Peloponnesian War.
Lysistrata is the principal character and spokesperson for the women.
? 1963-7 Lysitrata and the War ? collaborative production planned by
Wayne State University; Detroit.
Dendrino, G. 1960 Lysistrata
Dutacq, A. 1892 Lysistrata
Feautrier, E. 1885 Lysistrata
Gunsbourg, R. 1923 Lysistrata
Hiles, F. 1885 War in the Household
20
Husson, A. 1972 Lysistrata
Kalmanoff, M. 1959 Lizzie Strotter
Kirk, T. 1972 The Lib: 393 B.C.
Kont, P. 1961 Lystrate
Lincke, P. 1902 Lysistrata
Schubert, F.P. 1823 Die Verschworenen,
oder das häusliche Krieg
Medea
Sorceress, daughter of Aetes, King of Colchis, who decevied him to help Jason gain the
Golden Fleece. He then deserted her so she killed his new wife and their childern with a
poisoned garment and married Aegeus , the father of Theseus. Later tried to make Aegeus
poison his own son but was discovered and fled. (see also Jason)
Text by Euripedes
Andreozzi, G. 1784 Giasone e Medea
Bach, O. 1876 Medea
Bastide, P. 1911 Medea
Benda, J.A.G. 1775 Medea
Brusa, G.F. 1726 Medea e Giasone
Bryars, G. 1982 Medea
Canonica, P. 1953 Medea
Cavalli, P. 1649 Giasone
Celli, F. 1838 Medea
Charpentier, M.A. 1693 Médée
Cherubini, L. 1797 Médée
Coccia, C. 1815 Medea e Giasone
DiGiovanni, R. 1955 Medea
Elkus, J. 1970 Medea
Engel, L. 1935 Medea
Farberman, H. 1961 Medea
Fontenelle, G. 1813 Médée et Jason
Framéry, N.E. 1790 Médée
Gazzaniga, G. 1790 Giasone e Medea
Gebel, G. 1752 Medea
Guidi-Drei, C. 1973 Medea
Handel, G.F. 1713 Teseo
Henderson, A. 1972 Medea
Kerll, J.K. 1662 Medea
Kovach, A. 1967 Medea
Krempelsetzer, G. 1866 Das Orakel in Delphi
Kusser, J.S. 1692 Jason
Langlé-Langlois, H.F. 1805 Médée
Lees, B. 1974 Medea in Corinth
Luke, R.E. 1979 Medea
Malpiero, G.F. 1950 Mondi celesti e infernali
Marinelli, G. 1792 La Vendetta di Medea
Mayr, J.S. 1813 Medea in Corinto
Mercadante, S. 1851 Medea
Milhaud, D. 1939 Médée
Müller, W. 1822 Die neue Medea
Mysliweczek, J. 1764 Medea
Naumann, J.G. 1788 Medea in Colchide
Osterec, S. 1931 Medea
21
Pacini, G. 1843 Medea
Pavesi, S. 1804 La Vendetta di Medea
Perez, D. 1744 Medea
Piticchio, F. 1798 La Vendetta di Medea
Salomon 1713 Médée et Jason
Selli, P. 1839 Medea in Corinto
Silva, A. 1735 Os Encantos de Medea
Tintori, G. 1961 Medea Senecae Fragina
Tommasini, V. 1906 Medea
Winter, P. 1789 Medea und Jason
Zanettini, A. 1675 Medea in Atene
Nausicaa
Daughter of Alcinous, King of the Phaecians, who entertains Ulysses when he is
shipwrecked. Text from Homer’s Odyssey.
Bungert, A. 1901 Nausikaa
Glanville-Hicks, P. 1961 Nausicaa
Hahn, R. 1919 Nausicaa
Reutter, H. 1967 Nausikaa
Odysseus
(see Ulysses)
Oedipus
Theban hero who guessed the riddle of the Sphynx and so became King of Thebes.
(Texts based on Oedipus at Colonnus (c.401 B.C.) and Oedipus Tyrannus (c. 430 B.C.)
by Sophocles
Aytano, A. 1932 Edipo re
Bastide, P. 1934 Oedipe-Roi
Desaugier, M.A. 1779 Le Petit Oedipe
Eder, H. 1960 Oedipus
Enesco, G. 1936 Oedipe
Gebel, G. 1751 Oedipus
Kovarivic, K. 1894 Edip kral
Lassen, E. 1874 Oedipus in Kolonus
Leoncavallo, R. 1920 Edipo re
Mereaux, N.J. 1791 Oedipe a Thebes
Orff, C. 1959 Oedipus der Tyrann
Sacchini, A.M.G. 1786 Oedipe à Colonne
Soler, J. 1974 Oedipus e Jocasta
Stravinsky, I. 1927 Oedipus Rex
Torri, P. 1729 Edipo a Colona
Travis, R. 1968 The Passion of Oedipus
Zingarelli, N. 1802 Edipo a Colona
22
Olympie
Daughter of Statira and Alexander, who plans to marry Cassander but then discovers
that he killed her father. (Story by Voltaire)
Spontini, G.L.P. 1819 Olympie
Oresteia
Tale by Aeschylus. See also Agamemnon, Orestes, and Clytemnesta.
Demuth, N. 1950 The Oresteia
Guglielmi, F. 1905 Le Eumendidi
Lim, L. 1993 The Oresteia
Storm, R. 1958 El Regresso
Taneiev, E.A. 1895 Oresteia
Weiss, A. 1973 The Libation Bearers
Orestes
Son of Clytemnestra and Agamemnon who killed his mother to revenge his father’s death,
he was pursued by the Furies until purified by Minerva. (see also Electra and Iphiginia)
Agricola, J.F. 1772 Oreste e Pilade
Alberti, C. 1872 L’Oreste
Badings, H. 1954 Orestes
Bordese, L. 1892 Oreste e Pylade
Caldara, A. 1718 La Forza dell’amicizia in Oreste e Pilade
Cimarosa, D. 1783 L’Oreste
Demuth, N. 1950 The Orestes
Federici, V. 1804 L’Oreste in Tauride
Feo, F. 1738 L’Oreste
Galliard, J.E. 1749 Oreste e Pilade
Guglielmi, F. 1905 Le Eumendidi
Handel, G.F. 1734 Oreste
Horzizky, F. 1786 L’Oreste
Krenek, E. 1930 Das Lebendes Orest
Kreutzer, K. 1818 Orestes
Langle-Langlois, H.F. 1783 Oreste et Tyndaro
Micheli, B. 1722 L’Oreste
Moneta, G. 1798 Oreste
Monza, C. 1766 Oreste
Morlacchi, F. 1808 L’Oreste
Perez, D. 1744 Oreste
Perti, G. 1685 Oreste
Pollarolo, C.F. 1697 Oreste
Reutter, J.A.K.G. 1718 La Forza dell’amicizia in Oreste e Pilade
Testi, F. 1956 Li Fuore di Oreste
Thys, A. 1844 Oreste et Pylade
Weingartner, P.F. 1902 Oreste
23
Orpheus
God of music, husband of Euridice who he loved so much that he followed her to Hades
after her untimely death to try and save her. Based on Ovid’s ‘Metamorphoses’
Akutagaw, Y. 1970 Orpheus in Hiroshima
Amendola, G. 1788 Orfeo
Asplmayr. 1780 Orpheus & Euridice
Austin, J. 1967 Orpheus
Bach, J.C. 1770 Orfeo ed Euridice
Bachmann, G. 1798 Der Tod des Orpheus
Barthelemon, F.H. 1767 Orpheus
Belli, D. 1616 Il Pianto d’Orfeo
Benda, F.W.H. 1785 Orpheus
Benda, J.A.G. 1789 Orpheus (second setting; first lost)
Bertoni, F.G. 1776 Orfeo ed Euridice
Bianchi, R. 1938 Proserpina
Caccini, G and Peri, J. 1600 Euridice
Caccini, G. 1602 Euridice
Campra, A. 1699 Orfeo nell’ inferni
Cannabich, C.A. 1802 Orpheus
Casella, A. 1932 La Favola d’Orfeo
Charpentier, G. 1972 Orpheus
D’Arquino, C. 1652 Orfeo
D’Azevedo 1907 Orpheus Dood
Damase, J.M. 1972 Eurydice
Dauvergne, A.L. 1770 La Mort d’Orpheé
Deshayes, P.D. 1794 Le Petit Orphée
Dessau, P. 1930 Orpheus
DiDia, G. 1676 Orfeo
Dittersdorf, K. 1787 Orpheus der Zweite
Draghi, A. 1683 La Lira d’Orfeo
Ducasse, R. n/k Orphée
Ferrari, B. 1637 Orfeo
Fomin, E.I. 1790 Orpheus
Fux, J.J. 1715 Orfeo ed Euridice
Gabold, I. 1970 Seven Visions to Orpheus
Gast, P. 1881 Orpheus und Dionysos
Gluck, C.W. 1762 Orfeo ed Euridice
Grassi, B. 1631 Orfeo
Graun, C.H. 1752 Orfeo ed Euridice
Guglielmi, P.A. 1770 Orfeo
Haug, H. 1955 Orphée
Haydn, F.J. 1791 Orfeo ed Euridice
Hill, J. 1740 Orpheus
Hulshohn-Droste, M. 1791 Der Tod des Orpheus
Kanne, F.A. 1807 Orpheus
Kauer, F. 1813 Orpheus und Euridice
Keiser, R. 1698 Orpheus
Konradin, K.F. 1867 Orpheus im Dorfe
Krenek, E. 1926 Orpheus und Eurydike
Krieger, J.P. 1683 Orpheus und Euridice
Kuhnau, J. 1689 Orpheus
Lamberti, L. 1791 Orfeo
Lampe, J.F. 1740 Orpheus and Euridice
Landi, S. 1619 La Morte d’Orfeo
24
Locke, M. 1673 Orpheus and Euridice
Lopez, A. 1660 Euridice y Orfeo
Lorentzen, B. 1969 Euridice
Löwe, J.J. 1659 Orpheus aus Thracien
Lully, L. 1690 Orphée
Lupi, R. 1957 La Nuova Euridice
Malpiero, G.F. 1915 L’Orpheide
Milhaud, D. 1926 Les Malheurs d’Orfée
Monteverdi, C. 1607 La Favola d’Orfeo
Morolin, F. 1796 Orfeo ed Euridice
Naumann, J.G. 1786 Orpheus og Euridice
Offenbach, J. 1858 Orpheé aux enfers
Orff, C. 1940 Orpheus
Paer, F. 1791 Orphée et Euridice
Porsile, C. 1682 Orfeo
Provenzale, F. 1677 Orfeo
Ramous, G. 1960 Orfeo A.D.MCMXLVII
Reeve, W. 1792 Orpheus and Euridice
Respighi, O. 1935 Orfeo
Rieti, V. 1928 Orfeo tragedia
Ristori, G.A. 1749 I Lamenti d’Orfeo
Rossi, L. 1647 L’ Orfeo
Rypdal, T. 1972 Orfeus
Sabadini, B. 1694 L’Orfeo
Santinelli, A. 1660 Gli Amori di Orfeo ed Euridice
Sartorio, A. 1672 L’Orfeo
Savino, A. 1950 Orfeo vedovo
Schipa, T. 1970 Orfeo 9
Teleman, J.P. 1726 Orpheus
Torelli, L. 1781 Orfeo
Tozzi, A. 1789 Orfeo ed Euridice
Trento, V. 1789 Orfeo negli Elisi
Valentini, P.F. 1620 La Matra
Wagenseil, G.C. 1740 I Lamenti d’Orfeo
Weldon, J. 1710 Orpheus and Euridice
Zarlino, G. 1647 Orfeo ed Euridice
Penelope
Character from The Odyssey by Homer; the wife of Ulysses who waits 20 years for his
return from the Trojan Wars. (see also Ulysses)
Chelleri, F. 1716 Penelope la Casta
Cimarosa, D. 1794 La Penelope
Conti, F.B. 1724 Penelope
Draghi, A. 1670 La Casta Penelope
Fauré, G.U. 1913 Pénèlope
Fiore, S.A. 1707 La casta Penélope
Galuppi, B. 1741 Penelope
Keiser, R. 1696 Penelope, oder Ulysses zweiter Theil (see Ulysses for second setting)
Liebermann. R. 1954 Penelope
Niccolini, F. 1685 Penelope la Casta
Palavicino, C. 1685 Penelope la Casta
Perti, G.A. 1696 Penelope la Casta
25
Piccinni, N. 1785 Penelope
Portugal, M.A. 1818 Penelope
Rota, G. 1866 Penelope
Scarlatti, A. 1696 Penelope la Casta
Verocaj, C. 1740 Penelope
Phaedre
Daughter of King Minos of Crete, she fell in love with her stepson, Hippolytus. Mother of
Demophon and Acamas. Text by Jean Racine (1639-1699)
Lemoyne, J.B. 1786 Phédre
Philemon and Baucis
Aged couple who gave shelter to two gods in disguise. In return the gods granted the
couple’s wish that they would die at the same time.
Agathe, K.C. 1791 Philemon und Baucis
Böhm, J. 1776 Philemon und Baucis
Cordeiro da Silva, J. 1789 Bauce e Filemone
Gossec, F.J. 1775 Philémon et Baucis
Gounod, C. 1859 Philémon et Baucis
Haydn, F.J. 1773 Philemon und Baucis
Kaffka, J.C. 1792 Philemon und Bauce
Matho, J.B. 1703 Philémon et Baucis
Monsigny, PA. 1766 Baucis et Philémon
Schweitzer, A. 1771 Philemon und Baucis
Spindler, F.S. 1788 Philemon und Baucis
Stegmann, K.D. 1778 Philemon und Baucis
Plutos
The son of Iasion and Demeter, associated with Irene, the goddess of peace. Was blinded
by Jupiter so that he would bestow his gifts on all men, good and bad.
Mamangakis, Nikos 1965 Plutos
Priam
King of Troy; father of Paris and Hector, husband of Hecuba. Pleaded with Achilles for
the body of his dead son, Hector, but eventually he too was killed by Achilles.
Tippett, M. 1961 King Priam
Prometheus
Titan God, nailed to Mount Caucasus on the orders of Zeus, for giving fire to mankind.
Text based on Aeschylus.
Cortese, L. 1951 Prometeo
Hanus, J. 1965 Pochoden Prometheova
Orff, C. 1968 Prometheus
Wagner-Régeny, R. 1959 Prometheus
26
Psyche
Personification of the human soul and representation of Immortality, sought by Cupid
whom she lost through her own curiosity. Eventually restored to him and made immortal.
Abeille, J.C.L. 1800 Amor und Psyche
Agricola, J.F. 1768 Amore e Psiche
Badia, C.A. 1703 La Psiche
Bagaduroff, W.A. 1915 Eros und Psyche
Breni, T. 1645 La Psiche
Caldara, A. 1720 Psiche
Candeille, P.J. 1780 L’Amour et Psyché
Cavalli, P.F. 1642 Amore innamorato
Fux, J.J. 1720 Psiche
Gassmann, F.L. 1767 Amore e Psiche
Grovelez, G.M. 1922 Psyche
Kauer, F. 1817 Amor und Psyche
Keiser, R. 1701 Die wunderschöne Psyche
Lampe, J.F. 1734 Cupid and Psyche
Leardini, A. 1649 La Psiche
Lenoble, J. 1780 L’Amour et Psyché
Leo, L. 1738 Le Nozze di Amore e d i Psiche
Locke, M. 1675 Psyche
Lully, G.B. 1678 Psyché (w/. Corneille, Quinault, Moliére)
Marcello, B. 1711 Psiche
Méhul, E.N. 1790 Psyché et l’Amour
Pilati, A. 1856 L’Amour et Psyche
Roser, F. 1815 Amor und Psyche
Rössler, J. 1797 Psiche e Amore
Rozycki, L. 1917 Eros i Psyche
Saint-Amans, L.J. 1778 Psyché et l’Amour
Scacchi, M. 1634 L’Amore di Cupido e di Psyche
Scarlatti, A. 1683 Psiche, o veri Amore innamorato
Schuster, J. 1780 Amore e Psiche
Sciarrino, S. 1972 Amore e Psiche
Stevenson, J.A. 1810 Psyche
Thomas, C.L.A. 1857 Psyche
Traetta, T.M. 1773 Amore e Psiche
Vernon, A. 1956 Cupid and Psyche
Walch, G. 1652 Psyche
Wessely, K.B. 1789 Psyche
Winter, P. 1790 Psyché
Zenger, M. 1901 Eros und Psyche
Pyramus and Thisbe
Ill-fated lovers who run away together. Pyramus sees Thisbe’s cloak covered in blood
and assumes her dead so he kills himself. Thisbe returns and does likewise.
Andreozzi, G. 1803 Pyramo e Tisbe
Bandelloni, L. 1800 Pyramo e Tisbe
Bianchi, F. 1783 Pyramo e Tisbe
Bierey, G.B. 1811 Pyramus und Thisbe
Bonni, J. 1757 Colloquio amoroso fra Pyramo e Tisbe
Borghi, G.B. 1783 Pyramo e Tisbe
27
Britten, B. 1960 A Midsummer Night’s Dream
Bruce, M. 1967 Pyramus und Thisbe
Eberl, A. 1794 Pyramus und Thisbe
Eisrich, K.T. 1816 Pyramus und Thisbe
Françoeur, F. 1726 Pyrame et Thisbé (w./ Rebel, F.)
Fuss, J.E. 1800 Pyramus und Thisbe
Gellert, L. 1872 Pyramus und Thisbe
Ghisi, F. 1955 Pyramus und Thisbe
Hasse, J.A. 1768 Pyramo e Tisbe
Koning, S. 1714 Piramus en Thisbe
Kusser, J.S. 1694 Pyramus und Thisbe
Lampe, J.F. 1745 Pyramus and thisbe
Leveridge, P. 1716 Pyramus and Thisbe
Manfroce, N.A. 1811 Pyramo e Tisbe
Mison, L. 1760 Pyramo y Tisbe
Rauzzini, V. 1775 Pyramo e Tisbe
Rebel, F. 1726 Pyrame et Thisbé (w./ Françoeur)
Rochefort, J.B. 1785 Pyrame et Thisbé
Rossi, Giuseppe 1792 Pyramo e Tisbe
Sforza, R. 1825 Pyramo e Tisbe
Spindler, F.S. 1785 Pyramus und Thisbé
Trémisot, E. 1904 Pyrame et Thisbé
Türk, D.G. 1787 Pyramus und Thisbe
Vavalli, G. 1904 Tisbe
Weil, O. 1879 Pyramus und Thisbe
Zorlig, K. 1912 Pyramus und Thisbe
Satyricon
Comic “Satire”, which ‘stars’ Ariadne and Minotaurs but is really a commentary on
Roman politics and culture. Text by Petrionius.
Bentzon, J. 1944 Saturnalia
Fortner, W. 1952 Die Witwe von Ephesus
Hurd, M. 1971 The Widow of Ephesus
Maderna, B. 1973 Satyricon
Reutter, H. 1954 Die Witwe von Ephesus
Ten Brink, J. 1970 Calonice
Zanon, S. 1946 La Matrona di Efeso
Semiramis
Queen of Goddesses; the mother of all Roman and Greek Gods, although not a character
that is fully integrated into Greek drama or myth. Semiramis is the Greek name,
originating from a real queen called "Sammu-ramat", who was the mother of the
Assyrian king Adad-Nirari III (reigned 810-783 B.C.) Tale by Voltaire as well as known
story. Text on her story by Voltaire. Operatic examples include:
Gluck. C.W. 1748 Semiramis
Handel, G.F. 1733 Semiramide
Meyerbeer, G. 1819 Semiramide
Respighi, O. 1910 Semirama
Rossini, G. 1823 Semiramide
Scarlatti, A. 1701 Semiramide
Vivaldi, A. 1732 Semiramide
28
Telemachus
Only son of Ulysses and Penelope who helped his father slay Penelope’s suitors.
Text from Homer’s Odyssey. See Circe.
Ahlefedt, M.T. 1792 Telemak paa Galypsos Øe
Bertoni, F.G. 1776 Telemaco nell’isola di Calipso
Bishop, H.R. 1815 Telemachus and Calypso
Boieldieu, F.A. 1806 Télèmâque
Calegari, A. 1792 Telemacco in Sicilia
Campra, A. 1704 Telemaque
Carcano, G. 1749 Telemaco
Cipolla, F. 1785 Telemaco e Calipso
Cordeiro da Silva, J. 1764 Telemacco
Destouches, A. 1714 Télèmâque
Draghi, A. 1702 Il Telemacco, ossia Il Valore coroato
Galliard, J.E. 1712 Calypso and Telemachus
Gazzaniga, G. 1776 Gli Errori di Telemaco
Gilliers, J.C. 1715 Télèmâque
Gluck, C.W. 1765 Il Telemacco, ossia L’Isola di Circe
Graupner, C. 1711 Telemach
Grua, F.P. 1780 Telemaco
Guglielmi, P.A. 1775 Telemaco
Hofmeister, F.A. 1795 Der Königsshon asu Ithaka
Kozeluch, L. 1798 Telemach auf der Insel Ogygia
Leseur, J.F. 1796 Télèmâque dans l’isle de Calypso
Mayr, J.S. 1797 Telemaco nell’isola di Calipso
Mercadante, S. 1824 Le Nozze di Telemaco
Meucci,G.V. 1773 Telemaco nell’isola di Calipso
Müller, Ad. 1817 Der travestierte Telemach
Rebora, N.A. 1885 Una Avventura di Telemacco
Rogel, J. 1866 El Joven Telémaco
Scarlatti, A. 1718 Telemaco
Schiff. 1901 Les Aventures de Télèmâque
Schürmann, G.K. 1706 Télèmâque
Sor, F. 1797 Telemaco nell’isola di Calipso
Traetta, T.M. 1777 Telemaco
Triebensee, J. 1824 Telemach auf der Insel Ogygia
Troilus (son of Priam; King of Troy)
and Cressida (daughter of Calchas)
Text by Wm. Shakespeare (1601)
Walton, W. 1954 Troilus and Cressida
Zillig, W. 1951 Troilus und Cressida
29
Ulysses/Odysseus
Main character from the Odyssey and Iliad by Homer; Ulysses is the Roman name for
Odysseus. (see also Penelope and Circe)
Albertini, G. 1785 Circe und Ulysses
Alessandri, F. 1790 Il Ritorno d’Ulisse a Penelope
Astaritta, G. 1790 Circe ed Ulisse
Badia, C.A. 1700 La Costanza d’Ulisse
Badia, C.A. 1709 Gli Amori di Circe con Ulisse
Basili, F. 1798 Il Ritorno d’Ulisse
Berg, J. 1967 Odysseuv navrat
Berkeley, L. 1967 Castaway
Brandt-Buys, J. 1937 Ulysses
Bungert, A. 1896
1903
Odysseus Heimkehr
Odysseus Tod
(see also Circe and
Nausicaa)
Caldara, A. 1729 La Partenza di Ulisse
Cesek, H. 1907 Odysseus Heimkehr
Dal Gaudio, A. 1681 Ulisse in Feaccia
Dallapiccola, L. 1968 Ulisse
Gazzaniga, G. 1779 Il Ritorno d’Ulisse
Giordani, G. 1782 Il Ritorno d’Ulisse
Gundry, I. 1941 The Return of Odysseus
Heger, R.. 1932 Der Bettler namenlos
Hervé, F. 1862 Le Retour d’Ulysse
Keiser, R. 1696 Circe, oder Ulysses erster Theil (see Penelope)
Keiser, R. 1722 Ulysses
Majo, G.F. 1769 Ulisse
Mauprey, A. 1907 Ulysse
Mayr, J.S. 1808 Il Ritorno d’Ulisse
Melani, F. 1689 Il Ritorno d’Ulisse
Michelides, S. 1950 Ulysses
Monteverdi, C. 1941 Il Ritorno d’Ulisse in patria
Perez, D. 1774 Il Ritorno d’Ulisse in Itaca
Perrino, M. 1819 Ulisse nell’ isola di Circe
Pollarolo, C.F. 1692 Circe abbandonata da Ulisse
Pollarolo, C.F. 1698 Ulisse sconsciuto in Itaca
Porsile, G. 1707 Il Ritorno d’Ulisse
Porta, G. 1725 Ulisse
Pugno, S.R. 1889 Le Retour d’Ulysse
Rebel, J.F. 1703 Ulusses et Penelope
Reutter, H. 1942 Odysseus (see Nausicaa)
Ricci, L. 1828 Ulisse in Itaca
Romberg, B. 1807 Ulysses und Circe
Sabadini, B. 1692 Circe abbandonata da Ulisse
Sacrati, F.P. 1644 Ulisse errante
Schmidt, L. 1913 Die Heimkehr des Odysseus
Sciroli, G. 1749 Ulisse ettante
Smith, J.C. 1733 Ulysses
Taylor, R. 1783 Circe and Ulysses
Telemann, G.P. 1703 Ulysses
Treu, D.G. 1726 Ulisse e Telemacco
Vernizzi, O. 1619 Ulisse e Circe
Zamponi, G. 1650 Ulisse all’ isola di Circe
Ziani, M.A. 1696 La Finta pazzia d’Ulisse
30
AUTHORS CROSS-REFERENCE
AESCHYLUS b. 525 B.C.
d. 456 B.C.
‘The Seven Against Thebes’
Kelterborn, R. 1963 Die Errettung Thebens
‘The Persians’
Emanuel, M.F.M. 1929 Salamine
see also: Oreseia, Agamemnon, Clytemnestra.
ANACREON b. 563B.C.
d. 478 B.C.
Greek lyric poet, celebrator of love and wine, the subject of operas (listed below) and
many Lied and songs. The ‘Anacreontics’ were imitative poems, written from Hellenistic
to late Byzantine times in the style of Anacreon. Not to be confused with ‘Sons of
Anacreon’ which was a music-hall ensemble in Victorian London.
Apell, J.D. 1803 Anacreon
Beaulieu, M.D.M. 1819 Anacréon
Beaumesnil, H.A.V. 1781 Anacreon
Cherubini, L. 1803 Anacréon, ou L’Amour fugitif
Ebell, H.K. 1810 Anakreon in Ionien
Gretry, A.E.M. 1797 Anacréon chez Polycrate
Horzizky, F. 1789 Anakreon
Legros, J. 1782 Anacréon
Méhul, E.N. 1789 Anacréon
Mercadante, S. 1820 Anacreonte in Samo
Rameau, J.P. 1754 Anacréon
Raymont, H. 1785 Anacréon
Sartorio, A. 1678 Anacreonte tiranno
Scarlatti, A. 1689 L’Anacreonte tiranno
ARISTOPHANES b. Athens 450 B.C.
d. Athens 380 B.C.
The Birds
Braunfels, E. 1920 Die Vögel
Wolf, E.W. 1787 Die Vögel
see also: Plutos and Lysistrata
31
EURIPIDES b. Salamis 480 B.C.
d. Macedonia 408 B.C.
‘The Trojan Women’
Garwood, M. 1967 The Trojan Women
Gray, C. 1970 The Trojan Women
Röttger, H. 1961 Die Frauen Troia
Operas about Euripides
Sigwart, B. 1915 Die Lieder des Euripides
see also: Bacchae, Hecuba, Hippolytus, Iphigenia in Taurus, Iphignia in Aulis, Medea.
HOMER b./d. circa 1000-800 B.C.
Author of The Odyssey and The Iliad
see also: Penelope and Ulysses
OVID (P. Ovidi Nasonis) b. Sulmona. 20th March, 43 B.C.
d. 18 A.D.
Author of Amores, Heroides, Ars Amatoria, Remedia Amoris, Heroides, Metamorphoses,
Tristia, Ibis and Epistulae ex Ponto (publ. Posthumously.)
see also: Medea
PETRONIUS ARBITER, Gaius b. & d. Rome; 1st Century A.D.
‘Satyricon’
Bentzon, J. 1944 Saturnalia
Fortner, W. 1952 Die Witwe von Ephesus
Hurd, M. 1971 The Widow of Ephesus
Maderna, B. 1973 Satyricon
Reutter, H. 1954 Die Witwe von Ephesus
Ten Brink, J. 1970 Calonice
Zanon, S. 1946 La Matrona di Efeso
Opera about Petronius:
Gaito, C. 1919 Caio Petronio
32
SOPHOCLES b. Colonus Hippius 495 B.C.
d. ? 406 B.C.
Ichneutai
Roussel, A. 1925 La Naissance de la lyre
see also: Antigone, Electra and Oedipus.
VIRGIL (Publius Vergilius Maro) b. Mantua 70 B.C.
d. Rome 19 B.C.
Author of The Aeneid; see: Dido and Aeneas
also wrote The Eclogues and The Georgics, about rural life in Roman Italy.
BIBLIOGRAPHY
Primary Source: Mellen Opera Reference Index vol. IX; ‘Opera Subjects’.
Lewiston ; New York. Edwin Mellen Press. 1989.
Martin, R. ed. Bullfinch’s Mythology
London. Harper Collins. 1991
Hamilton, E. Mythology
Boston. Little, Brown and Company. 1942.
Dahlhaus, C. “Tragödie, Tragédie, Reformoper: Zur Iphigenie in Aulis.
von Euripedes, Racine und Gluck,” in ed. Gier, Oper als Text.
Heidelberg. Carl Winter; Universitatsverlag. 1986
Jellinek, G. History Through the Opera Glass
London. Kahn & Averill. 1994
Mehltretter, F. Die unmögliche Tragödie
New York. Peter Lang; Europäischer Verlag deer Wissenschaften. 1994
OperaGlass http://rick.stanford.edu/opera/more_composers.html
Parada, C: The Greek Mythology Link and the
Genealogical Guide to Greek Mythology
http://has.brown.edu/~maicar
Smith, P.J. The Tenth Muse
New York. Alfred A. Knopf. 1970
Wednesday, April 4, 2012
"Parmi vedere le lagrime": Raffaele Mirate, il primo "Duca di Mantova"
Speranza
---
Parmi veder le lagrime
scorrenti da quel ciglio,
quando fra il dubbio e l'ansia
del subito periglio,
dell'amor nostro memore,
dell'amor nostro memore,
il suo Gualtier chiamò.
Ned ei potea soccorrerti,
cara fanciulla amata,
ei che vorria coll'anima
far ti quaggiù beata;
ei che le sfere agli angeli,
ei che le sfere agli angeli
per te non invidiò,
ei che le sfere, le sfere agli angeli
per te, per te,
le sfere agli angeli
per te non invidiò,
ah! non invidiò per te.
---
Raffaele Mirate (Napoli, 3 September 1815 – Sorrento, November 1895) was a celebrated Italian operatic tenor who had an active career from the 1830s through the 1860s.
Known for his intelligent phrasing and bright and powerful vocal timbre, Raffaele Mirate was regarded as an outstanding interpreter of the tenor roles in the early and middle period operas of Giuseppe Verdi.
Raffaele Mirate notably created the role of the "Duca di Mantova" in the world premiere of Verdi's Rigoletto in 1851 at La Fenice in Venice.
He was also a highly regaurded interpreter of bel canto roles, excelling in the operas of Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, and Gioachino Rossini.
Born in Naples, Raffaele Mirate was a pupil of Alessandro Busti and the famous castrato Girolamo Crescentini at the Regio Collegio di Musica.
His first opera performance was in a school production in 1834.
His official opera début came three years later at the Teatro Nuovo in Naples as the title hero in Donizetti's Torquato Tasso.
From 1836 through 1839 he worked primarily in Naples, although he did appear as a guest performer at the Teatro San Cassiano in Venice as Edgardo in Lucia di Lammermoor.
In 1839 Mirate arrived at the Théâtre Italien in Paris where he attracted wide acclaim singing roles in operas by Donizetti, Rossini, and Bellini.
He made his first appearance at La Scala in 1840 as Amenofi in Rossini's Mosè in Egitto to great success.
In 1844 he was again a guest at the Théâtre-Italien in Paris. In 1845 he was heard at the Teatro Argentina in Rome as Jacopo in I due Foscari and Charles VII in Giovanna d'Arco. The librettist Francesco Maria Piave, who was a frequent collaborator with Verdi, was in attendance at these Rome performances and likened Mirate's voice to the great lyric tenor, Napoleone Moriani.
During the late 1840s and early 1850s, Mirate was busy singing at the opera houses of Venice, Genoa and Milan. In 1848 he participated in the world premiere of Carlo Boniforti's Giovanna di Fiandra at La Scala.
By 1850, Raffaele Mirate was the highest paid singer at La Fenice.
It is at La Fenice that Raffaele Mirate portrayed the role with which he became most identified: "il Duca di Mantova" in Verdi's Rigoletto.
His performance of the bravura aria "La donna è mobile" was hailed as the highlight of the opera's premiere performance on 11 March 1851.
A more commanding Duke than some subsequent tenors, he went on to perform the role over 190 times during the rest of his career.
Raffaele Mirate sang at several more premieres at La Fenice, including portraying Don Carlo in Antonio Buzzolla's Elisabetta di Valois (1850), Don Alvaro in Francesco Malipiero's Fernando Cortez (1851), and Arminio in Giovanni Pacini's La punizione (1854).
Raffaele Mirate also appeared in numerous world premieres at the Teatro di San Carlo in Naples during the 1850s, including Admeto in Giuseppe Staffa's Alceste (1852), the title role in Nicola De Giosa's Guido Colmar (1852), Cassandro in Saverio Mercadante's Statira (1853), the title role in Ferdinando Tommasi's Guido Colmar (1855), and a role in the premiere of Giovanni Pacini's Margherita Pusterla (1856). In 1857 he portrayed Casimiro in the premiere of Emanuele Muzio's La sorrentina at the Teatro Comunale di Bologna.
From 1854-55, Mirate performed with great success at La Scala, notably singing Manrico in Verdi's Il trovatore to the approval of the composer. He sang in Boston and New York in 1856 and then at the Teatro Colón in Buenos Aires during that houses first season in 1857. He returned to Buenos Aires in 1860, also making appearances in Montevideo and Rio de Janeiro while he was in South America. He retired in 1861, but came out of retirement two year later to sing at the Teatro di San Carlo from 1863–1866. While there he sang in two world premieres, portraying Rodrigo in Errico Petrella's Celinda and Icilio in Mercadante's Virginia. He died in Sorrento in 1895 at the age of 80.
---
Parmi veder le lagrime
scorrenti da quel ciglio,
quando fra il dubbio e l'ansia
del subito periglio,
dell'amor nostro memore,
dell'amor nostro memore,
il suo Gualtier chiamò.
Ned ei potea soccorrerti,
cara fanciulla amata,
ei che vorria coll'anima
far ti quaggiù beata;
ei che le sfere agli angeli,
ei che le sfere agli angeli
per te non invidiò,
ei che le sfere, le sfere agli angeli
per te, per te,
le sfere agli angeli
per te non invidiò,
ah! non invidiò per te.
---
Raffaele Mirate (Napoli, 3 September 1815 – Sorrento, November 1895) was a celebrated Italian operatic tenor who had an active career from the 1830s through the 1860s.
Known for his intelligent phrasing and bright and powerful vocal timbre, Raffaele Mirate was regarded as an outstanding interpreter of the tenor roles in the early and middle period operas of Giuseppe Verdi.
Raffaele Mirate notably created the role of the "Duca di Mantova" in the world premiere of Verdi's Rigoletto in 1851 at La Fenice in Venice.
He was also a highly regaurded interpreter of bel canto roles, excelling in the operas of Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, and Gioachino Rossini.
Born in Naples, Raffaele Mirate was a pupil of Alessandro Busti and the famous castrato Girolamo Crescentini at the Regio Collegio di Musica.
His first opera performance was in a school production in 1834.
His official opera début came three years later at the Teatro Nuovo in Naples as the title hero in Donizetti's Torquato Tasso.
From 1836 through 1839 he worked primarily in Naples, although he did appear as a guest performer at the Teatro San Cassiano in Venice as Edgardo in Lucia di Lammermoor.
In 1839 Mirate arrived at the Théâtre Italien in Paris where he attracted wide acclaim singing roles in operas by Donizetti, Rossini, and Bellini.
He made his first appearance at La Scala in 1840 as Amenofi in Rossini's Mosè in Egitto to great success.
In 1844 he was again a guest at the Théâtre-Italien in Paris. In 1845 he was heard at the Teatro Argentina in Rome as Jacopo in I due Foscari and Charles VII in Giovanna d'Arco. The librettist Francesco Maria Piave, who was a frequent collaborator with Verdi, was in attendance at these Rome performances and likened Mirate's voice to the great lyric tenor, Napoleone Moriani.
During the late 1840s and early 1850s, Mirate was busy singing at the opera houses of Venice, Genoa and Milan. In 1848 he participated in the world premiere of Carlo Boniforti's Giovanna di Fiandra at La Scala.
By 1850, Raffaele Mirate was the highest paid singer at La Fenice.
It is at La Fenice that Raffaele Mirate portrayed the role with which he became most identified: "il Duca di Mantova" in Verdi's Rigoletto.
His performance of the bravura aria "La donna è mobile" was hailed as the highlight of the opera's premiere performance on 11 March 1851.
A more commanding Duke than some subsequent tenors, he went on to perform the role over 190 times during the rest of his career.
Raffaele Mirate sang at several more premieres at La Fenice, including portraying Don Carlo in Antonio Buzzolla's Elisabetta di Valois (1850), Don Alvaro in Francesco Malipiero's Fernando Cortez (1851), and Arminio in Giovanni Pacini's La punizione (1854).
Raffaele Mirate also appeared in numerous world premieres at the Teatro di San Carlo in Naples during the 1850s, including Admeto in Giuseppe Staffa's Alceste (1852), the title role in Nicola De Giosa's Guido Colmar (1852), Cassandro in Saverio Mercadante's Statira (1853), the title role in Ferdinando Tommasi's Guido Colmar (1855), and a role in the premiere of Giovanni Pacini's Margherita Pusterla (1856). In 1857 he portrayed Casimiro in the premiere of Emanuele Muzio's La sorrentina at the Teatro Comunale di Bologna.
From 1854-55, Mirate performed with great success at La Scala, notably singing Manrico in Verdi's Il trovatore to the approval of the composer. He sang in Boston and New York in 1856 and then at the Teatro Colón in Buenos Aires during that houses first season in 1857. He returned to Buenos Aires in 1860, also making appearances in Montevideo and Rio de Janeiro while he was in South America. He retired in 1861, but came out of retirement two year later to sing at the Teatro di San Carlo from 1863–1866. While there he sang in two world premieres, portraying Rodrigo in Errico Petrella's Celinda and Icilio in Mercadante's Virginia. He died in Sorrento in 1895 at the age of 80.
Monday, April 2, 2012
Nikita Torna, il primo "Alvàro" ("Tu, che in seno agli angeli")
Speranza
Nikita Torna, aka "Enrico Tamberlik" (March 16, 1820 - March 13, 1889) was an Italian tenor who sang to great acclaim at Europe and America's leading opera venues.
Torna excelled in the heroic roles of the Italian and French repertories and was renowned for his powerful declamation and clarion high notes.
Born in Rome, some sources claim that Tamberlik might have been of Romanian descent and that his real (and stage, for a while) name was indeed Nikita Torna.
Nonetheless, his vocal training was entirely Italian.
He studied first in Naples with Zirilli and Borgna, then in Bologna with Guglielmi, and finally in Milan with De Abella.
The budding tenore robusto made his debut in concert in 1837, and later graced the operatic stage for the first time at the Teatro Apollo in Rome, as Gennaro in Lucrezia Borgia and as Arnoldo in Guglielmo Tell.
He subsequently appeared at the Teatro Fondo in Naples in 1841, under the name Enrico Danieli, as Tybalt in I Capuleti e i Montecchi.
During the 1842-43 season, made his debut at the Teatro San Carlo, under the name Enrico Tamberlik (which he used henceforth).
He appeared, too, in Madrid and Barcelona.
In 1850, Tamberlik debuted at the Royal Opera House in London's Covent Garden, as Masaniello in La muette de Portici. He was to appear regularly at Covent Garden until 1870, enjoying star billing each time.
Tamberlik sang often at the Mariinsky Theatre in St Petersburg from 1850 until 1863, creating the role of Alvaro in Verdi's La forza del destino on November 10, 1862. "Tu, che in seno agli angeli".
He made his initial guest appearance at the Théâtre-Italien in Paris in 1858, returning there many times until 1877.
Tamberlik portrayed Alfredo in La traviata to the Violetta of Sofia Vera Lorini for the opening of the original Teatro Colón opera house in Buenos Aires in 1857.
He also appeared in North America, singing at the Academy of Music in New York City during the 1873-74 season. He last singing engagements in London were at Her Majesty's Theatre in 1877.
He toured Spain again in 1881 and retired from the operatic stage shortly afterwards. Tamberlik's death occurred in Paris, three days before his 69th birthday.
Tamberlik succeeded Gaetano Fraschini (1816-1887) as Italy's leading tenore robusto, and he ranked behind only the more lyrical-voiced Mario as the most celebrated Italian tenor of the middle decades of the 19th century. (Indeed, he and Mario actually sang together in a production of Meyerbeer's Robert le diable at Covent Garden.)
According to contemporary accounts of his singing, Tamberlik possessed a big, incisive voice with a pervasive vibrato (for which he was criticised by some English music critics) and ringing top notes—including a potent top C-sharp delivered in full chest voice. These virile vocal attributes, coupled with an imposing appearance, made him an exceptionally exciting interpreter of dramatic roles, especially such parts as Jean in Le prophète, Arnoldo in Guglielmo Tell and Manrico in Il trovatore. Other notable roles of his included (Rossini's) Otello, Pollione, Arturo, Ernani, Robert le diable, Faust, Don Ottavio, Florestan, Max, Poliuto and Cellini.
The heroic tenor Francesco Tamagno (1850-1905) was regarded as being Tamberlik's foremost successor. Their careers overlapped slightly and an echo of Tamberlik's voice and style may be preserved in the acoustic recordings that Tamagno made in Italy in 1903-1904 for the Gramophone & Typewriter Company.
Sources
Grove Music Online, entry by Elizabeth Forbes, July 2008.
The Concise Oxford Dictionary of Opera, second edition, edited by Harold Rosenthal and John Warrack, Oxford University Press, London, 1980.
The Great Singers, revised edition, by Henry Pleasants, Macmillan Publishing, London, 1983.
Categories: 1820 births
1889 deaths
Italian opera singers
Operatic tenors
Nikita Torna, aka "Enrico Tamberlik" (March 16, 1820 - March 13, 1889) was an Italian tenor who sang to great acclaim at Europe and America's leading opera venues.
Torna excelled in the heroic roles of the Italian and French repertories and was renowned for his powerful declamation and clarion high notes.
Born in Rome, some sources claim that Tamberlik might have been of Romanian descent and that his real (and stage, for a while) name was indeed Nikita Torna.
Nonetheless, his vocal training was entirely Italian.
He studied first in Naples with Zirilli and Borgna, then in Bologna with Guglielmi, and finally in Milan with De Abella.
The budding tenore robusto made his debut in concert in 1837, and later graced the operatic stage for the first time at the Teatro Apollo in Rome, as Gennaro in Lucrezia Borgia and as Arnoldo in Guglielmo Tell.
He subsequently appeared at the Teatro Fondo in Naples in 1841, under the name Enrico Danieli, as Tybalt in I Capuleti e i Montecchi.
During the 1842-43 season, made his debut at the Teatro San Carlo, under the name Enrico Tamberlik (which he used henceforth).
He appeared, too, in Madrid and Barcelona.
In 1850, Tamberlik debuted at the Royal Opera House in London's Covent Garden, as Masaniello in La muette de Portici. He was to appear regularly at Covent Garden until 1870, enjoying star billing each time.
Tamberlik sang often at the Mariinsky Theatre in St Petersburg from 1850 until 1863, creating the role of Alvaro in Verdi's La forza del destino on November 10, 1862. "Tu, che in seno agli angeli".
He made his initial guest appearance at the Théâtre-Italien in Paris in 1858, returning there many times until 1877.
Tamberlik portrayed Alfredo in La traviata to the Violetta of Sofia Vera Lorini for the opening of the original Teatro Colón opera house in Buenos Aires in 1857.
He also appeared in North America, singing at the Academy of Music in New York City during the 1873-74 season. He last singing engagements in London were at Her Majesty's Theatre in 1877.
He toured Spain again in 1881 and retired from the operatic stage shortly afterwards. Tamberlik's death occurred in Paris, three days before his 69th birthday.
Tamberlik succeeded Gaetano Fraschini (1816-1887) as Italy's leading tenore robusto, and he ranked behind only the more lyrical-voiced Mario as the most celebrated Italian tenor of the middle decades of the 19th century. (Indeed, he and Mario actually sang together in a production of Meyerbeer's Robert le diable at Covent Garden.)
According to contemporary accounts of his singing, Tamberlik possessed a big, incisive voice with a pervasive vibrato (for which he was criticised by some English music critics) and ringing top notes—including a potent top C-sharp delivered in full chest voice. These virile vocal attributes, coupled with an imposing appearance, made him an exceptionally exciting interpreter of dramatic roles, especially such parts as Jean in Le prophète, Arnoldo in Guglielmo Tell and Manrico in Il trovatore. Other notable roles of his included (Rossini's) Otello, Pollione, Arturo, Ernani, Robert le diable, Faust, Don Ottavio, Florestan, Max, Poliuto and Cellini.
The heroic tenor Francesco Tamagno (1850-1905) was regarded as being Tamberlik's foremost successor. Their careers overlapped slightly and an echo of Tamberlik's voice and style may be preserved in the acoustic recordings that Tamagno made in Italy in 1903-1904 for the Gramophone & Typewriter Company.
Sources
Grove Music Online, entry by Elizabeth Forbes, July 2008.
The Concise Oxford Dictionary of Opera, second edition, edited by Harold Rosenthal and John Warrack, Oxford University Press, London, 1980.
The Great Singers, revised edition, by Henry Pleasants, Macmillan Publishing, London, 1983.
Categories: 1820 births
1889 deaths
Italian opera singers
Operatic tenors
Nikita Torna, "Tu, che in seno agli angeli" (1862), "Don Alvàro; ossia, la potenza del fato"
Speranza
Nikita Torna, "Enrico Tamberlik"(Roma, 16 marzo 1820 – Parigi, 13 marzo 1889) è stato un tenore italiano.
Nato a Roma, Tamberlik potrebbe aver avuto origini rumene e il suo vero nome essere Nikita Torna.
Studiò dapprima a Napoli con Zirilli e Borgna, quindi a Bologna con Giacomo Guglielmi, infine a Milano con De Abella. Debuttò nel 1837 nel ruolo di Arnoldo nel Guglielmo Tell di Rossini, quindi si esibì al Teatro Apollo di Roma nel ruolo di Gennaro in Lucrezia Borgia di Donizetti e di nuovo Arnoldo. Tamberlik cantò poi al Teatro Fondo di Napoli nel 1841, con lo pseudonimo di Enrico Danieli, come Tebaldo in I Capuleti e i Montecchi di Bellini.
Nella stagione 1842-1843 fece il suo debutto al Teatro San Carlo, col nome di Enrico Tamberlik. Cantò anche a Madrid e Barcellona.
Nel 1850 fu per la prima volta alla Royal Opera House al Covent Garden di Londra, nel ruolo di Masaniello in La muta di Portici di Auber: si esibì al teatro londinese fino al 1869. Fu anche ospite fisso al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo dal 1850 al 1863, dove fu il primo Alvaro ne La forza del destino di Verdi, la cui prima rappresentazione andò in scena il 10 novembre 1862. Fece la sua prima apparizione al Théâtre-Italien di Parigi nel 1858, e vi tornò regolarmente fino al 1877.
Cantò al Teatro Colón di Buenos Aires nel 1857 nel ruolo di Alfredo in La traviata di Verdi, e all'Academy of Music di New York durante la stagione 1873-1874. La sua ultima apparizione alla Royal Opera House è datata 1870: andò in tournée in Spagna nel 1881 e poco dopo si ritirò dalle scene. Morì nel 1889 a Parigi, a 69 anni.
Secondo le testimonianze dell'epoca, Tamberlik possedeva una robusta voce tenorile con un vibrato molto marcato e note acute molto sonore. Queste qualità, unite a un aspetto imponente, lo rendevano particolarmente adatto ai ruoli eroici, ad esempio Jean in Le prophète di Meyerbeer, Arnoldo in Guglielmo Tell e Manrico ne Il trovatore di Verdi. Altri ruoli notevoli che si trovò a interpretare furono Otello, Pollione, Arturo, Ernani, Roberto il diavolo, Faust, Don Ottavio, Florestano, Max, Poliuto e Benvenuto Cellini.
Francesco Tamagno (1850-1905) fu considerato il più grande successore di Tamberlik fra i tenori eroici: un'eco della voce di Tamberlik si può ricavare dalle incisioni che Tamagno registrò nel 1903 e 1904.
Categorie: Tenori italiani
Nati nel 1820
Morti nel 1889
Nati il 16 marzo
Morti il 13 marzo
Nati a Roma
Morti a Parigi
Gruppi e musicisti del Lazio
Nikita Torna, "Enrico Tamberlik"(Roma, 16 marzo 1820 – Parigi, 13 marzo 1889) è stato un tenore italiano.
Nato a Roma, Tamberlik potrebbe aver avuto origini rumene e il suo vero nome essere Nikita Torna.
Studiò dapprima a Napoli con Zirilli e Borgna, quindi a Bologna con Giacomo Guglielmi, infine a Milano con De Abella. Debuttò nel 1837 nel ruolo di Arnoldo nel Guglielmo Tell di Rossini, quindi si esibì al Teatro Apollo di Roma nel ruolo di Gennaro in Lucrezia Borgia di Donizetti e di nuovo Arnoldo. Tamberlik cantò poi al Teatro Fondo di Napoli nel 1841, con lo pseudonimo di Enrico Danieli, come Tebaldo in I Capuleti e i Montecchi di Bellini.
Nella stagione 1842-1843 fece il suo debutto al Teatro San Carlo, col nome di Enrico Tamberlik. Cantò anche a Madrid e Barcellona.
Nel 1850 fu per la prima volta alla Royal Opera House al Covent Garden di Londra, nel ruolo di Masaniello in La muta di Portici di Auber: si esibì al teatro londinese fino al 1869. Fu anche ospite fisso al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo dal 1850 al 1863, dove fu il primo Alvaro ne La forza del destino di Verdi, la cui prima rappresentazione andò in scena il 10 novembre 1862. Fece la sua prima apparizione al Théâtre-Italien di Parigi nel 1858, e vi tornò regolarmente fino al 1877.
Cantò al Teatro Colón di Buenos Aires nel 1857 nel ruolo di Alfredo in La traviata di Verdi, e all'Academy of Music di New York durante la stagione 1873-1874. La sua ultima apparizione alla Royal Opera House è datata 1870: andò in tournée in Spagna nel 1881 e poco dopo si ritirò dalle scene. Morì nel 1889 a Parigi, a 69 anni.
Secondo le testimonianze dell'epoca, Tamberlik possedeva una robusta voce tenorile con un vibrato molto marcato e note acute molto sonore. Queste qualità, unite a un aspetto imponente, lo rendevano particolarmente adatto ai ruoli eroici, ad esempio Jean in Le prophète di Meyerbeer, Arnoldo in Guglielmo Tell e Manrico ne Il trovatore di Verdi. Altri ruoli notevoli che si trovò a interpretare furono Otello, Pollione, Arturo, Ernani, Roberto il diavolo, Faust, Don Ottavio, Florestano, Max, Poliuto e Benvenuto Cellini.
Francesco Tamagno (1850-1905) fu considerato il più grande successore di Tamberlik fra i tenori eroici: un'eco della voce di Tamberlik si può ricavare dalle incisioni che Tamagno registrò nel 1903 e 1904.
Categorie: Tenori italiani
Nati nel 1820
Morti nel 1889
Nati il 16 marzo
Morti il 13 marzo
Nati a Roma
Morti a Parigi
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Thursday, March 29, 2012
Salvatore Macca
Speranza
CAVALLERIA RUSTICANA (approfondimento)
"Cavalleria rusticana" è la storia di Salvatore ("Turiddu", "Turridu") Macca, un contadino siciliano, figlio della gna’ Nunzia.
Prima di partire per il militare era fidanzato con Lola.
Durante la sua assenza, Lola si è fidanzata con Alfio, un ricco carrettiere: che «ha quattro muli in stalla».
La madre di Turiddu invece è stata costretta a vendere la loro unica mula.
Un giorno Salvatore "Turiddu" Macca rincasando incontra finalmente Lola la quale gli spiega che sta per sposare Alfio.
Salvatore "Turiddu" Macca, che in un primo momento era tutto fiero della sua divisa e provava un grande amore per Lola, quando incontra l’indifferenza di lei si sente ferito e umiliato.
Salvatore "Turiddu" Macca allora, roso dalla gelosia e dalla delusione, decide di vendicarsi seducendo Santa che abita di fronte la casa di Alfio.
Il padre di Santa Cola, Massaro Cola, è vignaiolo e Salvatore "Turiddu" Macca comincia a lavorare come operaio nella sua vigna, riuscendo così ad avvicinarsi a Santa Cola.
Presto viene cacciato da Cola e Santa, di sera, gli apre la finestra per poter chiacchierare con lui.
Mentre Santa Cola si innamora di Salvatore "Turridu" Macca, la gelosia di Lola aumenta.
Quest’ultima, approfittando dell’assenza del marito, decide di invitare Salvatore "Turiddu" Macca a casa sua.
Santa Cola se ne accorge e, sentendosi tradita, decide di raccontare quello che ha visto ad Alfio.
Alfio, turbato dall’ offesa, sfida a duello Salvatore "Turiddu" Macca.
I due uomini si affrontano, armati di solo coltello, in un duello straziante e sanguinoso che si conclude con la morte di Salvatore "Turiddu" Macca.
Possiamo dire dunque che tutti i sentimenti provati dai protagonisti sono grezzi e appassionati e ritornano più volte.
Sono i motori del melodrama e ritmano psicologicamente la storia dall’inizio alla fine e sono questi sentimenti:
l’amore – l’invidia – la gelosia – il desiderio di vendetta – il dolore…
che consentono al pubblico di identificarsi meglio con i personaggi.
SEQUENZE DELLA NOVELLA:
Il melodramma può essere suddivisa in otto sequenze:
1)
Salvatore "Turiddu" Macca torna
dal servizio militare e viene a conoscenza del fatto che Lola sta per sposare Alfio.
2) Incontro tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca: addio tra i due.
3) Salvatore "Turiddu" Macca corteggia Santa Cola per ripicca.
4)
Partenza di Alfio, Lola diventa l’amante di Salvatore "Turiddu" Macca.
5) Ritorno di Alfio, Santa Cola lo informa della relazione tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca.
6) Alfio e Salvatore "Turiddu" Macca decidono di sfidarsi a duello per regolare la questione.
7) Salvatore "Turiddu" Macca dice addio alla madre.
8) Uccisione di Salvatore "Turiddu" Macca.
ANALISI DEL CONTENUTO:
I personaggi della novella costituiscono un complesso triangolo amoroso, elemento canonico di "Vita dei campi", dove è sempre presente un dominatore, sia sul piano affettivo sia sul piano economico–sociale, il quale assume la funzione risolutiva dell’intreccio, riuscendo a sbloccare una situazione cristallizzatasi nella pseudo-normalità del tradimento e determinandone una conclusione tragica.
I personaggi sono classificabili in tre tipi fondamentali in base alla loro connotazione economica–sociale:
il dominatore, il personaggio di raccordo e il vinto.
Il personaggio dominatore di questa novella è "Alfio",
uomo disinteressato in quanto al vertice della società e motivato sul piano degli affetti da un’autentica spinta amorosa.
Il ruolo di personaggio di raccordo, che è il più ambiguo in quanto si trova ad essere socialmente in posizione intermedia, è in questo caso ripartito tra "Lola" e "Santa Cola" (anche se quest’ultima rientra nella categoria dei DOMINATORI quando è associata al padre, Massaro Cola);
il vinto, il meno rilevato economicamente e socialmente, è Salvatore "Turiddu" Macca.
L’andamento del melodramma segue una traccia prettamente teatrale, passando da un momento iniziale di, per così dire, commedia per approdare infine a un tragico epilogo.
Commedia perché vi sono parecchi dialoghi di corteggiamento tra Salvatore "Turiddu" Macca e Santa Cola prima e tra Salvatore "Turiddu" Macca e Lola poi, dialoghi molto briosi, vivaci, ricchi di espressioni tipiche del parlato.
Nella seconda parte, invece, il tono e il ritmo è quello della tragedia
e qui Verga realizza l’avvicinamento di sequenze omettendo
i segmenti diegetici di connessione.
Questo accade laddove l’autore collega i due addii,
quello di Salvatore "Turiddu" Macca alla madre e quello di Alfio a Lola, condensandoli in una serie di frasi ininterrotte e inserite in una sola unità spazio–temporale, come alle linee 148 e seguenti:
*******************************************
“Mamma, le disse Turiddu,
vi
rammentate quando sono
andato soldato, che credevate
non avessi a tornar più?
Datemi
un bel bacio come allora,
perché
domattina andrò lontano … Oh?
Gesummaria!
Dove
andate con quella furia?
Piagnucolava Lola
sgomenta,
mentre suo marito
stava per uscire.
Vado qui
vicino,
rispose, compar Alfio,
ma per
te sarebbe meglio che
io non tornassi più”.
Punto di svolta tra commedia e tragedia è l’invito di Lola a Salvatore "Turiddu" Macca, una sorta di compensazione del primo mancato saluto al reduce: (linee 100-104)
E così, compare Turiddu, gli amici vecchi non si salutano più?
Ma sospirò il giovanotto, beato
chi può salutarvi!
Se avete intenzione di salutarmi, lo sapete dove sto di casa!
Rispose Lola.
Turiddu tornò a salutarla così spesso che Santa se ne avvide…la svolta è impressa e la parola chiave è proprio «saluto» che nel testo ricorre ben quattro volte.
Quel saluto dal balcone non può essere visto
come un gesto salutifero di una Beatrice stilnovista,
ma
è anticipazione di quella rovina che sarà conseguenza dell’adulterio.
Si potrebbe ricondurre a un momento tipicamente teatrale anche la, decisiva, delazione di Santa Cola ad Alfio così alle linee 118-123:
Avete ragione di portarle dei regali, gli disse la vicina Santa, perché mentre voi siete via vostra moglie vi adorna la casa!
Compare Alfio era di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in tal modo di sua moglie cambiò di colore come se l’avessero accoltellato.
Santo diavolone!
Esclamò, se non avete visto bene, non vi lascerò gli occhi per piangere!
A voi e a tutto il vostro parentado! ,
la quale delazione può essere assimilata ai resoconti dei vari messaggeri della tragedia greca.
Altro tema presente nella novella è quello del viaggio.
Il viaggio di Salvatore "Turiddu" Macca per la coscrizione militare ha rappresentato una rottura irreparabile, questo lo si percepisce dai gesti e dagli atteggiamenti che Salvatore "Turiddu" Macca assume una volta tornato a casa.
Così alle linee 6-8:
Egli aveva portato anche una pipa col re a cavallo che pareva vivo, e accendeva gli zolfanelli sul dietro dei calzoni, levando la gamba, come se desse una pedata.
Uscito dal cerchio magico del villaggio, il figlio della gna’ Nunzia ha rotto una nicchia antropologica e culturale entro cui non potrà più rientrare.
La parola chiave del destino di Salvatore "Turiddu" Macca è la lontananza, basti osservare le linee 27-29:
E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!
La lontananza, per chi è cresciuto in un villaggio, può essere vista come un non-luogo (anche Luca Malavoglia va a morire a Lissa combattendo contro i nemici), non conosciamo il paese dove Salvatore "Turiddu" Macca è andato a fare il militare, ma basta questo periodo di lontananza per far sì che anche la sua piccola patria perda il suo nome così alle linee 42-44:
..che Dio sa quante lagrime ci ho pianto dentro
nell’andar via lontano tanto che si
perdeva persino il nome del nostro paese.
Andando lontano, Salvatore "Turiddu" Macca ha perduto per sempre la sua patria, senza trovarne una nuova.
Quando saluta la madre, egli richiama alla memoria la partenza per il servizio militare, in vista di una nuova partenza che allude a un altro luogo questa volta definitivo: (linee 148-150)
Mamma, le disse Turiddu, vi rammentate
quando sono andato soldato, che
credevate non avessi a tornar più? Datemi
un bel bacio come allora, perché
domattina andrò lontano. Compare Alfio
si congeda in ben altro modo
da Lola:
(linee 154-157)
Oh! Gesummaria!
Dove andate con quella furia?
Piagnucolava Lola sgomenta, mentre suo marito stava per uscire.
Vado qui vicino, rispose compar Alfio, ma
per te sarebbe meglio che io non tornassi più.
Alfio
contempla la possibilità di non tornare più; ma,
rimasto entro l’universo mentale del villaggio, egli sa di andare «vicino» ai fichidindia della
Canziria, per compiere
il rito previsto dalla legge dell’onore.
Il lontano cui allude Salvatore "Turiddu" Macca nell’addio alla madre indica un luogo senza ritorno.
Siamo pienamente dentro la fase epico-tragica cui ho accennato all’inizio, sicchè i presagi di morte vengono disseminati fino al crescendo finale, quando Salvatore "Turiddu" Macca, accecato, grida con forte teatralità «son morto» prima ancora di essere ammazzato.
Il bacio chiesto da Salvatore "Turiddu" Macca alla madre è senza dubbio quello di un commiato definitivo che va a contrapporsi al bacio di sfida, che Salvatore "Turiddu" Macca e Alfio si scambiano.
Il bacio di sfida ricorda molto da vicino il celebre bacio di Giuda.
Nel melodramma, Verga è molto attento all’uso dei colori.
Il bianco e il rosso sono colori assai ricorrenti e vengono utilizzati per esprimere i sentimenti dei personaggi.
Lola alla linea 18, alla vista di Turiddu, in seguito al ritorno dal pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, non si fa "né bianca né rossa", alla riga 98, nel colloquio fra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca, viene introdotta una variante.
Al posto dell’usuale aggettivo «bianca» Verga utilizza «pallida».
Quest’ultimo passo viene posto a contrasto con il colore del volto di Santa Cola corteggiata da Salvatore "Turiddu" Macca.
Al riguardo si vedano le righe 76-77:
Ella, per non farsi rossa, gli tirò un ceppo che aveva sottomano, e non lo colse per miracolo.
Pallido deve essere il colorito assunto da Alfio, quando ascolta la delazione di Santa Cola, nonostante Verga si limiti a dirci che il carrettiere cambiò colore.
Basti osservare le righe 120-122:
Compare Alfio era uno di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in quel modo di sua moglie cambiò colore come se l’avessero accoltellato.
Il rosso è simbolo della passione e del sangue, mentre il bianco, enfatizzato dal pallore, è simbolo di morte.
Rossa è Santa Cola che è innamorata, bianco-rossa Lola che è portatrice di passione e di rovina, bianco-pallido sembra essere Alfio, l’omicida.
Vi è poi un colore che non si associa a un sentimento, ma si lega alla roba posseduta da Alfio e, in seguito al matrimonio, anche da Lola.
Si tratta dell’oro il quale metonimicamente indica il denaro, la ricchezza, così alle righe 46-48:
La gna’ Lola si maritò col carrettiere; e la domenica si metteva sul ballatoio, colle mani sul ventre per far vedere tutti i grossi anelli d’oro che le aveva regalati suo marito.
I personaggi del melodramma, mossi, come si capisce bene, da potenti passioni non mancano tuttavia di invocare più volte Dio e di ricercare un contatto con la dimensione del sacro, aspirazione a un ideale che contrasta in modo significativo con i meccanismi del loro mondo, dominato dalla legge della roba.
Vediamo qualche esempio: le prime parole che Alfio pronuncia in seguito alla rivelazione di Santa
«santo diavolone»
fanno eco alla prima reazione di Salvatore "Turiddu" Macca appena dopo aver saputo che Lola sta per sposare Alfio, al riguardo si vedano le linee 11-12
Dapprima Turiddu come lo seppe,
santo diavolone! Voleva trargli fuori
le budella dalla pancia.
Una persistente idolatria cristiana si può notare nei gesti e nel linguaggio di Lola.
Nel suo pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, nel modulo fraseologico con cui risponde alla domanda di Salvatore "Turiddu" Macca a riguardo si vedano le righe 23-26:
A me mi hanno detto delle altre cose ancora! Rispose lui. Che è vero che vi maritate con compare Alfio il carrettiere? Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto oppure alle righe 158-160 laddove Lola, appena appresa la notizia dell’imminente partenza di Alfio, stringe sulle labbra il rosario che le aveva portato fra Bernardino dai Luoghi Santi e recita molte avemarie.
Oppure ancora alle righe 108-109: Domenica voglio andare a confessarmi chè stanotte ho sognato dell’uva nera, disse Lola. un’altra figura femminile della novella che dice Dio è Santa Cola (linee 69-70):
Avete paura che vi mangi?
Paura non ho né di voi né del vostro Dio, mentre Salvatore "Turiddu" Macca dice «santo» (linee 63-64)
Voi ne valete cento delle Lole, e conosco uno che non guarderebbe la gna’ Lola, né il suo santo, quando ci siete voi; con Dio, Turiddu
ci va piano, egli ha avuto il coraggio di negare che Lola onori davvero Dio, ritenendo che la fanciulla invochi Dio come testimone della sua sofferenza: (linee 25-29)
Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto. La volontà di Dio la fate con il tira e molla come vi torna conto!
E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!.
Nel testo del melodramma vi sono numerosi rimandi temporali che ci fanno capire in che periodo dell’anno è ambientato il racconto.
Il primo alle linee 128-130 Salvatore "Turiddu" Macca, adesso che era tornato il gatto, non bazzicava più di giorno per la stradicciuola, e smaltiva l’uggia all’osteria, con gli amici.
E la vigilia di Pasqua avevano sul desco un piatto di salsiccia; che la Pasqua si stesse avvicinando, l’avevamo appreso anche da Lola alle linee 108-112:
Domenica voglio andare a confessarmi, chè stanotte ho sognato dell’uva nera disse Lola. Lascia stare! Lascia stare! Supplicava Turiddu.
No, ora che si avvicina la Pasqua, mio marito lo vorrebbe sapere il perché non sono andata a confessarmi.
In questa porzione di testo l’uva assume significati simbolici di eros/rigenerazione e di sangue/espiazione e sembra che qui Verga voglia alludere alla favola esopiana (linea 66)
La volpe quando all’uva non ci potè arrivare…; collegata all’uva è la
vigna venduta dalla madre di Salvatore "Turiddu" Macca e quella di massaro Cola, il padre di Santa Cola, dove Salvatore "Turiddu" Macca entra come contadino e in quell’ultima cena consumata da Salvatore "Turiddu" Macca e dai suoi amici all’osteria, l’uva ritorna sottoforma di vino.
Questa "Ultima Cena" allude per antifrasi all’ultima cena evangelica, grazie alla presenza non solo del vino, ma anche del calice.
La cena, intrapresa con gli amici, viene consumata a metà, così alle linee 136-137:
Salvatore "Turiddu" Macca da prima gli aveva presentato il bicchiere, ma compare Alfio lo scansò con la mano.
Quella che si consumerà all’alba non sarà la domenica della Pasqua di resurrezione, bensì una Pasqua di morte, un luttuoso venerdì santo.
****************
Anche il *vero* nome di Salvatore "Turiddu" Macca, "Salvatore", in questo contesto allusivo assume l’amaro valore di "nomen omen" rovesciato.
La sera che segue l’ultima cena, Salvatore "Turiddu" Macca sembra disposto a bere il suo calice di amarezza.
In quel «lontano», infatti non c’è solo il presagio di un esito mortale, ma c’è la disponibilità a morire e a espiare la propria colpa (linee 161-167).
Compare Alfio, cominciò Salvatore "Turiddu" Macca dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi.
Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.
Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore le parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.
L’apparizione della madre sconvolge le certezze di Salvatore "Turiddu" Macca, l’unico personaggio in cui la legge del villaggio e la legge dell’onore, entra in conflitto con un’altra legge: quella degli affetti.
Un altro tema assai importante all’interno del melodramma è il rapporto che il protagonista ha con la madre.
La prima evocazione della madre, nelle parole di Salvatore "Turiddu" Macca a Lola, avviene all’insegna della roba: (linee 37-40):
E’ giusto, rispose Turiddu; ora che sposate compare Alfio, che ci ha quattro muli in stalla, non bisogna farla chiacchierare la gente.
Mia madre invece, poveretta, la dovette vendere la nostra mula baia, e quel pezzetto di vigna sullo stradone, nel tempo che ero soldato.
La seconda evocazione della madre fa scaturire il proposito di Salvatore "Turiddu" Macca: la sera era disposto a morire, ora è deciso ad ammazzare Alfio; osserviamo le linee 161-167:
Compare Alfio, cominciò Turiddu dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi. Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.
Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.
Qui Salvatore "Turiddu" Macca non invoca la legge della roba; egli non deve battersi per la povertà della vecchierella, che è stata costretta a vendere la mula baia e quel pezzetto di vigna, né per non lasciarla sola, ma per non farla piangere; perciò egli torna a invocare, sia pur per inciso, quel Dio che Alfio non nomina mai.
Concentriamoci ora sul finale della novella dalla linea 172 alla 176:
Ah! Compare Turiddu! Avete proprio intenzione di ammazzarmi! Si, ve l’ho detto; ora che ho visto la mia vecchia nel pollaio, mi pare di averla sempre innanzi agli occhi.
Apriteli bene gli occhi! Gli gridò compare Alfio, che sto per rendervi la buona misura.
Salvatore "Turiddu" Macca ribadisce la ragione della sua decisione, la giustificazione del suo battersi.
Egli non obbedisce alla legge dell’onore, ma alla legge degli affetti (in questo caso all’affetto per la madre), non vuol far piangere la sua vecchierella, che ora ha sempre davanti agli occhi come gli è apparsa nel pollaio: siamo nella sfera più profonda degli affetti e degli umani sentimenti, laddove la roba non c’entra più.
Non è forse casuale che il gesto con cui Alfio neutralizza l’avversario preparandone la morte sia carico di significati mitici e simbolici.
Egli ha davanti Salvatore "Turiddu" Macca con il fantasma della madre impresso negli occhi e questi sono ripresi alle linee 174-175 in una sorta di cobla capfinida.
Una terza volta, l’evocazione della madre compare a fine novella:
Turiddu annaspò un pezzo di qua e di là fra i fichidindia e poi cadde come un masso.
Il sangue gli gorgogliava spumeggiando nella gola, e non potè profferire nemmeno:
Ah! Mamma mia!; più
che un’esclamazione potremmo pensare, in
un primo momento, a
un’espressione priva di significato, all’equivalente
fraseologico di un amen per esprimere la repentinità del
trapasso, ma l’abbozzo autografo ci
documenta che l’ultimo pensiero del moribondo era davvero per
l’anziana madre:
Ah! la mia povera vecchia! gemette (spscr. a esclamò).
ANALISI LINGUISTICA:
Questo melodramma presenta caratteri decisamente realistici tanto che i lettori potrebbero facilmente inserirsi al posto dei personaggi e immaginare la scena senza essere nella stessa epoca e senza abitare nello stesso paese.
Tutto questo lo si coglie bene se ci si sofferma sulle scelte linguistiche e stilistiche adottate dall’autore.
In primo luogo, possiamo notare una forte presenza dell’oralità soprattutto nell’uso di:
bestemmie:
"santo diavolone", "cagnaccia", "per la Madonna"),
parole e frasi dialettali (
recinedda, facemu cuntu ca chioppi e scampau e la nostra amicizia finiu),
proverbi (
la volpe quando all’uva non ci potè arrivare, le chiacchiere non ne affastellano sarmenti)
la cui funzione è quella di referente stilistico, in quanto sulla fissità formulare (rime-allitterazioni-cadenze) di esso sono esemplate parecchie altre soluzioni espressive come, ad esempio, la concatenazione o ripresa, che lega i capitoli o i periodi l’uno all’altro mediante la ripresa di un termine o di un’espressione significativa.
Vediamo qualche esempio: paura (r. 69-70), tirerei (ripetuto due volte al r. 75), chiacchiere (r. 91-93-95), lascia stare (r. 110).
Vi è poi una forte insistenza sia sul termine «occhi» ripetuto nel corso del melodramma per ben nove volte e sul motivo della vista tramite l’uso del verbo "vedere" impiegato otto volte: non dobbiamo dimenticare che anche la simbologia mitica dei colori è legata alla percezione sensoriale della vista.
Tutto il testo è scritto così, nella parlata dei contadini.
Con anche dei diminutivi
come
"mantellina" (r. 5),
pezzetto ( r. 39), stradicciuola (r. 49 e 129), paroline (r. 57) e
"Turiddu" per
"Salvaturiddu".
Salvatore "Salvaturiddu" Macca ---> Salvatore "Turiddu" Macca
Con l’uso del Voi per dare del Lei, con l’uso di aggettivi possessivi e con certe espressioni emblematiche del tipo:
i monelli gli ronzavano attorno come le mosche – ricco come un maiale – vi ammazzerò come un cane.
Un’innovazione introdotta dall’autore riguarda l’uso del discorso indiretto libero il quale si distingue dal discorso diretto perché non è isolato dalle virgolette, e da quello indiretto perché non dipende da verbi del dire e del pensare.
Il passaggio dal discorso diretto all’indiretto libero comporta cambiamenti di persona (dalla prima alla terza) e di indicatori spazio-temporali (ora in allora, qui in lì) e di tempi verbali (dal presente all’imperfetto).
L’adozione dell’indiretto libero produce due risultati di grandissima importanza.
Da un lato esime il narratore da qualsiasi intervento o commento (in questa novella l’autore tende a nascondersi dietro le parole del vicinato).
Dall’altro fa emergere l’individualità dei personaggi con i propri codici di riferimento, le loro movenze stilistiche, insomma con il cosiddetto idioletto, cioè il modo di parlare di un singolo individuo in un dato momento.
CAVALLERIA RUSTICANA (approfondimento)
"Cavalleria rusticana" è la storia di Salvatore ("Turiddu", "Turridu") Macca, un contadino siciliano, figlio della gna’ Nunzia.
Prima di partire per il militare era fidanzato con Lola.
Durante la sua assenza, Lola si è fidanzata con Alfio, un ricco carrettiere: che «ha quattro muli in stalla».
La madre di Turiddu invece è stata costretta a vendere la loro unica mula.
Un giorno Salvatore "Turiddu" Macca rincasando incontra finalmente Lola la quale gli spiega che sta per sposare Alfio.
Salvatore "Turiddu" Macca, che in un primo momento era tutto fiero della sua divisa e provava un grande amore per Lola, quando incontra l’indifferenza di lei si sente ferito e umiliato.
Salvatore "Turiddu" Macca allora, roso dalla gelosia e dalla delusione, decide di vendicarsi seducendo Santa che abita di fronte la casa di Alfio.
Il padre di Santa Cola, Massaro Cola, è vignaiolo e Salvatore "Turiddu" Macca comincia a lavorare come operaio nella sua vigna, riuscendo così ad avvicinarsi a Santa Cola.
Presto viene cacciato da Cola e Santa, di sera, gli apre la finestra per poter chiacchierare con lui.
Mentre Santa Cola si innamora di Salvatore "Turridu" Macca, la gelosia di Lola aumenta.
Quest’ultima, approfittando dell’assenza del marito, decide di invitare Salvatore "Turiddu" Macca a casa sua.
Santa Cola se ne accorge e, sentendosi tradita, decide di raccontare quello che ha visto ad Alfio.
Alfio, turbato dall’ offesa, sfida a duello Salvatore "Turiddu" Macca.
I due uomini si affrontano, armati di solo coltello, in un duello straziante e sanguinoso che si conclude con la morte di Salvatore "Turiddu" Macca.
Possiamo dire dunque che tutti i sentimenti provati dai protagonisti sono grezzi e appassionati e ritornano più volte.
Sono i motori del melodrama e ritmano psicologicamente la storia dall’inizio alla fine e sono questi sentimenti:
l’amore – l’invidia – la gelosia – il desiderio di vendetta – il dolore…
che consentono al pubblico di identificarsi meglio con i personaggi.
SEQUENZE DELLA NOVELLA:
Il melodramma può essere suddivisa in otto sequenze:
1)
Salvatore "Turiddu" Macca torna
dal servizio militare e viene a conoscenza del fatto che Lola sta per sposare Alfio.
2) Incontro tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca: addio tra i due.
3) Salvatore "Turiddu" Macca corteggia Santa Cola per ripicca.
4)
Partenza di Alfio, Lola diventa l’amante di Salvatore "Turiddu" Macca.
5) Ritorno di Alfio, Santa Cola lo informa della relazione tra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca.
6) Alfio e Salvatore "Turiddu" Macca decidono di sfidarsi a duello per regolare la questione.
7) Salvatore "Turiddu" Macca dice addio alla madre.
8) Uccisione di Salvatore "Turiddu" Macca.
ANALISI DEL CONTENUTO:
I personaggi della novella costituiscono un complesso triangolo amoroso, elemento canonico di "Vita dei campi", dove è sempre presente un dominatore, sia sul piano affettivo sia sul piano economico–sociale, il quale assume la funzione risolutiva dell’intreccio, riuscendo a sbloccare una situazione cristallizzatasi nella pseudo-normalità del tradimento e determinandone una conclusione tragica.
I personaggi sono classificabili in tre tipi fondamentali in base alla loro connotazione economica–sociale:
il dominatore, il personaggio di raccordo e il vinto.
Il personaggio dominatore di questa novella è "Alfio",
uomo disinteressato in quanto al vertice della società e motivato sul piano degli affetti da un’autentica spinta amorosa.
Il ruolo di personaggio di raccordo, che è il più ambiguo in quanto si trova ad essere socialmente in posizione intermedia, è in questo caso ripartito tra "Lola" e "Santa Cola" (anche se quest’ultima rientra nella categoria dei DOMINATORI quando è associata al padre, Massaro Cola);
il vinto, il meno rilevato economicamente e socialmente, è Salvatore "Turiddu" Macca.
L’andamento del melodramma segue una traccia prettamente teatrale, passando da un momento iniziale di, per così dire, commedia per approdare infine a un tragico epilogo.
Commedia perché vi sono parecchi dialoghi di corteggiamento tra Salvatore "Turiddu" Macca e Santa Cola prima e tra Salvatore "Turiddu" Macca e Lola poi, dialoghi molto briosi, vivaci, ricchi di espressioni tipiche del parlato.
Nella seconda parte, invece, il tono e il ritmo è quello della tragedia
e qui Verga realizza l’avvicinamento di sequenze omettendo
i segmenti diegetici di connessione.
Questo accade laddove l’autore collega i due addii,
quello di Salvatore "Turiddu" Macca alla madre e quello di Alfio a Lola, condensandoli in una serie di frasi ininterrotte e inserite in una sola unità spazio–temporale, come alle linee 148 e seguenti:
*******************************************
“Mamma, le disse Turiddu,
vi
rammentate quando sono
andato soldato, che credevate
non avessi a tornar più?
Datemi
un bel bacio come allora,
perché
domattina andrò lontano … Oh?
Gesummaria!
Dove
andate con quella furia?
Piagnucolava Lola
sgomenta,
mentre suo marito
stava per uscire.
Vado qui
vicino,
rispose, compar Alfio,
ma per
te sarebbe meglio che
io non tornassi più”.
Punto di svolta tra commedia e tragedia è l’invito di Lola a Salvatore "Turiddu" Macca, una sorta di compensazione del primo mancato saluto al reduce: (linee 100-104)
E così, compare Turiddu, gli amici vecchi non si salutano più?
Ma sospirò il giovanotto, beato
chi può salutarvi!
Se avete intenzione di salutarmi, lo sapete dove sto di casa!
Rispose Lola.
Turiddu tornò a salutarla così spesso che Santa se ne avvide…la svolta è impressa e la parola chiave è proprio «saluto» che nel testo ricorre ben quattro volte.
Quel saluto dal balcone non può essere visto
come un gesto salutifero di una Beatrice stilnovista,
ma
è anticipazione di quella rovina che sarà conseguenza dell’adulterio.
Si potrebbe ricondurre a un momento tipicamente teatrale anche la, decisiva, delazione di Santa Cola ad Alfio così alle linee 118-123:
Avete ragione di portarle dei regali, gli disse la vicina Santa, perché mentre voi siete via vostra moglie vi adorna la casa!
Compare Alfio era di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in tal modo di sua moglie cambiò di colore come se l’avessero accoltellato.
Santo diavolone!
Esclamò, se non avete visto bene, non vi lascerò gli occhi per piangere!
A voi e a tutto il vostro parentado! ,
la quale delazione può essere assimilata ai resoconti dei vari messaggeri della tragedia greca.
Altro tema presente nella novella è quello del viaggio.
Il viaggio di Salvatore "Turiddu" Macca per la coscrizione militare ha rappresentato una rottura irreparabile, questo lo si percepisce dai gesti e dagli atteggiamenti che Salvatore "Turiddu" Macca assume una volta tornato a casa.
Così alle linee 6-8:
Egli aveva portato anche una pipa col re a cavallo che pareva vivo, e accendeva gli zolfanelli sul dietro dei calzoni, levando la gamba, come se desse una pedata.
Uscito dal cerchio magico del villaggio, il figlio della gna’ Nunzia ha rotto una nicchia antropologica e culturale entro cui non potrà più rientrare.
La parola chiave del destino di Salvatore "Turiddu" Macca è la lontananza, basti osservare le linee 27-29:
E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!
La lontananza, per chi è cresciuto in un villaggio, può essere vista come un non-luogo (anche Luca Malavoglia va a morire a Lissa combattendo contro i nemici), non conosciamo il paese dove Salvatore "Turiddu" Macca è andato a fare il militare, ma basta questo periodo di lontananza per far sì che anche la sua piccola patria perda il suo nome così alle linee 42-44:
..che Dio sa quante lagrime ci ho pianto dentro
nell’andar via lontano tanto che si
perdeva persino il nome del nostro paese.
Andando lontano, Salvatore "Turiddu" Macca ha perduto per sempre la sua patria, senza trovarne una nuova.
Quando saluta la madre, egli richiama alla memoria la partenza per il servizio militare, in vista di una nuova partenza che allude a un altro luogo questa volta definitivo: (linee 148-150)
Mamma, le disse Turiddu, vi rammentate
quando sono andato soldato, che
credevate non avessi a tornar più? Datemi
un bel bacio come allora, perché
domattina andrò lontano. Compare Alfio
si congeda in ben altro modo
da Lola:
(linee 154-157)
Oh! Gesummaria!
Dove andate con quella furia?
Piagnucolava Lola sgomenta, mentre suo marito stava per uscire.
Vado qui vicino, rispose compar Alfio, ma
per te sarebbe meglio che io non tornassi più.
Alfio
contempla la possibilità di non tornare più; ma,
rimasto entro l’universo mentale del villaggio, egli sa di andare «vicino» ai fichidindia della
Canziria, per compiere
il rito previsto dalla legge dell’onore.
Il lontano cui allude Salvatore "Turiddu" Macca nell’addio alla madre indica un luogo senza ritorno.
Siamo pienamente dentro la fase epico-tragica cui ho accennato all’inizio, sicchè i presagi di morte vengono disseminati fino al crescendo finale, quando Salvatore "Turiddu" Macca, accecato, grida con forte teatralità «son morto» prima ancora di essere ammazzato.
Il bacio chiesto da Salvatore "Turiddu" Macca alla madre è senza dubbio quello di un commiato definitivo che va a contrapporsi al bacio di sfida, che Salvatore "Turiddu" Macca e Alfio si scambiano.
Il bacio di sfida ricorda molto da vicino il celebre bacio di Giuda.
Nel melodramma, Verga è molto attento all’uso dei colori.
Il bianco e il rosso sono colori assai ricorrenti e vengono utilizzati per esprimere i sentimenti dei personaggi.
Lola alla linea 18, alla vista di Turiddu, in seguito al ritorno dal pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, non si fa "né bianca né rossa", alla riga 98, nel colloquio fra Lola e Salvatore "Turiddu" Macca, viene introdotta una variante.
Al posto dell’usuale aggettivo «bianca» Verga utilizza «pallida».
Quest’ultimo passo viene posto a contrasto con il colore del volto di Santa Cola corteggiata da Salvatore "Turiddu" Macca.
Al riguardo si vedano le righe 76-77:
Ella, per non farsi rossa, gli tirò un ceppo che aveva sottomano, e non lo colse per miracolo.
Pallido deve essere il colorito assunto da Alfio, quando ascolta la delazione di Santa Cola, nonostante Verga si limiti a dirci che il carrettiere cambiò colore.
Basti osservare le righe 120-122:
Compare Alfio era uno di quei carrettieri che portano il berretto sull’orecchio, e a sentir parlare in quel modo di sua moglie cambiò colore come se l’avessero accoltellato.
Il rosso è simbolo della passione e del sangue, mentre il bianco, enfatizzato dal pallore, è simbolo di morte.
Rossa è Santa Cola che è innamorata, bianco-rossa Lola che è portatrice di passione e di rovina, bianco-pallido sembra essere Alfio, l’omicida.
Vi è poi un colore che non si associa a un sentimento, ma si lega alla roba posseduta da Alfio e, in seguito al matrimonio, anche da Lola.
Si tratta dell’oro il quale metonimicamente indica il denaro, la ricchezza, così alle righe 46-48:
La gna’ Lola si maritò col carrettiere; e la domenica si metteva sul ballatoio, colle mani sul ventre per far vedere tutti i grossi anelli d’oro che le aveva regalati suo marito.
I personaggi del melodramma, mossi, come si capisce bene, da potenti passioni non mancano tuttavia di invocare più volte Dio e di ricercare un contatto con la dimensione del sacro, aspirazione a un ideale che contrasta in modo significativo con i meccanismi del loro mondo, dominato dalla legge della roba.
Vediamo qualche esempio: le prime parole che Alfio pronuncia in seguito alla rivelazione di Santa
«santo diavolone»
fanno eco alla prima reazione di Salvatore "Turiddu" Macca appena dopo aver saputo che Lola sta per sposare Alfio, al riguardo si vedano le linee 11-12
Dapprima Turiddu come lo seppe,
santo diavolone! Voleva trargli fuori
le budella dalla pancia.
Una persistente idolatria cristiana si può notare nei gesti e nel linguaggio di Lola.
Nel suo pellegrinaggio alla Madonna del Pericolo, nel modulo fraseologico con cui risponde alla domanda di Salvatore "Turiddu" Macca a riguardo si vedano le righe 23-26:
A me mi hanno detto delle altre cose ancora! Rispose lui. Che è vero che vi maritate con compare Alfio il carrettiere? Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto oppure alle righe 158-160 laddove Lola, appena appresa la notizia dell’imminente partenza di Alfio, stringe sulle labbra il rosario che le aveva portato fra Bernardino dai Luoghi Santi e recita molte avemarie.
Oppure ancora alle righe 108-109: Domenica voglio andare a confessarmi chè stanotte ho sognato dell’uva nera, disse Lola. un’altra figura femminile della novella che dice Dio è Santa Cola (linee 69-70):
Avete paura che vi mangi?
Paura non ho né di voi né del vostro Dio, mentre Salvatore "Turiddu" Macca dice «santo» (linee 63-64)
Voi ne valete cento delle Lole, e conosco uno che non guarderebbe la gna’ Lola, né il suo santo, quando ci siete voi; con Dio, Turiddu
ci va piano, egli ha avuto il coraggio di negare che Lola onori davvero Dio, ritenendo che la fanciulla invochi Dio come testimone della sua sofferenza: (linee 25-29)
Se c’è la volontà di Dio! Rispose Lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto. La volontà di Dio la fate con il tira e molla come vi torna conto!
E la volontà di Dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gna’ Lola!.
Nel testo del melodramma vi sono numerosi rimandi temporali che ci fanno capire in che periodo dell’anno è ambientato il racconto.
Il primo alle linee 128-130 Salvatore "Turiddu" Macca, adesso che era tornato il gatto, non bazzicava più di giorno per la stradicciuola, e smaltiva l’uggia all’osteria, con gli amici.
E la vigilia di Pasqua avevano sul desco un piatto di salsiccia; che la Pasqua si stesse avvicinando, l’avevamo appreso anche da Lola alle linee 108-112:
Domenica voglio andare a confessarmi, chè stanotte ho sognato dell’uva nera disse Lola. Lascia stare! Lascia stare! Supplicava Turiddu.
No, ora che si avvicina la Pasqua, mio marito lo vorrebbe sapere il perché non sono andata a confessarmi.
In questa porzione di testo l’uva assume significati simbolici di eros/rigenerazione e di sangue/espiazione e sembra che qui Verga voglia alludere alla favola esopiana (linea 66)
La volpe quando all’uva non ci potè arrivare…; collegata all’uva è la
vigna venduta dalla madre di Salvatore "Turiddu" Macca e quella di massaro Cola, il padre di Santa Cola, dove Salvatore "Turiddu" Macca entra come contadino e in quell’ultima cena consumata da Salvatore "Turiddu" Macca e dai suoi amici all’osteria, l’uva ritorna sottoforma di vino.
Questa "Ultima Cena" allude per antifrasi all’ultima cena evangelica, grazie alla presenza non solo del vino, ma anche del calice.
La cena, intrapresa con gli amici, viene consumata a metà, così alle linee 136-137:
Salvatore "Turiddu" Macca da prima gli aveva presentato il bicchiere, ma compare Alfio lo scansò con la mano.
Quella che si consumerà all’alba non sarà la domenica della Pasqua di resurrezione, bensì una Pasqua di morte, un luttuoso venerdì santo.
****************
Anche il *vero* nome di Salvatore "Turiddu" Macca, "Salvatore", in questo contesto allusivo assume l’amaro valore di "nomen omen" rovesciato.
La sera che segue l’ultima cena, Salvatore "Turiddu" Macca sembra disposto a bere il suo calice di amarezza.
In quel «lontano», infatti non c’è solo il presagio di un esito mortale, ma c’è la disponibilità a morire e a espiare la propria colpa (linee 161-167).
Compare Alfio, cominciò Salvatore "Turiddu" Macca dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi.
Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.
Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore le parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.
L’apparizione della madre sconvolge le certezze di Salvatore "Turiddu" Macca, l’unico personaggio in cui la legge del villaggio e la legge dell’onore, entra in conflitto con un’altra legge: quella degli affetti.
Un altro tema assai importante all’interno del melodramma è il rapporto che il protagonista ha con la madre.
La prima evocazione della madre, nelle parole di Salvatore "Turiddu" Macca a Lola, avviene all’insegna della roba: (linee 37-40):
E’ giusto, rispose Turiddu; ora che sposate compare Alfio, che ci ha quattro muli in stalla, non bisogna farla chiacchierare la gente.
Mia madre invece, poveretta, la dovette vendere la nostra mula baia, e quel pezzetto di vigna sullo stradone, nel tempo che ero soldato.
La seconda evocazione della madre fa scaturire il proposito di Salvatore "Turiddu" Macca: la sera era disposto a morire, ora è deciso ad ammazzare Alfio; osserviamo le linee 161-167:
Compare Alfio, cominciò Turiddu dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto, e col berretto sugli occhi. Come è vero Iddio so che ho torto e mi lascerei ammazzare.
Ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio, quasi il cuore parlasse, e quant’è vero Iddio vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella.
Qui Salvatore "Turiddu" Macca non invoca la legge della roba; egli non deve battersi per la povertà della vecchierella, che è stata costretta a vendere la mula baia e quel pezzetto di vigna, né per non lasciarla sola, ma per non farla piangere; perciò egli torna a invocare, sia pur per inciso, quel Dio che Alfio non nomina mai.
Concentriamoci ora sul finale della novella dalla linea 172 alla 176:
Ah! Compare Turiddu! Avete proprio intenzione di ammazzarmi! Si, ve l’ho detto; ora che ho visto la mia vecchia nel pollaio, mi pare di averla sempre innanzi agli occhi.
Apriteli bene gli occhi! Gli gridò compare Alfio, che sto per rendervi la buona misura.
Salvatore "Turiddu" Macca ribadisce la ragione della sua decisione, la giustificazione del suo battersi.
Egli non obbedisce alla legge dell’onore, ma alla legge degli affetti (in questo caso all’affetto per la madre), non vuol far piangere la sua vecchierella, che ora ha sempre davanti agli occhi come gli è apparsa nel pollaio: siamo nella sfera più profonda degli affetti e degli umani sentimenti, laddove la roba non c’entra più.
Non è forse casuale che il gesto con cui Alfio neutralizza l’avversario preparandone la morte sia carico di significati mitici e simbolici.
Egli ha davanti Salvatore "Turiddu" Macca con il fantasma della madre impresso negli occhi e questi sono ripresi alle linee 174-175 in una sorta di cobla capfinida.
Una terza volta, l’evocazione della madre compare a fine novella:
Turiddu annaspò un pezzo di qua e di là fra i fichidindia e poi cadde come un masso.
Il sangue gli gorgogliava spumeggiando nella gola, e non potè profferire nemmeno:
Ah! Mamma mia!; più
che un’esclamazione potremmo pensare, in
un primo momento, a
un’espressione priva di significato, all’equivalente
fraseologico di un amen per esprimere la repentinità del
trapasso, ma l’abbozzo autografo ci
documenta che l’ultimo pensiero del moribondo era davvero per
l’anziana madre:
Ah! la mia povera vecchia! gemette (spscr. a esclamò).
ANALISI LINGUISTICA:
Questo melodramma presenta caratteri decisamente realistici tanto che i lettori potrebbero facilmente inserirsi al posto dei personaggi e immaginare la scena senza essere nella stessa epoca e senza abitare nello stesso paese.
Tutto questo lo si coglie bene se ci si sofferma sulle scelte linguistiche e stilistiche adottate dall’autore.
In primo luogo, possiamo notare una forte presenza dell’oralità soprattutto nell’uso di:
bestemmie:
"santo diavolone", "cagnaccia", "per la Madonna"),
parole e frasi dialettali (
recinedda, facemu cuntu ca chioppi e scampau e la nostra amicizia finiu),
proverbi (
la volpe quando all’uva non ci potè arrivare, le chiacchiere non ne affastellano sarmenti)
la cui funzione è quella di referente stilistico, in quanto sulla fissità formulare (rime-allitterazioni-cadenze) di esso sono esemplate parecchie altre soluzioni espressive come, ad esempio, la concatenazione o ripresa, che lega i capitoli o i periodi l’uno all’altro mediante la ripresa di un termine o di un’espressione significativa.
Vediamo qualche esempio: paura (r. 69-70), tirerei (ripetuto due volte al r. 75), chiacchiere (r. 91-93-95), lascia stare (r. 110).
Vi è poi una forte insistenza sia sul termine «occhi» ripetuto nel corso del melodramma per ben nove volte e sul motivo della vista tramite l’uso del verbo "vedere" impiegato otto volte: non dobbiamo dimenticare che anche la simbologia mitica dei colori è legata alla percezione sensoriale della vista.
Tutto il testo è scritto così, nella parlata dei contadini.
Con anche dei diminutivi
come
"mantellina" (r. 5),
pezzetto ( r. 39), stradicciuola (r. 49 e 129), paroline (r. 57) e
"Turiddu" per
"Salvaturiddu".
Salvatore "Salvaturiddu" Macca ---> Salvatore "Turiddu" Macca
Con l’uso del Voi per dare del Lei, con l’uso di aggettivi possessivi e con certe espressioni emblematiche del tipo:
i monelli gli ronzavano attorno come le mosche – ricco come un maiale – vi ammazzerò come un cane.
Un’innovazione introdotta dall’autore riguarda l’uso del discorso indiretto libero il quale si distingue dal discorso diretto perché non è isolato dalle virgolette, e da quello indiretto perché non dipende da verbi del dire e del pensare.
Il passaggio dal discorso diretto all’indiretto libero comporta cambiamenti di persona (dalla prima alla terza) e di indicatori spazio-temporali (ora in allora, qui in lì) e di tempi verbali (dal presente all’imperfetto).
L’adozione dell’indiretto libero produce due risultati di grandissima importanza.
Da un lato esime il narratore da qualsiasi intervento o commento (in questa novella l’autore tende a nascondersi dietro le parole del vicinato).
Dall’altro fa emergere l’individualità dei personaggi con i propri codici di riferimento, le loro movenze stilistiche, insomma con il cosiddetto idioletto, cioè il modo di parlare di un singolo individuo in un dato momento.
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